L'Antifascismo non si processa!
𝐃𝐄𝐍𝐔𝐍𝐂𝐈𝐀𝐓𝐈 𝟑 𝐂𝐎𝐌𝐏𝐀𝐆𝐍𝐗: 𝐋'𝐀𝐍𝐓𝐈𝐅𝐀𝐒𝐂𝐈𝐒𝐌𝐎 𝐍𝐎𝐍 𝐒𝐈 𝐏𝐑𝐎𝐂𝐄𝐒𝐒𝐀!
Negli ultimi mesi abbiamo costruito spazi, relazioni e pratiche di libertà collettiva: dal primo Antifa Fest, che ha riempito la città di cultura, sport popolare e socialità antifascista, fino alle piazze per la Palestina, alle mobilitazioni di studentx e lavoratorx contro il genocidio e l’economia di guerra.
Un percorso che ha ridato voce e forza ai movimenti salernitani, intrecciando solidarietà, conflitto e mutualismo.
Il porto e l’università sono stati punti centrali di questo autunno di lotta: da un lato nodo dei traffici bellici e delle complicità con l’economia di guerra, dall’altro luogo di accordi accademici con istituzioni dell’apartheid. Le giornate del 22 settembre, del 2 ottobre e lo sciopero generale del 3 ottobre hanno mostrato che esiste una Salerno capace di prendere posizione e costruire alternativa.
A distanza di un anno e mezzo, arrivano ora denunce a 3 compagnx con l’accusa di rissa per i fatti del 7 luglio 2024, giorno in cui la nostra città ospita ogni anno un raduno commemorativo di stampo fascista. Negli ultimi anni, in risposta a queste provocazioni, la nostra comunità si è organizzata attraverso momenti mobilitativi e di aggregazione — come l’Antifa Fest — per ricostruire spazi e pratiche antifasciste in città.
Queste denunce arrivano chiaramente come ritorsione dopo le mobilitazioni di settembre e ottobre, un tentativo della questura di colpire chi ha partecipato attivamente alle giornate di lotta, di intimidirci e di svuotare di significato politico ogni forma di opposizione sociale. L’obiettivo è politico: equiparare sul piano giudiziario antifascismo e neofascismo, trasformando in reato ciò che è pratica di comunità e resistenza.
Questa strategia non riguarda solo Salerno.
Negli ultimi anni in tutto il paese assistiamo a un’escalation repressiva contro i movimenti: denunce, arresti, misure cautelari, fogli di via, divieti di dimora e campagne mediatiche di criminalizzazione.
Dai processi per le lotte studentesche e universitarie, alle denunce contro chi si mobilita per la Palestina o per il diritto alla casa, fino ai casi di Anan, Ali, Mansour e degli arrestati per il carnevale No Ponte — ogni episodio mostra la stessa logica: punire chi rompe il silenzio, chi organizza dal basso, chi rifiuta di accettare la guerra e la miseria come orizzonte inevitabile.
A Salerno, con il nuovo questore, questo modello si riproduce in scala: aumento di arresti, controlli, denunce e persecuzione sistematica di chi costruisce spazi liberi. Un’idea di “sicurezza” che serve solo a difendere l’ordine sociale esistente, mentre la vera sicurezza — quella di tuttx — nasce dai legami, dalla solidarietà, dal reddito, dalla sanità pubblica, dagli spazi di aggregazione e da una casa per ognunə.
Non saranno le denunce a fermarci, toccano unə, toccano tuttx. Nessun tribunale può processare le lotte.
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