Il protagonismo delle Comunità

testacorteo

 

Roma 23 Marzo 2019!

Il bisogno di protagonismo delle Comunità, la questione Meridionale e la capacità di interpretare le necessità, i bisogni reali ed i suggerimenti  provenienti dalle periferie dai territori per uscire dalle marginalità.

Dopo la descrizione nel precedente articolo di carattere emotivo per la soddisfazione della riuscita del corteo del 23 Marzo a Roma, stato d’animo, peraltro, poco consueto in questi ultimi anni specie al ritorno da manifestazioni e/o mobilitazioni nazionali, cercheremo di approntare una riflessione prettamente di carattere politico sia sulle tematiche che sulle indicazioni politiche provenienti dalle tantissime anime che si sono rese protagoniste della mobilitazione nazionale.

Quel che palesemente è scaturito e che si è evidenziato sia nella giornata del 23 Marzo che nelle fasi preparatorie della manifestazione è il ritorno del protagonismo delle comunità unito al bisogno dell’autodeterminazione come “condicio sine qua non”  per la tutela della salute e della qualità della vita che stridono geneticamente con lo sviluppo capitalista.

La giornata del 23 Marzo è stata anche una rivisitazione/riproposizione politica di tematiche che nel decennio e/o ultimi due decenni hanno visto un ampio movimento nazionale antagonista e di massa (dal Nord al Sud) resosi protagonista di mille vertenze territoriali e nazionali che hanno rappresentato un vero fronte d’opposizione socio politico nel paese, vista anche la poca sussistenza delle forze politiche di sinistra/sinistrate.

Il cibo che ingeriamo,l’acqua che beviamo, l’aria che respiriamo congiuntamente alla necessità di modificare lo stato delle cose presenti rappresentano il filo conduttore che unisce l’intera galassia dei vari movimenti territoriali che esprimono di fatto una critica radicale allo sviluppo capitalista.

Diventa importante e necessario, quindi, per quanto sopra evidenziato, determinare quelle condizioni utili a formare e dare vita ad un umus politico di ampio respiro nazionale necessario oggi per fronteggiare l’attuale fase storica/politica molto delicata che sta attraversando il nostro paese e non solo.

Coloro che hanno sfilato per le vie di Roma, i No Tav, No Tap, No Muos, No Triv, Stop Biocidio insieme alle centinaia di comitati arrivati da tutta Italia, dai piu’ piccoli ai piu’ grandi centri, insieme alle reti di economia solidale, ma anche la partecipazione di ragazzi del Friday For Future di alcune città italiane, attualmente esprimono, seppur territorialmente, l’unica forma di opposizione sociale presente nel paese.

Sarebbe opportuno, inoltre, saper interpretare quei bisogni reali e le problematiche reali della gente espressi nella manifestazione partendo anche da due dati, uno riguardante l’età media delle/i partecipanti intorno ai 30 anni l’altro è la riemersione della questione meridionale.

Le varie vertenze e le varie problematiche testimoniate nel corteo del 23 Marzo, rappresentano anche in termini resistenziali la continuità di quei conflitti e lotte di massa cha hanno attraversato un arco temporale ultradecennale caratterizzato anche dai vari avvicendamenti governativi, dal primo Berlusconi, D’Alema, Prodi, Renzi all’attuale asse politico Salvini-Di Maio e dalla forte opposizione politica rappresentata dalla  presenza nei territori dell’Area Antagonista e dai Centri Sociali.

E’ fondamentale ricordare le lotte contro gli Inceneritori (vedi il caso di Acerra), le Mega Centrali Termo Elettriche (Salerno), le Grandi Opere come il Ponte sullo Stretto ed il TAV, la difesa dei Beni Comuni in primis l’Acqua Pubblica con la vittoria del Referendum del 12 e 13 Giugno 2011, le servitù militari in Sardegna e Veneto, le lotte di Scanzano Ionico contro le scorie nucleari insieme ad un’ ampio movimento di lotta rappresentato dalle miriadi di comitati e movimenti popolari presenti in lungo e largo dello stivale, isole comprese, aventi come tematiche lavoro salute ed ambiente, lotte, conflitti e vertenze caratterizzate da vittorie e tanti risultati positivi.

Le esperienze dei tanti Coordinamenti Salute Ambiente presenti nei territori che ponevano la centralità di tematiche dirompenti quali la salute, l’ambiente ed il lavoro legate alle eco/compatibilità del territorio esprimevano e rappresentavano anche il riscatto della periferia, dei piccoli centri dalle città e dalle metropoli.

Risultati che oltre ed impedire forme di aggressioni alla salute ed all’ambiente hanno rallentato veri e propri processi e progetti nocivi alle comunità.

La questione meridionale e la rivincita delle periferie

Il protagonismo delle Comunità fu stimolato e determinato anche dalla lotta contro la costruzione del Ponte sullo Stretto e sul riscatto del Meridione contro le Grandi  Opere e le politiche colonizzatrici, grazie anche alla spinta dovuta alla presenza nei territori meridionali di realtà individuali e collettive che componevano la Rete Meridionale delle Realtà Antagoniste che, interpretando in modo serio senza scimmiottamenti e senza forme egocentriche di capoluoghi regionali contribuirono alla  nascita di un nuovo soggetto politico: le periferie.

Per la memoria storica, la Rete non a caso nacque dal crescente bisogno del senso di affinità/appartenenza e dalla necessità di individuare metodo e progettualità politica, mettendo in rete decine di realtà individuali e collettive sparse nel meridione, partire dai bisogni/necessità di un territorio (quello meridionale) molto eterogeneo ma, ben conscio di un aggressione a mò colonialista e le tantissime problematiche le precarietà sociali, il ritorno del fenomeno migratorio verso il Nord Italiano e all’estero come reazione al sempre più crescente esercito di disoccupati, la militarizazione del territorio, a mò colonialista,  necessaria alle grandi opere congiuntamente al degrado ed allo scempio ambientale.

Il protagonismo del nuovo soggetto politico le Comunità delle periferie e la riproposizione della Questione Meridionale impedirono e/o rallentarono di fatto l’imbarbarimento sociale che oggi purtroppo caratterizza il nostro vivere quotidiano specie nelle relazioni umano/sociali a partire dai quartieri popolari dove si evidenzia sempre di più la riproposizione del sottoproletariato come strumento di controllo politico dei territori al soldo di qualsiasi forza politica reazionaria e sempre di più luogo di concentrazione di violenza gratuita e facilmente attaccabile da ideologie di destra omofobiche e razziste.

La Questione Meridionale come fattore disarticolante specie alla luce dei pericolosi progetti di autonomie regionali in salsa Leghista e dei progetti neoliberisti con chiari messaggi di ulteriori aggressioni del cemento  attraverso leggi e decreti sblocca cantieri, la contro riforma sugli appalti, vere regalie e donazioni salviniane alle organizzazioni mafiose, e non ci sarebbe nulla da meravigliarsi se si riproponesse la costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina.

 

Quanto sopra scritto può rappresentare anche un contributo a riflessioni,  dibattiti e fornire indicazioni utili alle nuove generazioni, ricambio generazionale anche anagraficamente parlando, specie per l’aspetto  resistenziale commisurato a fasi storiche come quella attuale che possono essere caratterizzate anche da momenti di arretramento.

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