A.A.A. Cercasi disoccupati da organizzare a Salerno

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Il titolo di questo contributo alla riflessione, potrebbe sembrare provocatorio e sarcastico ma rappresenta una problematica politico esistenziale/resistenziale sul quale la piccola galassia della sinistra locale, dovrebbe porsi seri interrogativi con doverose e necessarie riflessioni tese ad un cambio di rotta.

Iniziamo per  dovere di cronaca:

Giovedì 16 Luglio il Sindaco di Salerno ha emanato/comunicato, tramite nota di un ufficio preposto, alla Rete Disoccupati e Precari di Salerno l’ennesimo divieto a poter svolgere una iniziativa nel Quartiere popolare di S. Eustachio sul problema disoccupazione.

L’ennesimo divieto del Sindaco, questa volta con le motivazioni legate alle misure anti Covid-19, il divieto precedente era legato al decoro della palla posizionata nella Piazza di Pastena nelle periodo delle Luci d’Artista.

Quel che pone stupore non sono i divieti, ai quali siamo da anni abituati ed a cui non ci siamo mai attenuti tanto meno adeguati, ma la sistemica, diventata ormai costante, non presenza di compagne/i alle iniziative legate alla gravissima problematica della disoccupazione che, al contrario dovrebbero, per testimonianza, solidarietà/sostegno, anche solo per curiosità, partecipare e rendersi protagonisti verso simili iniziative.

Il problema non è dei militanti politici componenti la Rete Disoccupati e Precari di Salerno che indicono l’ennesima iniziativa tesa a rimettere in piedi un Movimento di Lotta per il Lavoro ma è di coloro che, pur teoricamente reclamando diritti al lavoro ecc., mantengono il distanziamento sociale dai Movimenti di Lotta.

E’ preoccupante il silenzio assordante e la non presenza di una umanità di Sinistra locale ad iniziative trattanti problematiche quali il lavoro, la precarietà e disagio sociale, specie se organizzate nei quartieri ghetto della nostra città, nella fattispecie  S Eustachio, quartiere, tra l‘altro, uscito alla ribalta nei quotidiani locali sui dati  drammatici della povertà, precarietà e disagio sociale che attanagliano l’80% dell’umanità residente e che risultano essere peggiorate dalla pandemia.

Le negative caratteristiche di cui sopra attestano e confermano la distanza umano/politica della “Sinistra“ locale dai bisogni reali della gente che si trascina da più un decennio, tranne qualche raro esempio che si verificò, ai tempi del Movimento dei Disoccupati del Progetto Conoscenza e Lavoro, quando occuparono gli uffici del Centro per L’impiego e della Provincia.

Sono anni che ci si pone il problema politico sul perché la Sinistra locale sia refrattaria e distante dai Movimenti di Lotta per il Lavoro e non riesca a darne continuità nonostante i continui appelli ed inviti, da parte dei promotori dei vari Comitati di Lotta, che vengono puntualmente rivolti alle compagne/i che dovrebbero essere i principali interessati, sia per motivi ideologici che di vita reale a presenziare alle varie iniziative, presidi ecc..

L’esempio vale anche sulle difficoltà ad organizzare Movimenti di Lotta per il diritto all’abitare come per occupare spazi sociali e quant’altro, nonostante le enormi potenzialità di questa sinistra locale che, seppur sinistrata, potrebbe incidere seriamente nello scenario politico/sociale locale con la la comunità locale che vive drammatiche problematiche che attanagliano l'80% degli abitanti.

E’ obbligo ricordare a noi tutte/i che dall’assenza di movimenti di lotte sociali (case-lavoro-spazi sociali) ne dipendono sia la tenuta democratica delle libertà individuali e collettive che il venire meno in una comunità sia del senso civico del senso umano nelle relazioni sociali, antidoti alle barbarie ed alle inculture xenofobe ed omofobe che specie nei quartieri ghetto, divenuti macellerie sociali, trovano terreno fertile ed in assenza della sinistra una destra sociale potrebbe facilmente sguazzare.

E’ nelle macellerie sociali (carceri, quartieri popolari, nei luoghi di sofferenze come i reparti psichiatrici), fino a qualche tempo luoghi prioritari del nostro agire politico, che bisogna riprendere la nostra presenza e il nostro protagonismo, proprio perché  contesti umani/sociali dove si annidano e determinano le non/culture che spesso sfociano in comportamenti sociali che rasentano la xenofobia, il razzismo, l’omofobia e l’odio verso i più deboli e verso la sinistra .

Per il momento nei quartieri della nostra città, tranne qualche raro episodio a cui è stato dato una nostra pronta risposta, non si sono verificati casi eclatanti di comportamenti xenofobi/razzisti della gente, come sono avvenuti in alcuni quartieri popolari di Roma ed in altre città metropolitane e ciò lo si deve alla memoria storica delle medie e vecchie generazioni che ancora vivono i ricordi dei Movimenti di Lotta Sociali (lavoro- casa) organizzati dalla sinistra rivoluzionaria grazie ai quali hanno acquisito i diritti alla lavoro, alla casa, alla sanità ed alla dignità.

Ma...sino a quando tale rendita e memoria storica durerà?

E su questa domanda che noi tutte/i dovremmo avviare il prima possibile un vero, serio ed onesto dibattito, attrezzandoci di conseguenza, specie sulle conseguenze socio/politico/esistenziali determinate dalla Pandemia da Covid-19 i cui futuri scenari non lasciano presagire nulla di buono relativamente alla tenuta democratica del nostro paese.

E’ doveroso e necessario che l’intera sinistra locale avvii momenti collettivi (plenarie e quant’altro) anche in vista del prossimo, ormai alle porte, mese di Settembre, che la Lamorgese, attuale Ministro dell’Interno, prevede essere pieno di tensioni ed allarmi sociali, motivi per cui i Decreti di Salvini per ciò che concernono l’Ordine Pubblico, nei fatti, non possono essere messi in discussione.

Se il comportamento di estraneità di una parte di umanità della sinistra locale verso i movimenti di lotta per il lavoro, ma lo stesso vale anche per altre tipologie di movimenti di lotta, è motivato da analisi teoriche, perchè non organizzare un assemblea e/o momento di riflessone e dibattito collettivo magari su:  

I Movimenti dei Disoccupati sono da considerare retaggi post ideologici e di una cultura tardo novecentesca?

Se si, quali metodologie, quali prassi mettere in atto per determinare conflitti sociali, sia localmente che a livello nazionale, tesi ad un organizzare un movimento di opposizione in grado di modificare lo stato delle cose presenti?

Un dato è certo, c’è la necessita di fare argine all’imbarbarimento sociale ed interrompere i flussi ed i corridoi che collegano le macellerie sociali dei quartieri con le macellerie sociali rappresentate dalle carceri sulle quali, una coltre di silenzio omertoso nasconde le urla soffocate di coloro che sono costretti a vivere in condizioni disumane in celle sovraffollate di pochissimi mq. motivi che hanno scatenato le rivolte in tutta Italia, partite proprio dal carcere di Fuorni a Salerno.

Nel quartiere di S Eustachio, ma l’esempio vale per il resto dei quartieri della nostra città, molti giovani, trascorrono il loro tempo affacciati alla finestra e/o dai balconi  non per il lokdowun ma perché sono agli arresti domiciliari.

Riflettiamo su queste annotazioni e riflettiamo su un altro dato molto pericoloso rappresentato dal fatto che l’esercito dei senza niente rischia di andare di ingrossare le file della delinquenza organizzata che, specie in fasi politiche particolari possono diventare potenti organi di controllo territoriale a soldo ed a saldo dei potentati politici…ed a Settembre si voterà.

 

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