Quali le speranze per salvaguardare il nostro pianeta?
In un pianeta sempre di più sull’orlo del precipizio sia per le guerre, con l’incubo dell’atomica, le continue ricorse agli armamenti, le disumanità e diseguaglianze dilaganti conseguenziali alla frenetica/pericolosa/irrazionale e sistemica competizione tesa all’accaparramento incondizionato di territori, fonti energetiche (fondamentalismo del capitalismo) per cui la vita di migliaia di bambini palestinesi sono sacrificabili in quanto rientranti negli algoritmi del dominio colonial/imperialista.
Di fronte allo sfacelo dell’intero pianeta come e cosa possiamo fare per contribuire a riportare almeno un senso civico teso almeno al rispetto della vita umana?
Oggi a decidere/condizionare il destino del pianeta e dell’umanità che lo abita/vive è solo il linguaggio delle armi e, per l’ intero popolo della sinistra a livello internazionale che non accetta e che vorrebbe opporsi a questo stato di cose presenti, quale il suo ruolo o meglio quale la capacità di incidenza in grado se non di invertire o almeno a rallentare/ridurre tale l’impazzimento che ha portato il mondo “che balla sul Titanic” alle soglie del baratro“?
Socialismo/Comunismo o Barbarie?
Quale lo stato di salute dell’intera sinistra a livello internazionale, il cui agire politico attualmente è paragonabile ad un cammino pachidermico nelle paludi fangose, spesso nostalgica del Patto di Varsavia sino alla caduta del Muro di Berlino?
Visto che l’intera umanità della sinistra disarmata, sia ideologicamente che materialmente, in quanto senza eserciti, tranne sacche di resistenza di nostro riferimento e/o affinità (formazioni armate palestinesi e curde) dobbiamo essere speranzosi nella vittoria dell’esercito russo contro il becero/pericoloso/anticomunista personaggio Zelenski?
Dovremmo essere speranzosi nel consolidamento Cina, Russia ed Iran che mettano in riga gli appetititi belliggeranti imperial-colonialisti degli USA/NATO e dei loro cani da guardia in Europa e nel mondo intero in primis israele?
Ad essere realisti una sana denazificazione sarebbe necessaria e doverosa sia negli USA, in Europa ed in America Latina così come il fare argine ai fondamentalismi religiosi ed alle nazioni basate su logiche identitarie.
Nel nostro piccolo e nella nazione italiota in cui agiamo politicamente, avere la consapevolezza dell’agire politico basato nella riduzione del danno per fronteggiare le catastrofi ambientali, diseguaglianze sociali, sdoganamento del nazi/fascismo e le guerre nelle quali l’esercito nazional/italiota è pienamente coinvolto ed è maggior referente della NATO non solo in Europa ma anche nel resto del Mondo, fatti e motivi questi, che debbono stimolare necessariamente una riflessione basata sul come e da dove ripartire.
E se riprovassimo, per quanto sopra detto, a rivisitare tutte quelle fasi politiche che determinarono il movimento “Stop Biocidio”, purtroppo interrotto dal Covid e da tutto ciò che ne derivò (a tal proposito anche una riflessione sul quel periodo Covid/Pandemico sarebbe necessario farla) la cui sintesi venne espressa nella manifestazione nazionale del 23 Marzo 2019?
articolo del nostro sito sul 23 Marzo 2019 ( 5anni fa) ;
“La giornata del 23 Marzo è stata anche una rivisitazione/riproposizione politica di tematiche che nel decennio e/o ultimi due decenni hanno visto un ampio movimento nazionale antagonista e di massa (dal Nord al Sud) resosi protagonista di mille vertenze territoriali e nazionali che hanno rappresentato un vero fronte d’opposizione socio politico nel paese, vista anche la poca sussistenza delle forze politiche di sinistra/sinistrate.
Il cibo che ingeriamo, l’acqua che beviamo, l’aria che respiriamo congiuntamente alla necessità di modificare lo stato delle cose presenti rappresentano il filo conduttore che unisce l’intera galassia dei vari movimenti territoriali che esprimono di fatto una critica radicale allo sviluppo capitalista.
Diventa importante e necessario, quindi, per quanto sopra evidenziato, determinare quelle condizioni utili a formare e dare vita ad un umus politico di ampio respiro nazionale necessario oggi per fronteggiare l’attuale fase storica/politica molto delicata che sta attraversando il nostro paese e non solo”
A termine di questo contributo, come stimolo alla riflessione ed al dibattito, dovremmo tenere conto però delle varie resistenzialità sparse nel mondo spesso conflittuali anche geneticamente che fronteggiano e si contrappongono alle grandi potenze, forti dei rispettivi mega eserciti ed iper armati, ed alle multinazionali.
Basterebbe ricordare le tantissime manifestazioni che videro protagoniste le varie popolazioni indigene della Foresta Amazzonica in Brasile nel governo Bolsonaro che arrivarono presidiare il Parlamento rafforzando l’opposizione del movimento operaio/studentesco dando di conseguenza vita ad un ampio movimento che mise in grandissima difficoltà Bolsonaro, sostenuto dagli USA/UE e dalle principali potenze occidentali .
Le comunità native ed indigene in America Latina hanno un peso e ruolo politico enorme, le comunità indigene dell’Amazzonia brasiliana, dell’amazzonia peruviana hanno creato governi territoriali autonomi per difendersi dall’estrattivismo e dalle mafie parastatali, tali governi autonomi rappresentano la volontà delle comunità di prendere il destino nelle proprie mani in piena autonomia dai governi centrali.
Dall’America Latina (mapuches e le tantissime tribù ed indios della foresta amazzonica, varie comunidad con esperimenti di socialismo libertario anche moderno, al medioriente come quelle Palestinesi per non parlare delle comunità curde e comunità socialiste esistenti anche nell’attuale russia, potrebbe essere dei riferimenti da approfondire.
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