Palestina-Ponte sullo Stretto di Messina-Nucleare-Questione Meridionale…e se ripartissimo dai Centri Sociali ancora r/esistenti?

4tematiche

Le quattro tematiche poste in essere nel titolo pongono a noi tutte/i la necessità di  riflettere ed al contempo porsi la domanda circa la necessità di rilanciare una unificante strategia politica delle realtà antagoniste nazionali e meridionali per determinare un reale movimento politico di opposizione in grado di ridurre i danni derivanti dall’accelerazione dei tempi dello sviluppo del capitalismo globale, complice la Pandemia da Covid-19.

I progetti capitalisti sopra citati, per non parlare delle privatizzazioni e sconvolgimenti selvaggi della cosa pubblica (sanità/pubblica amministrazione), le vicende internazionali ecc..  pongono seri timori sugli scenari futuri che ci attendono e che metteranno a dura prova l’ umanizzazione della vita e della geopolitica sia nazionale che internazionale.

Le Grandi Opere, il fattore Energia, le modifiche dei rapporti e dei sistemi lavorativi, compresa la scomparsa del contratto nazionale del lavoro, quindi dei diritti sindacali, privatizzazione della sanità e della p.a, rappresentano il filo conduttore dei  programmi di restaurazione capitalista, che debbono attenersi ai dettami del capitalismo industriale e finanziario europeo ed internazionale, attraverso la militarizzazione e l’utilizzo della forza che dovranno garantire, in tempi rapidi, l’applicazione e la messa in atto dei vari progetti, previsti nel Recovery Fund, in tutti gli ambiti delle attività economiche, finanziarie e produttive.

Il ruolo di Draghi e dell’attuale governo, insediatosi a seguito del “Golpe alla matriciana di Renzi”, sta scandendo celermente i tempi dell’utilizzo del Recovery fund da finalizzare in progetti, comprese le varie riforme di berlusc/renziana  memoria, contrassegnate dal binomio transizione/semplificazione per velocizzare le opere del Recovery Plan.

La riforma che desta preoccupazioni è quella prevista nel Decreto Semplificazione  non è un azzardo definirla “la madre di tutte le riforme” visto che tende a togliere il limiti del sub appalto che interesseranno le Grandi Opere, dal Tav al Ponte sullo Stretto di Messina, al ritorno del Nucleare Civle.

Pertanto, per quanto sopra citato, con il Decreto Semplificazione risulta evidente che  non si possono fare sogni tranquilli poiché avranno ricadute devastanti sulla qualità dei lavori, per l’ulteriore impennata del numero dei morti sul lavoro, per le devastazioni ambientali e regalie alle varie mafie ed politici/forze politiche corrotti/e.

Il binomio Transizione/Semplificazione con annesse terminologie immaginifiche come modernità, sviluppo, decisionismo ci accompagneranno per tutto il tempo necessario alla normalizzazione della messa in atto dei vari progetti Grandi Opere, Energia ecc.

Nel linguaggio capitalista di Draghi e del suo staff, un nome a caso Cingolani, attuale Ministro alla Transizione Energetica, l’uso sovente della terminologia Transizione (“Passaggio da una situazione a un'altra, sia in senso statico, come condizione intermedia definita, che in senso dinamico in quanto implichi l'idea di un'evoluzione in atto”) e la velocità dei tempi in cui essa deve avvenire necessita della Semplificazione che nel linguaggio semplice si traduce in nessun intoppo/problema/disturbo/opposizione.

Anche il miope Landini, dopo il subitaneo plauso per Draghi, ha scimmiottato l’indizione dello sciopero generale, come al solito in ritardo, contro il Decreto Semplificazione e le regole del Sub Appalto, che a loro volta tanto nuove non sono in quanto sono in continuità con la Legge Sblocca Cantieri.

Per l’uomo della Provvidenza, Draghi, l’uso dei Recovery Fund nel Sud, sempre in nome dello Sviluppo e della modernità, la questione mertidionale è impostata come area geopolitica da conquistare a mò colonialista (le varie TAV, il Ponte sullo Stretto di Messina, altri allargamenti delle reti autostradali, depositi scorie nucleari ecc…), che produrrà ulteriore degradoscempio ambientale e militarizazione del territorio.

Per la Questione Meridionale e non solo, stà solo a noi determinare i tempi della politica con ipotesi progettuali prima che siano altri a normalizzare la precarietà come scansione del nostro tempo (attuale e futuro) umano/economico/ambientale con tutte le grandi incertezze per il futuro per quanto concernono le relazioni umane ed umano ambientali.

Riproporre il protagonismo della Rete Antagonista, rimettendo in rete le decine di realtà individuali e collettive sparse nel Meridione, ripartendo dai bisogni, dalle necessità e dal senso di affinità/appartenenza di un territorio (quello meridionale) alla luce degli scenari drammaticamente nuovi determinati dalla Pandemia,  rappresenta una delle ipotesi realmente in grado di interpretare i bisogni reali delle categorie umane/sociali riemerse drammaticamente in tutte le varie fasi della pandemia.

E’ necessario prendere consapevolezza dello scenario politico istituzionale e dal clima di regime che non solo si respira ma che si tocca e toccherà per mano per le svariate vertenze della difesa del posto di lavoro, per le problematiche del non lavoro, delle precarietà e delle negazioni dei diritti alla sanità alla scuola e i diritti civili (carceri/manicomi).

Per reagire alla desertificazione politica a sinistra sarebbe il caso di:

  • unire tutte le realtà politico culturali sia collettive che individuali esistenti nel mezzogiorno partendo dal lavoro dall’utilizzo dei Fondi del Recovery Fun da destinare a lavori di utilità pubblica ed ecocompatibili e non per le grandi opere e gli armamenti tantomeno al nucleare civile;
  • porre una critica radicale alle tematiche strutturali che stanno dietro le politiche colonialiste e privatistiche;
  • rilanciare il Laboratorio Meridionale in grado di unire le tante realtà r/esistenti presenti nei territori meridionali…