Coronavirus e le rivolte nelle carceri

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Umanizzare la vita fuori e dentro il carcere!

 

La vicenda del Coronavirus, dalle origini alle misure per fronteggiare l’emergenza sanitaria provocata dalla diffusione del virus, sta mettendo a nudo quello che che da anni noi stiamo denunciando.

Ora è il Coronavirus, se all’emergenza sanitaria aggiungiamo lo scioglimento dei ghiacciai, i cambiamenti climatici, le desertificazioni, le guerre, la mortalità per fame,  varie umanità rese apolidi per i vari disastri precedentemente citati, a quali tragici scenari prossimi futuri andremo incontro?

Se dalle emergenze e criticità si traessero utili insegnamenti...

Nella storia si sono verificate varie emergenze e tipologie di criticità tra le quali i terremoti, fenomeni che non possono essere evitati ma dei quali si potrebbero ridurne i danni solo se venissero approntate adeguate forme preventive come il rispettare ed applicare norme antisismiche nell’edilizia sia pubblica che privata e  concepire l’urbanizzazione nel pieno rispetto ed in armonia con la natura.

Per altre tipologie di crisi ed emergenze come, il Coronavirus e i disastri ambientali (frane ed alluvioni) si possono prevenire in quanto causate da un irrazionale, spesso schizofrenico modo di concepire la salvaguardia dei beni comuni come la salute e l’ambiente che lo Sviluppo Capitalista ed la logica del profitto ha messo in serio pericolo determinando un escalation di fattori che hanno portato il nostro pianeta in una condizione di drammatica fragilità.

Per quanto concerne l’aspetto sanitario, per la quantità di contaminati dal coronavirus vi sono seri timori di un crollo delle strutture sanitarie ospedaliere non in grado di fronteggiare ad un ulteriore aumento di contagiati.

Per più un decennio le rivendicazioni del comparto del mondo della sanità sono cozzate contro il muro delle politiche privatistiche con il paradosso che difronte all’attuale emergenza sanitaria in pochi giorni si vogliono assumere, almeno sulla carta, migliaia di unità lavorative tra medici e paramedici.

Di fronte all’attuale emergenza solo il mondo medico e paramedico della sanità pubblica lancia precise accuse alla privatizzazione della sanità pubblica che ha ridotto posti letto, non ha assunto personale medico e paramedico formato, ha distrutto l’assistenza sanitaria sia domiciliare che nel territorio sono fondamentali  per la prevenzione.

Miliardi donati alla sanità privata con il conseguenziale depotenziamento delle strutture pubbliche determinando, su modello americano, la monetizzazione della salute divenuta in questi anni privilegio per pochi.

In questo clima emergenziale non poteva mancare il dato dell’ipocrisia politica  rappresentato da coloro che sono stati e sono tra i principali fautori della privatizzazione della sanità e che ora in questi momenti delicatissimi, reclamano solo misure restrittive e rigidità Berlusconi, Renzi , Meloni a quelli del mito della ”sanità convenzionata lumbard“ e degli “italiani prima di tutto”  della caccia all’untore cinese Salvini, Zaia, Fontana, tali personaggi non solo non pagano dazio ma neanche un minimo di autocritica sui danni causati in questi decenni di politiche neo liberiste e privatistiche.

Appare ormai certa ed evidente la necessità ed il dovere à riappropriarsi della sanità pubblica e sulla ripresa dell’assistenza sanitaria sia territoriale che domiciliare.

Per più di un decennio chi si opponeva alla privatizzazione della sanità pubblica e dei servizi pubblici era considerato ideologico ed era schernito e criminalizzato.

La Privatizzazione della sanità dei servizi pubblici a cui si unisce la distruzione dello stato sociale hanno contribuito a creare nella nostra nazione forti diseguaglianze sociale, contribuendo come conseguenza sociale al sovraffollamento delle carceri diventate e/o trasformate in vere macellerie sociali.

I sovraffollamenti, il numero dei suicidi che ormai non si contano più, le condizioni igienico-sanitarie in cui versano le celle, l’assenza di ogni forma di assistenza sanitaria all’interno delle carceri, l’assenza di misure alternative al carcere per coloro che hanno reati determinati da condizioni di disagio sociale sono fattori che hanno   determinato le rivolte nel Carcere di Fuorni e nel resto delle carceri italiane.

E’ più di un decennio che denunciamo tutto ciò, così come le misure repressive e le logiche securitarie dei vari decreti sia di Minniti seguite da quelle di Salvini che non possono e potranno impedire che il fuoco che covava sotto la cenere divampasse.

Si potranno mettere a tacere per “manu militare”, nascondere e/o censurare intimidire le forme di protesta sia dei familiari che dei detenuti ma l’aspetto repressivo/securitario non determinerà altro che ulteriore imbarbarimento socio-relazionale.

Il non avere affrontato e/o prevenuto con laica lucidità l’estremo disagio e le gravi  condizioni in cui versa la popolazione carceraria sono alla base delle rivolte scoppiate nelle carceri ubicate nell’intero territorio nazionale.

E, per la prossima estate che si preannuncia l’estate più calda della storia cosa succederà?

Gli striscioni che reclamano amnistia, indulto e/o di qualsiasi forma di provvedimenti  per fronteggiale l’attuale situazione emergenziale esprimono delle rivendicazioni e suggerimenti razionali.

Se in Iran 74.000 detenuti sono stati consegnati alle famiglie perché in Italia per i detenuti che sono a fine pena, in regime di semi libertà che hanno qualche anno e/o pochi mesi da scontare, per chi vive problemi di salute perché non vengono trasferiti ai rispettivi domicili precedenti a detenzione?

Sulle rivolte così come avviene i tempi di guerra un’altra vittima è l’informazione, anche sulle cause dei 12 morti avvenuti durante e post rivolta.

Le informative ufficiali fornite agli organi di informazione risultano essere molto contraddittorie tranne le dichiarazioni di ulteriori misure restrittive e forme repressive per le Associazioni impegnate per la difesa dei diritti civili dei detenuti e per chi opera forme di informazione/controinformazione.

Sino ad ora non si sa nulla circa :

  • la presenza nelle carceri di contagiati dal virus ;
  • le cause dei  13 morti;
  • i trasferimenti dei rivoltosi in altre carceri, che allo stato non risultano essere pacificati.

La storia repubblicana è stata contrassegnata da varie emergenze dal Colera del 1973, al Terremoto del 1980, come le rivolte degli anni 70 che hanno prodotto alcuni miglioramenti delle condizioni di vita nelle carceri e, come sempre ricorrere alla memoria storica spesso diventa necessario per saper affrontare in miglior modo le problematiche attuali così come quelle future.

Ripercorrere le fasi politiche che portarono alla concessione dell’Indulto nel 2006 potrebbe fornire utili indicazioni per affrontare l’emergenza che attualmente vige nelle carceri sia di Fuorni che nelle altre città, anche a partire dalla esperienza della Rete Salernitana “Amnistia Subito”.

La Rete Salernitana Amnistia Subito (Centro Sociale Asilo Politico - Movimento dei Disoccupati - Familiari detenuti, CGIL Sanità ecc.) oltre a varie mobilitazioni e presidi davanti al Carcere di Fuorni, alla Prefettura per la concessione dell’Indulto, riuscì a determinare un’unità di intenti con il Prefetto al fine di sbloccare ed utilizzare sia Finanziamenti Regionali che i soldi giacenti nella Cassa delle Ammende.

La Rete Salernitana Amnistia Subito fu anche ufficialmente individuata come referente nel territorio sulle problematiche dei familiari dei detenuti indultati ecc…, di fronte alle impossibilità, incapacità e/o volontà degli Enti (Comune–Provincia) di affrontare le politiche sociali tesi all’inserimento sociale.

La Rete mise in atto grazie alla mobilitazioni ed al suo impegno iniziative tese ad ottenere Finanziamenti, e controlli degli stessi, affinché fossero utilizzati nei vari territori non solo per fare fronte alla corretta applicazione dell’Indulto ma anche per l’applicazione da parte delle Istituzioni Locali (Provincia – Comune) di politiche tese al Reinserimento Sociale per coloro che uscivano dal carcere, ”Per non far ritornare e per non fare andare in galera” una umanità portatrice di disagi dovuti sia alla  precarietà economica e/o a disagi (tossico dipendenze e simili).

La Rete Salernitana Amnistia Subito, in stretto contatto con la Regione, il Parlamento (deputati e senatori) nel mese di Agosto, addirittura, supplì l’Assessorato alle Politiche sociali del Comune di Salerno, in ferie, che in qualità di Ente preposto a redigere e presentare Progetti per finanziamenti, doveva presentare un progetto e, per non perdere i finanziamenti Regionali e Governativi legati all’Indulto fu solo grazie alla Provincia, informata in tempo utile, vista la totale assenza del Comune, che a 5 giorni della scadenza dei termini si riuscì ad inviare il progetto.

Fu così che non si persero quei finanziamenti che in seguito diedero l’avvio a  progetti denominati Paracadute ecc... e decine di indultati vennero cosi inseriti in un primo percorso formativo e retribuito.

Lo slogan della Rete Amnistia Subito era “Per non ritornare per non andare in galera” e, nello stesso tempo visto il grave problema problema della disoccupazione a Salerno ed il disagio che in città si palpava grazie ad una escalation di episodi di  violenza con chiare ed evidenti segnali di una assenza e lontananza delle Istituzioni,  la stessa Rete denunciò le Istituzioni per istigazione alla violenza.

E’ in questo clima socio politico che si determinò un Movimento di Lotta per il Lavoro ed il Reinserimento Sociale con l’aggregazione in breve tempo di centinaia di disoccupati di breve e lunga durata (diplomati laureati ecc.) insieme agli indultati, agli ex detenuti e di una umanità disagiata proveniente da tutti i quartieri ghetto di Salerno.

L’ottenimento dell’Indulto rappresentò un granello di sabbia in un deserto ma fu sempre un risultato di civiltà ottenuto dal basso e con la partecipazione di ampie componenti dell’associazionismo locale.

Per i detenuti e le famiglie l’ottenimento rappresentò una boccata di ossigeno e fu una lezione e dimostrazione di civiltà alle gogne mediatiche intimidazioni a cui fummo sottoposti in quanto l’apertura dei cancelli del carcere, per i perbenisti si sarebbe trasformato in un assalto dei barbari alla società civile, i dati smentirono  tutto ciò.

A livello nazionale solo il 30% che aveva usufruito dell’indulto ritornò in carcere,  mentre per chi usciva per fine pena avvenne il contrario, il 70% ritornò in carcere .

A distanza di quasi 30 anni, dopo le rivolte si contano solo i morti, trasferimenti punitivi e non è dato sapere nulla al contrario coloro che si appellano alla libertà di informazione ed vengono considerati istigatori alle rivolte.   

Per Comprendere le ragioni delle rivolte di questi giorni sia nel Carcere di Fuorni che nel resto delle carceri disseminate in Italia ripubblichiamo il testo del volantino distribuito i primi giorni di Agosto del 2012 davanti al carcere di Salerno. 


(Volantino del  4 Agosto 2012)

Umanizzare la vita fuori e dentro il carcere !

Solidarietà  ai familiari ed ai detenuti del carcere di Fuorni!

I Familiari dei Detenuti, i Comitati e le Associazioni impegnate per la difesa dei Diritti Civili dei Detenuti  nel carcere di Fuorni come nel resto delle carceri  Italiane oltre alla difesa della dignità umana, reclamano verità e giustizia sulle morti  di uomini e donne entrati/e  vivi/e ed uscite morti/e sia nelle carceri che nei reparti psichiatrici .

Nonostante alcuni dei capisaldi  della nostra costituzione:

  • Art.2- La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle    formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.
  • Art.13.C4-E’punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di Libertà.
  • Art.27.C3- Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.

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Dal 2000 al 3 Luglio 2012 - 722 suicidi per un totale di  2018  morti!

Dalle cifre  “ufficiali“ delle morti nelle carceri, reparti psichiatrici,  caserme ecc  italiane  risulta chiaro non solo il ruolo di discarica sociale di tali istituzioni ma di mattanza vera e propria e una violazione della nostra Costituzione !

Sono anni che a Salerno denunciamo pubblicamente, la mancata assistenza sanitaria, la casermizzazione del carcere, l’alto costo dei generi alimentari all’interno del carcere, le mille difficoltà dei familiari per i colloqui ecc…, ma purtroppo le nostre denunce cadute nel vuoto.

Così come le richieste di un’attenzione particolare da parte delle Istituzioni, con visite  periodiche all’interno del carcere, con il finanziamento e l’attuazione di progetti reali di Corsi di Formazione,di forme lavorative tesi al reinserimento sociale, con forme di sostegno ai familiari , così come la garanzia di  momenti di socializzazione tra detenuti .

Grande responsabilità è il muro di gomma rappresentato dall’assordante silenzio del mondo Culturale e della Informazione locale, tranne qualche organo salernitano della carta stampata.

Prevenire le morti in carcere nei manicomi cosi come sui posti di lavoro, rendendo umana la vita fuori e dentro  dalle istituzioni totali, prevedendo l’amnistia non per i potenti ma per quella umanità disperata ( il 60% dei detenuti  potrebbe usufruire di misure alternative al carcere) prevedendo il reinserimento  sociale dei detenuti e delle detenute

In Italia il numero dei senza reddito, dei senza niente aumenta spaventosamente, ufficialmente sono svariati  milioni di disoccupati ma, realmente tra lavoro nero lavoro precario e quelli mai iscritti ai Centri per l’impiego  l’esercito dei disperati supera di gran lunga se non triplica i milioni di disoccupati riportati dalle statistiche ufficiali

Per questo grande esercito di disperati  le uniche certezze rimangono  la strada, la depressione l’alcolismo, le varie droghe, la rabbia, la rassegnazione, il suicidio oppure il delinquere e quindi il carcere .  

Comitato di Lotta dei Corsisti Progetto Conoscenza e Lavoro - COBAS Comune di Salerno - Rete Studenti di Salerno – C.S.A Ian Assen (Asilo Politico) C.G.I.L. Sanità.


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