Salerno 2020…tra plebeismo,sudditanza e provincialismo!
Spesso abbiamo posto l’accenno e focalizzato l’attenzione, specie in questi ultimi 7/8 anni, su tre fenomeni comportamentali di una una parte della comunità salernitana non sotto l’aspetto sociologico ma antropoligico, politico e culturale.
Partiamo da un dato prettamente politico legato alla trasformazione della nostra città.
Laboratorio politico dagli inizi anni 70 sino a 9 anni fa ma, specie in questi ultimi anni è caratterizzata da un repentino e costante scivolamento verso il basso tale da far definire Salerno una città ”babba“ e/o plebea.
La definizione di città “babba” veniva addirittura evidenziata, anche da qualche organo di stampa e, specie da quanto è iniziata la pandemia, si distingue ulteriormente per servilismo sudditanza.
Il concetto di sudditanza lo si evince anche per ciò che riguarda il ruolo degli organi di informazione locale che riportano e pubblicano solo notizie ed avvenimenti, qualche volta scandalistici, che non rechino disturbo al potentato politico che da oltre un ventennio va sotto il nome De Luca/De Luchismo.
La sudditanza di alcuni organi di informazione ci indussero a porre stabilmente nei nostri giornali mensili e sull’ex sito del Centro Sociale ( www.asilopolitico.org), attualmente AndreaProto, la dicitura “Ciò che il Mattino non dice” in quanto, tale quotidiano, ma non è l’unico, era e lo è maggiormente tutt’ora clandestino solo verso i movimenti di lotta e di opposizione politica presenti in città.
All’attenzione di tutte/i coloro che ci seguono, poniamo alcuni spunti e/o domande e dati, sempre con la speranza che si sviluppi un dibattito con la conseguenziale presa di coscienza, che evidenziano le stranezze della nostra comunità che, storicamente si è sempre opposta ed indignata sulle varie problematiche sia di carattere economico sociali che sulle tematiche internazionaliste, ma che da un po di anni versa in uno stato di narcosi di impotenza.
Oblio, passività, narcosi, rassegnazione, stati esistenzial-culturali del vivere quotidiano della nostra comunità, evidenti nel sia negli anni precedenti che durante le varie misure restrittive dovute alla Pandemia da Covid-19.
Nessuna indignazione nonostante che, in questo quasi anno di pandemia, siano uscite fuori ed allo scoperto tutte quelle nefandezze ed iniquità sociali, tra l’altro già preesistenti, provocate dalla privatizzazione che si sta manifestando in tutte le drammaticità causate da essa.
L’impressione palpabile è che si è di fronte ad una comunità assente, tranne qualche rivendicazione su basi corporative di stampo reazionario, tra l’altro celermente accomodata dal Governatore con i Ristori, e momenti di resistenzialità politica della sinistra salernitana.
Nonostante che:
- in questi quasi 30 anni la popolazione salernitana si sia ridotta di 40,mila unità sia per il costo dei fitti, tasse e mancanza di al lavoro e per il fenomeno emigratorio;
- desertificazione culturale, una città a misura di pizzetterie, movida basata sull’effimero, sull’apparire, dove la “famosa ipocrita vocazione di città turistica e cartolina“ non è altro una città di ricchi e pezzenti.
- Per non parlare dei tristi primati, legati all’uso di droghe, alcol, antidepressivi ecc.
è da precisare che i dati sopra riportati, tra l’altro denunciati in questi decenni dai Movimenti di Lotta per il Lavoro e da AsiloPolitico, sono i dati ufficiali Svimez, Charitas Cconf.Commercio e riportati/pubblicati, prima del Covid, da quotidiani locali e nazionali.
I dati sopra riportati sono solo una parte del tristissimo elenco dei problemi che attanagliano il 70% della popolazione della nostra città, che è bene sempre ricordare essere grande come un quartiere di Napoli ma che vive le problematiche di una metropoli di 300/400/500 mila abitanti con le tasse come quella dei rifiuti più alte d’Italia e con i fitti, sia ad uso abitativo che commerciale, più cari sempre d’Italia.
Una città divenuta la barzelletta d’Italia per gli show televisivi del Governatore e per alcune battute, anche esilaranti/divertenti, ma che nascondono i gravissimi problemi legati alla negazione del diritto alla salute, al sapere critico ed al dramma legato al reddito/lavoro.
Basti pensare che la Regione Campania è stata la prima a chiudere le scuole di ogni ordine e grado e che Salerno è l’unica città in Europa a tenere chiusi gli asili.
Come possono non indignare le politiche privatistiche tese a rinvigorire ed aumentare i profitti in termini esponenziali le strutture sanitarie private così come non possono indignare il miliardo e 476 milioni di euro dei Fondi Sociali Europei spesi senza alcuna trasparenza e senza una visibile ricaduta per migliorare la qualità della vita nella nostra città.
I Fondi Sociali Europei destinati all’inclusione sociale che fine hanno fatto ?
Sono stati “distratti” verso opere che potrebbero rendere anche più attraente la nostra città ma che a beneficiarne potrebbero essere i soliti padroni della città (qualche strada…)?
Ricordiamo/ci che i Fondi Europei sono denaro pubblico e che li paghiamo con le tasse e trattenute sugli stipendi.
Ora la Regione Campania apre un altro capitolo, ipotecando l’utilizzo/destinazione dei Fondi Sociali Europei 2021/2027, con la presentazione dei 5 obiettivi del progetto di De Luca per rilanciare la Campania:
Elenchiamo i 5 obiettivi, esempi del neoliberismo applicato al territorio, attraverso le sue dichiarazioni prestando attenzione su alcuni particolari coperti dalle solite esternazioni demagogiche/populiste:
- per la sburocratizzazione (tradotto non vuole impedimenti);
- edilizia sanitaria (senza alcun riferimento sulla necessità di nuove assunzioni);
- digitalizzazione (neanche un cenno sull’edilizia scolastica);
- sull’ambiente (nessun cenno sulla terra dei fuochi e sulle tonnellate di rifiuti ancora giacenti)
l’elenco dei 5 punti così come presentati al recente Consiglio Regionale omettendo/levando, nel possibile, ponendo in grassetto alcune teatrali affermazioni dell’ormai Showman:
1. La sanità e gli ospedali
Un Miliardo e 300 Milioni di Euro per costruire tre Ospedali nuovi.
2. Un piano industriale e la questione ambientale
Il primo punto del piano di De Luca è “l’acquisizione di un piano industriale in grado di collocare il nostro apparato produttivo, in maniera non drogata, nell’ambito del mercato mondiale puntando sulle nostre eccellenze. Penso a un piano di sviluppo della nostra economia in grado di reggere con le esigenze di competitivita’ del mercato mondiale”. De Luca parla anche di “risolvere definitivamente le criticita’ ambientali che soffriamo da decenni, a partire dal problema dei rifiuti, il ciclo delle acque e la depurazione”.
3. Riqualificazione di territori e periferie
“ha detto il presidente della Giunta regionale della Campania, Vincenzo De Luca, illustrando il programma di governo nella seduta di oggi del Consiglio regionale della Campania. Piani di ammodernamento e di realizzazione di nuovi ospedali e presidi sanitari che però “devono far i conti con la desertificazione degli uffici tecnici delle Asl” ma l’obiettivo deve essere quello di far diventare la Campania la prima regione per strutture”. “Possiamo fare che quello è un ritardo storico – ha proseguito De Luca – diventi un primato: quello di avere la rete ospedaliera più moderna d’Italia”.
4. Scuola e formazione
Per il presidente della Giunta regionale della Campania, Vincenzo De Luca, la Campania deve essere “una Regione che non perda l’anima, anzi che la rilanci nel mondo della scuola, delle disabilità, della formazione, sempre più adeguata alle esigenze delle imprese, i beni immateriali devono rimanere uno dei segni caratterizzanti della Regione Campania“.
5. Sburocratizzazione e digitalizzazione
Il quinto obiettivo, che De Luca definisce “il piu’ importante di tutti” è quello di “operare una sburocratizzazione radicale e puntare alla digitalizzazione totale di tutti i servizi e di tutte le attivita’. L’obiettivo è la Campania prima in Italia dal punto di vista della digitalizzazione”.
Facciamo si che il 2021, salute, lavoro, sapere critico, ambiente diventino forme di riunificazione e di vertenze su cui rilanciare un vero movimento politico di opposizione partendo dal locale in un ottica nazionale.
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