Solo i Movimenti di Lotta emancipano le Comunità

lavoro

Non è un’affermazione solo di carattere teorico ma si tratta di un inconfutabile dato storico in quanto contrassegnato da dati reali, avvenimenti e risultati che attestano le validità delle lotte e dei conflitti sociali, fondamentali per l’acquisizione dei diritti congiuntamente alle difese delle libertà ed agibilità politiche.

 Conquiste e difese di ampi spazi di democrazia oggi messe a dura prova.

Storicamente ad acquisizione dei diritti e pratica dei bisogni reali hanno sempre corrisposto forme di emancipazione, specie negli strati sociali popolari in quanto migliorando le condizioni di vita miglioravano i rapporti familiari, le relazioni sociali con maggior tempo da dedicare alla cultura ed alla socializzazione.

Le città meridionali contrassegnate dai movimenti di lotta sociali (casa, lavoro, salute ambiente,scuola) diventavano laboratori politici grazie anche al ruolo determinante delle realtà rivoluzionarie che contribuirono a determinare un riscatto sociale per gli strati sociali disagiati, precari, più deboli e quindi più ricattati.

Grazie ai movimenti di lotta ed alle conquiste ottenute, si riusci a ridurre fortemente non solo il senso di sudditanza verso i potentati politici ma s’interruppe il drammatico fenomeno dei flussi migratori verso il Nord che, a distanza di un decennio è ripreso e che attualmente ha raggiunto cifre simili a quegli degli inizi anni 60 e per alcuni versi anche a quelli post guerra.

Tra le città meridionali diventate laboratori politici era compresa Salerno.

Grazie alle stagioni delle lotte dei disoccupati, per il diritto alla casa con  un Movimento Studentesco (università e medie superiori) che ebbe un ruolo fondamentale nell’osmotico rapporto dell’agire politico (formazione e coscienza di classe/proletarizzazione), Salerno divenne un laboratorio politico, preso a riferimento in ambito nazionale (inizio anni 70, primi anni 80 e post terremoto).

Le Lotte sociali sia per il diritto al lavoro come per la casa oltre a far acquisire i diritti ad un'ampia umanità determinarono ed imposero anche politiche per l’edilizia pubblica, la sanità e per il potenziamento dei servizi pubblici, garantendone sia l’efficienza che la gratuità degli stessi.

 A Salerno solo i Movimenti di Lotta hanno difeso e garantito lo Stato Sociale.

Le occupazioni di casa,  vinte,  inizi e metà anni 70,  pre e post terremoto:

  • Mariconda, Santa Margherita (Zona Orientale della città), via Capone ex Liceo De Santis (zona Est), ex Enpas (zona Collinare), ex Enaoli (palazzina posta nel Centro della Città).

Lotte per il lavoro:

  • lotte dei Corsisti Paramedici Disoccupati grazie alle quali si aprì l’attuale ospedale Ruggi d’Aragona facendo chiudere un vero e e proprio “lazzareto” quale era quello di via Vernieri permettendo l’ingresso al lavoro di centinaia di disoccupati grazie ai quali si garantisce tutt’ora la funzionalità con personale formato che fa della struttura attuale ospedaliera salernitana insieme  all’Ospedale Da Procida vere strutture d’eccellenza.

Le lotte dei disoccupati:

  • Movimento dei Corsisti ex CEE, il Movimento Lavorare Tutti Lavorare Meno, il MADO, al Movimento di Lotta per il Lavoro dei Corsisti del Progetto  Conoscenza e Lavoro (quest’ultimo fatto oggetto di un vero furto di 2 milioni e 500 euro che ha impedito la continuità a 500 disoccupati del rapporto lavorativo nonostante Delibere e Decreti Rregionali che ne attestavano i diritti acquisiti).

Potremmo continuare all’infinito nell’elencazione di altre esperienze di lotta nel nostro territorio, seppur di portata numerica minore, di Movimenti di Lotta per il Lavoro come quelle di alcune Cooperative che riuscirono ad emergere dal nero  ottenendo l’inserimento ufficiale nel mondo del lavoro.

Quasi mezzo secolo di conflitti politico/sociali a Salerno che hanno visto protagonista la sinistra antagonista e libertaria locale che ha reso civile questa nostra città dando dignità, tramite l’acquisizione dei principali diritti, ad una grande fetta di strati sociali poveri e precari.

La sintetica ricostruzione storica delle lotte per il lavoro a Salerno, sopra descritta,   non è per mera opera di memoria, seppur fondamentale specie per le nuove generazioni, ma diventa necessaria per focalizzare l’attenzione a noi tutte/i sulla fase di stagnazione e d’impasse in merito al dramma lavoro che si vive nella nostra città.

Città di Salerno nella quale palesemente si evidenzia quotidianamente la fase di stagnazione che sta attraversando l’intera macchina Comunale a causa dell’enorme riduzione del personale non rimpiazzato, da più di 2000 unità lavorative ridotte a 700 e tale numero è destinato a dimezzarsi entro il 2021.

La causa di tale ingente ridimensionamento è dovuta ai pensionamenti (quota 100 e decorso naturale) ed alla privatizzazione di tutti i suoi servizi con la negativa conseguenza della scomparsa delle figure operaie specie quelli legati alle manutenzioni, alle pulizie (strade, fogne, verde pubblico, igiene urbana ecc.) anche di personale amministrativo di servizi essenziali quali l’anagrafe e servizi sociali.

Verso la fine degli anni 70 (anni 78/79 inizi anni 80) la macchina comunale con i suoi settori e servizi era composta da un personale numericamente insufficiente rispetto ai bisogni di una città che stava sviluppandosi sia urbanisticamente che come densità abitativa.

Per garantire i Servizi di cui necessita il vivere quotidiano di una città l’esiguo  personale operaio ed amministrativo erogava i servizi solo attraverso la distribuzione di ingenti somme di straordinario specie in quei settori  prevalentemente operai (igiene urbana, verde pubblico, collaboratori scolastici, elettricisti, fogne, acquedotto ecc.) che nelle buste paghe corrispondevano a doppi ed a volte a tripli stipendi mensili.

Alla fine degli anni 70 il Partito Socialista di allora stava progettando l’idea mettere in atto politiche di trasformazione nell’Ente pubblico che la terminologia moderna definisce privatizzazione della cosa pubblica.

Sia l’uso dello straordinario che l’ipotesi di privatizzazione determinò la mobilitazione dei disoccupati Corsisti EX CEE (Giovani Disoccupati, Disoccupati Storici, ex Detenuti, ex Cantieristi Scuola) che reclamarono nuove assunzioni necessari ai fabbisogni della città e per levare l’uso dello straordinario contro la privatizzazione.

Dopo tante lotte e sacrifici più di 500 disoccupati ex Corsisti CEE vinsero la lotta e nel 1982 avvenne l’assunzione ufficiale del primo gruppo, seguito a breve distanza dal un secondo gruppo.

Per quasi quarant’anni quei disoccupati, definiti dai media di allora delinquenti e terroristi, hanno garantito e garantiscono tutt’ora, seppur in numero fortemente ridotto, l’intera macchina comunale.

Focalizzare il parallelismo storico in cui versava l’intera struttura comunale di ieri con quella attuale, a distanza di quasi 40 anni, così come riaprire non solo un serio dibattito ma rilanciare una stagione di lotta per:

  • il diritto al lavoro;
  • contro ogni forma di privatizzazione per Bandire concorsi pubblici e trasparenti su progetti tesi alla salvaguardia ed alla prevenzione del territorio, ponendo il sapere critico (l’Università) a disposizione della rinascita della vostra area anche in termini culturali sociali sanitari ed anche esistenziali.

Visto anche che il “Mega Concorsone della Regione Campania” di concezione De Luchiana, per chi ha la fortuna e/o qualcos’altro di essere assunto, non basterebbe a coprire i vuoti di organico attuali per ridare agli Enti pubblici, ormai svuotati delle loro funzioni storici di erogatori diretti dei Servi Pubblici, il ruolo di principali referenti e garanti loro di quelle fasce sociali deboli che già vivono le drammatiche emergenze sia di reddito/lavoro, abitativo e assistenze sia sanitarie che sociali.

Ripercorrere la storia dei Movimenti di lotta per il lavoro nella nostra città vuol dire anche rileggere i parallelismi storici ed i vari contesti storico/politici e le incidenze degli stessi sia sul fronte occupazionale che sulle fasi evolutive della nostra Comunità.

Ormai è storia che, in assenza dei Movimenti quindi protagonismo socio/politico/culturale della nostra Comunità tranne qualche ridotta forma resistenziale esistente da quasi 5 anni si assiste nella nostra città ad un forte declino culturale e relazionale (plebeismo), si unisce una desertificazione dovuta ai flussi migratori di tante/i salernitani verso il Nord ed all’Estero.

Una città che:

  • per densità abitativa è simile ad un quartiere di Napoli che risulta essere composta da pensionati, raccomandati e “malandrini“ dove solo pizzerie, bar e Centri Commerciali spuntano come funghi; 
  • dati SVIMEZ, nella classifica dei tristi primati risulta essere posta nei primissimi posti per alto tasso di disoccupazione (un salernitano su due è disoccupato - uno su tre è emigrato al Nord e/o all’estero), tasso di fallimenti e chiusure di attività commerciali ed industriali, per numero elevato dei suicidi (70% per povertà e precarietà), per uso di droghe alcol ed antidepressivi, per le tasse più care d’Italia, per i fitti di case e magazzini più cari d’Italia, cementificazione e privatizzazione selvaggia del litorale marino.
  • il vivere quotidiano dei nostri concittadini è dettato dall’oblio e/o da una  narcosi collettiva tranne il catalizzare l’attenzione pubblica per 12 mesi l’anno, nella suddivisione quadrimestrale: quattro mesi per la processione di S.Matteo da (Giugno –Settembre) quattro mesi per le Luci d’Artista (Ottobre fine Gennaio) ed il restante quadrimestre sulle vicende elettorali dell’attuale Governatore della Regione Campania.

Per quanto sopra evidenziato più che definire Salerno a “CITTA' TURISTICA”si  potrebbe tradurre tale definizione nella “CITTA’ DI RICCHI E PEZZENTI” alla quale fa da cornice anche la definizione di “CITTA’ BABBA” come era definita la città di Messina prima dell’avvento del Movimento Meridionale contro la Costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina.

 

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