Risparmio energetico SI, Nucleare-Carbone-Gas NO, la donna e l’uomo ed il pianeta non sono merci!

nucleare

 

Dando per assodato, storicamente, che i tempi dello sviluppo capitalista non sono e saranno mai compatibili con i tempi umani e quindi della natura, il capitalismo  attraverso le guerre imperialiste cerca e cercherà sempre di estorcere profitto, imponendo il proprio dominio anche attraverso lo sfruttamento violento ed irrazionale dell’umanità e quindi del pianeta.

Per le considerazioni sopra riportate, il capitalismo non rinuncerà mai al nucleare ed al controllo sull’energia sia per uso militare tanto mero per uso civile, il nucleare sarà sempre la Spada di Damocle da porre sulla testa dei popoli che tendono ad una propria emancipazione e liberazione dal capitalismo anche attraverso il controllo e sfruttamento, seppur risulti essere dannoso per l’umanità, delle fonti energetiche  funzionali alle attività produttive.

I tempi dello sviluppo capitalista non debbono modificarsi tanto meno essere modificati anche attraverso l’uso della ricerca di moderne tecnologie di funzionamento di impianti e centrali nucleari, purché venga garantito il binomio   civile/militare.

Riparlare di nucleare e di sfruttamento ed impoverimento delle risorse naturali deve ritornare ad essere di prioritaria importanza nel nostro agire politico, al fine rilanciare mobilitazioni, informazione/controinformazione contro l’energia padrone.

Traendo spunto da alcune considerazioni ed informazioni, apparse sotto traccia, su  alcune testate giornalistiche, anche in piena pandemia, si rileva che fervono movimenti finanziari ed attività economiche/produttive, con un uso spropositato di  terminologie come New Deal Green e/o Ambientalista, che nascondono e celano progetti pericolosissimi per la natura e le tenute democratiche nei vari stati sia europei che nel resto del mondo.      

Il Pianeta Terra tra Il Carbone ed il Nucleare

queste sono le ricette “Moderne” "Greens” del Capitalismo.

 Il Carbone in un contesto politico/economico/ finanziario europeo

Le grandi lobbyes dell’acciaio, alluminio, cementieri, aziende chimiche ecc, nonostante che tali materiali/materie in trasformazione e produzione industriali sono le cause principali delle emissioni di Co2 nell’aria, non sono per niente disposti a spendere un centesimo per mettere in atto misure tendenti alla riduzione di emissione di Co2/gas serra nell’aria.

In nome dello “Sviluppo”, “progresso e modernità”, i cataclismi climatici che si verificano e si manifestano sempre di più in forme devastanti (inondazioni, tsumani, frane, inquinamento del mare e dell’aria, desertificazioni ecc.) tali fenomeni ormai sono sempre di più conclamati essere derivanti del Capitalismo e del profitto ricavato dallo sfruttamento irrazionale delle risorse energetiche.

  • Nonostante le drammatiche avvisaglie del punto di non ritorno del nostro ecosistema di fronte alle quali è necessario/fondamentale ridurre  l’inquinamento terra, aria, acqua;
  • Nonostante le minacce di sanzioni a quegli stati che non applichino quelle norme tese alla riduzione dei gas serra;

i capitalisti continuano imperterriti, sempre in nome del profitto, nell’opera di distruzione, devastazione e sfruttamento irrazionale  delle risorse sia naturali che umane, anche in questa fase di Pandemia da Covid-19. 

Le grandi lobbyes, che sfacciatamente si definiscono greens, pretendono di inquinare ed inquinare gratis nonostante le regole ipocrite, del Mercato Europeo del Carbonio che, da un lato stabilisce costi per le emissioni del Co2 nell’aria e dall’altro concede delle scappatoie che avvantaggiano i grandi collosi inquinatori, con motivazioni quali ”per evitare che le industrie medie/grandi delocalizzino fuori dall’Europa”.

Il Paradosso che mentre l’Eurocamera chiedeva di arrivare a ridurre del 60% i gas serra, l’esecutivo UE punta a ridurre del 55% rispetto al livello del 1990.

In poche parole, tutti si definiscono Greens, compresi i grandi inquinatori, ma le scappatoie per non pagare i costi legati alla messa in opera mettere di misure tendenti alla riduzione di emissione di Co2/gas serra, i padroni le trovano sempre.

Anche per la Polonia, che ospita la Centrale a carbone più inquinante d’Europa, il Consiglio europeo ha trovato la formula delle “misure che consentano alle industrie  di alta intensità energetica di sviluppare tecnologie climaticamente neutre  mantenendo nel contempo la loro competitività industriale”.

Potremmo ironicamente affermare “Anche i ricchi e le lobbyes piangono per la crisi economica derivante dalla Pandemia da Covid-19

(ci vuole un coraggio barbaro e/o  hanno la faccia come il c..o)

Le varie Lobbyes fanno di tutto per non rinunciare ai privilegi ed esenzioni di cui hanno goduto fino ad ora, infatti ogni qual volta al minimo di sentore di spendere qualche centesimo in più per approntare misure tese a ridurre le emissioni in atmosfera o minacciano di delocalizzare fuori i confini europei o fanno appello alla crisi economica derivante dalla Pandemia.

Le varie associazioni di queste lobbyes come Eurofer (acciaio) e Cemberau (cemento) per non rinunciare al carbone la cui messa al bando “metterebbe in serio pericolo i profitti”, fanno sentire il proprio potere sulla politica sia a livello europeo che nei singoli stati.

In campo europeo elenchiamo le principali Associazioni di queste lobbyes che hanno già lanciato l’allarme sui “Notevoli rischi ed incertezze“ che potrebbero mettere in discussione e/o sostituire le vecchie regole con la carbon tax :

Eurofer (acciaio) - Cemberau (cemento) - Cefic (chimica) - European Alluminium (alluminio ) tutte rappresentate dalla Confindustria Europa Business Europe.

Con la scusa della Pandemia e la crisi economica derivante da essa, i grandi inquinatori non vogliono pagare alcuna tassa in quanto “una tassa e/o nuovi costi che rimpiazzi le misure attuali minerebbe la capacità dei produttori UE di investire in tecnologie innovative necessarie per adempiere agli obblighi di riduzione delle emissioni “, a sostenere tale posizione sono la Eurofer per l’acciaio e la Cembureau  per la ceramica” .

Quali  componenti  dell’ Eurofer si distinguono nel sostenere la posizione di cui sopra?

L’Arcelor Mittal, affittuaria dell’ex ILVA di Taranto e la Thyssen Krupp note a noi tutte/i per le stragi fuori e dentro le rispettive fabbriche (Taranto e Torino)

I grandi inquinatori non vogliono rinunciare al Carbone e non vogliono pagare neanche un centesimo per mettere in atto misure tese alla riduzione delle emissioni in atmosfera, però i delinquenti delle grandi lobbyes si dichiarano tutti ambientalisti e capitalisti greens…(roba da Piazzale Loreto) 

Il Nucleare nell’attuale contesto europeo, pre/durante la Pandemia, altro eccellente esempio di Capitalismo Green. 

Il primo ministro Boris Johnson ha presentato un piano per “una rivoluzione industriale verde” che punta a fare del Regno Unito un Paese climaticamente neutrale entro il 2050 e a realizzare consistenti riduzioni di emissioni di gas serra entro il 2030.

Il governo britannico, in collaborazione con il governo italiano si prepara cosi anche a gestire credibilmente il Climate Ambition Summit e la COP26 che inizierà il 12 dicembre del 2021 a Glasgow.

Come da dichiarazioni di Boris Jonson “il Regno Unito guarda al futuro e coglie l’opportunità di tornare ad essere più verde. La ripresa del nostro pianeta e delle nostre economie può e deve andare di pari passo”.

Il Piano inglese prevede di introdurre il divieto della vendita di nuove auto a benzina e diesel entro il 2030, sostenendo la loro sostituzione con la diffusione di auto ibride ed elettriche e rafforzando il trasporto pubblico, l’uso della bicicletta e la mobilità pedonale.

Prevede di incentivare in modo consistente l’efficienza energetica degli edifici, con particolare attenzione agli ospedali e alle scuole, anche con l’obiettivo di installare 600 mila pompe di calore ogni anno entro il 2028. Di quadruplicare la potenza installata degli impianti eolici offshore entro il 2030, di generare una produzione di idrogeno a basso contenuto di carbonio sufficiente almeno a riscaldare una città, nonché di sviluppare progetti per la cattura e lo stoccaggio del Carbonio con l’obiettivo di rimuoverne almeno 10 milioni di tonnellate entro il 2030, nonché di piantare 30 mila ettari di alberi ogni anno.

Il piano britannico prevede infine di sviluppare le tecnologie avanzate necessarie per supportare le nuove ambizioni energetiche, nonché di fare della City di Londra il centro globale della finanza verde.

Questo piano britannico si muove nel solco dell’iniziativa europea per la neutralità climatica al 2050 e per affermare un target più ambizioso di riduzione dei gas serra al 2030.

Bellissime intenzioni  del biondo laminato ultra ambientalista Boris Jonson ma, dove casca l’asino?

Il piano ambientalista britannico prevede un finanziamento pubblico per costruire  nuove centrali nucleari, con investimenti privati e, manco a farlo apposta… il gruppo britannico Rolls-Royce, costruttore di auto e motori, ha deciso, di lanciarsi nel nucleare con il sostegno del governo di Boris Johnson.

Il progetto prevede la costruzione di 16 Mini Centrali Nucleari da 440 megawatts (quattro volte meno potenti rispetto alle centrali Epr, reattore nucleare europeo ad acqua pressurizzata, di terza generazione), con tecnologie innovative, nei prossimi vent'anni, capaci di produrre ciascuna energia elettrica sufficiente ad alimentare una città di 450 mila abitazioni per 60 anni. Inoltre, l'energia fornita potrebbe, ugualmente, permettere di produrre idrogeno e del carburante a emissioni zero per il trasporto aereo.

La creazione delle mini centrali nucleari di Rolls-Royce sarebbe affidata ad un consorzio di imprese tutte britanniche.

Con questo progetto Rolls-Royce prevede di creare all'incirca 6 mila posti di lavoro in cinque anni, in particolare nella fabbricazione e l'assemblaggio delle centrali (alcune parti degli impianti sarebbero prefabbricate) e, poi, nella catena di fornitura. Il consorzio assicura che potrà crearne all'incirca altri 34 mila di qui alla metà del 2030.

Questo progetto permetterà a Rolls-Royce di diversificare, la produzione ora che la sua divisione principale, quella della realizzazione dei motori d'aereo, sta soffrendo a causa della crisi sanitaria e che vedrà la soppressione di circa 9 mila posti di lavoro. Rolls-Royce ha già ideato dei reattori per sottomarini militari.

Per realizzare il progetto delle 16 centrali nucleari Rolls-Royce ha bisogno del sostegno dell'esecutivo britannico. Per perorare la propria causa, il costruttore Rolls-Royce ha spiegato che le mini centrali permetteranno al governo di realizzare il proprio obiettivo: eliminare la dipendenza dal carbone nel Regno Unito nel 2050.

L'anno scorso, lo Stato ha già fornito 18 milioni di sterline per contribuire alla progettazione di questi mini reattori. Secondo il Financial Times potrebbe acquisire una partecipazione nel programma.

Com'è ambientalista la Rolls-Royce, con finanziamenti pubblici contribuisce a costruire i reattori nucleari civili, reattori nucleari per sottomarini militari, licenzia 9.000 operai e ne riassume 6.000 per la costruzione di reattori nucleari ad uso sia civile che militare .

Altro esempio di Capitalismo Green, in ambito europeo, pro Nucleare

Manuel Macron l’8 Dicembre scorso durante la visita al sito industriale di Framatome presso Le Crreusot si è rivolto ad una platea di industriali del settore nucleare assicurandoli:

  • “futuro energetico ed ecologico del Paese dipende dal nucleare” e sempre nel corso della visita, ha anche annunciato che la prossima portaerei francese sarà a propulsione nucleare.

Gli industriali del settore nucleare, sempre greens, lo incalzano:

  • “L’industria apprezza l’appoggio del Presidente, ma si aspetta decisioni più incisive per il futuro del settore, come ad esempio il piano per la costruzione di sei nuovi EPR Evolutionary Power Reactor (Reattore ad acqua pressurizzata di terza generazione) progettato e sviluppato in Francia da Framatome (attuale Areva) ed Electricitè de France ed in Germania dalla Siemens. La costruzione dei sei nuovi reattori si realizzerebbe entro il 2023, dopo l’avvio  della Centrale Nucleare di Flamanville .
  • Nei pressi della città di Flamanville (Bassa Normandia) sorge una Centrale Nucleare che possiede due reattori PWR francesi costruiti dalla Framatome (attuale Areva) da 1330 MW ognuno.
  • Nel sito è in costruzione un terzo reattore, una unità EPR da 1600 MW ed è la seconda unità EPR in costruzione al mondo e primo reattore frances  di III Generazione.
  • La fine dei lavori era prevista per il 2014 con un costo stimato di 5 Miliardi di Euro, successivamente il costo e le tempistiche di completamento sono notevolmente aumentate. Si stimava l’avvio del Reattore entro il 2019 con un costo finale di 10.9 miliardi di Euro.

Eppure Macron, il  27 Novembre 2018, aveva assicurato che la Francia entro il 2035  avrebbe ridotto la sua quota di Energia Nucleare del 50% e la chiusura di 14 reattori di 900 MW, 12 dei quali fra il 2025 ed il 2035 , operazione che rientrava nella strategia della transizione energetica.

Il presidente francese Emmanuel Macron nella presentazione della PPE (Programmation Pluriannelle de l’Energie) manifestò le aperture politiche tese ad una transizione ecologica del paese “riduzione della produzione antinucleare/la chiusura delle Centrali a carbone presenti in tutto il territorio francese entro il 2022".

Esempi di come le lotte pagano, le dichiarazioni di Macron, 27 Novembre 2018, furono indotte dalle proteste dei gilet gialli dopo decine di giorni di proteste e scontri con la polizia specie nella capitale Parigi.

Sempre a proposito di nuove Centrali Nucleari

Il 19 Febbraio 2020 è stata messa in funzione la Centrale Nucleare di Barakah negli Emirati Arabi Uniti che sino a qualche anno fa volevano investire sulle energie rinnovabili.

Mentre per l’Iran sono stati posti controlli rigidissimi come da accordi internazionali del 2015 oltre alle continue minacce di Israele e Trump di bombardamenti sui siti nucleari iraniani, per gli Emirati, nonostante la partecipazione degli stessi  nella guerra saudita in Yemen che ha causato molte migliaia di morti tra i civili oltre la violazione dei diritti umani, tutto procede naturalmente senza problemi.

Ricordiamo che gli Emirati sono tra grandi acquirenti di armi e l’Italia è una di queste. Gli Emirati sono protagonisti di investimenti in tantissime attività come nello sport ed ospiteranno a breve l’Expo prevista per il 2021, pandemia permettendo.

Come da statistiche aggiornate al Febbraio 2020 sono in costruzioni 52 reattori nucleari:

  • in Cina (10) / India (7) Russia (4), Emirati Arabi e Sud Corea.
  • In Europa ce ne sono 6 in fase di costruzione, di cui due in Ucraina e due in Bielorussia (non lontane, quindi, dal sarcofago di Chernobyl).
  • Sono invece 186 i reattori che finora sono stati spenti, di cui 37 negli Stati Uniti.

Altro grave problema derivante  dalle Centrali Nucleari attive e/o chiuse che siano è il non aver ancora trovato la soluzione per lo smaltimento delle scorie radioattive.

E’ molto difficile trovare, infatti, dei luoghi così inaccessibili da poter ospitare in sicurezza queste sostanze, che resteranno pericolose per tempi molto più lunghi dei possibili orizzonti temporali dell’umanità.

Secondo la IAEA (international Atomic Energy Agency) lo smaltimento – l’ultimo passo nella gestione dei rifiuti radioattivi – ha l’obiettivo di garantire la protezione dalle radiazioni delle persone e dell’ambiente per lunghi periodi di tempo, attraverso la collocazione dei rifiuti in strutture progettate per contenere/isolare le radiazioni grazie a barriere naturali o costruite.

Attualmente il più sicuro di tutti questi depositi profondi è Onkalo (Finlandia), situato a 500 metri di profondità in una formazione rocciosa di 1,9 miliardi di anni sulla costa della Finlandia.

Quel che, seppur sinteticamente, si è evidenziato sopra riguardante principalmente il  contesto europeo, rappresenta un primo contributo, a cui ne seguiranno altri, che sia di stimolo alla riapertura di un serio dibattito, finalizzato alla ripresa della  stagione di lotta, interrotta dalla Pandemia.

Dire No all’Energia Padrona, al Biocidio, alle Grandi Opere, per la difesa dell’Ambiente e della Salute Pubblica cercando di unificare le tantissime forme resistenziali presenti, in lungo e largo della nostra penisola e che rappresentano un ampia galassia di donne ed uomini che quotidianamente localmente sono impegnate/i a ridurre i danni provocati dallo sviluppo capitalista ed ad impedirne che se ne ricreano altre, potrebbe rappresentare, per il 2021, quel collante politico/esistenziale  fondamentale per rilanciare un forte movimento di opposizione e di critica radicale al capitalismo, “Pandemia Docet”, reo dei drammatici disastri ambientali e che rappresenta una minaccia reale alla sopravvivenza del Pianeta terra.

Nei prossimi contributi tratteremo delle politiche energetiche/militari degli Stati Uniti d’America nel dopo Trump, del Giappone dopo Fukushima, e del significato del Risparmio energetico.