Impediamo l’utilizzo tossico del Recovery Fund

noponte

Le grandi Opere (Ponte sullo Stretto di Messina) nelle varie presidenze italiane dei vari summit internazionali. Ora il  G20…...Corsi e ricorsi storici.

Anno 2003

Il semestre di Presidenza italiana della UE il progetto della costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina fu inserito tra le priorità per la “velocizzazione” degli assi trasportistici europei (Asse Berlino-Palermo) per rinforzare in Europa la politica delle Grandi Opere;

Anno 2021

Dal 1°dicembre 2020, l’Italia, detentrice della Presidenza del G20 e, insieme alla Commissione europea, ospiteranno il G20 Global Health Summit che su People, Planet, Prosperity, riuniranno le grandi potenze politiche ed economiche mondiali e le Organizzazioni: il Fondo monetario internazionale, la Banca Mondiale, lʼOcse, il Financial Stability Board e le Nazioni unite.

Quale proscenio e quale occasione migliore, la Presidenza del G20, per rilanciare il programma politico italico delle Grandi Opere in Italia con l’utilizzo del Recovery Fund sempre in nome “dello Sviluppo e della ripresa economica, per ridurre il divario tra Nord e Sud”?.

Oltre la Pandemia, le tematiche prioritarie su cui verteranno gli incontri del G20 saranno:

“Crescita economica, produttività, digitalizzazione, infrastrutture, ambiente, tassazione internazionale, stabilità del sistema finanziario e inclusione finanziaria e sostegno alle economie più fragili”.

Le tematiche di cui sopra ricalcano, pari passo, gli obiettivi strategici del Recovery  Fund da applicare anche in territorio italiota.

Per quanto concernono le Tematiche legate alle Infratsrutture (Infrastructure Working Group) è assodato che tratteranno ”Le Grandi Opere” e, per ciò che concerne la nazione italiota priorità massima sarà data all’alta velocità e come nel 2003 ci saranno gli abboccamenti/tentativi di riproporre la costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina. 

Addirittura la società, nata nel 2014 dalla fusione di Salini e Impregilo, che ha realizzato il nuovo Polcevera a Genova, si candida per la costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina.

Per la cronaca e, guarda caso, è la stessa che durante il terzo governo Berlusconi vinse insieme ad altre la gara d'appalto sempre per la costruzione del Ponte.

E,mentre incalza la repressione contro il Movimento No Tav, in Parlamento i cementificatori Renzi, Salvini Berlusconi e m…..ce varie, si coalizzano per costruire il Ponte sullo Stretto di Messina.

Lega, Forza Italia ed Italia Viva, miscuglio di Pduisti, secessionisti e golpisti alla “matriciana”, si definiscono “Un’alleanza finalizzata allo sviluppo infrastrutturale italiano partendo dal Meridione che, capovolgendo il paradigma, è inteso come espressione di potenzialità socio-economiche”, si legge nella nota di presentazione. “Coinvolgendo diversi protagonisti della scena politica, caratterizzati da percorsi differenti ma animati da un’ambizione condivisa“  

La coalizione parlamentare in questione si è dotata, sfacciatamente e senza ritegno, di una sigla “Ponte sullo Stretto. Rilancio e sviluppo italiano che parte dal Sud”.

Abbiamo usato litri di inchiostro su chilometri di carta per descrivere cosa rappresenta l’inutile, dannosa, costosa opera, il Ponte sullo Strettodi Messina, che definimmo, come Area Antagonista Meridionale nel 2003, “la Madre di tutte le Grandi Opere” ed a tal punto riproponiamo estratti del Documento del Campeggio internazionale NO PONTE 28 luglio – 2 agosto 2003,  firmato anche dagli imputati della Rete del Sud Ribelle presenti nel campeggio, sui diversi studi scientifici che  indicano quali sarebbero gli effetti negativi della costruzione di questo mega-ponte sia a livello ecologico che umano:

  • “20 milioni di metri cubi di terra verranno sbancati, con effetti devastanti sui microclimi;
  • verranno predisposte due enormi discariche (una in Sicilia e una in Calabria) per un totale di 10 milioni di metri cubi;
  • verranno “lavati” a mare ulteriori 10 milioni di metri cubi, con effetti devastanti sulle specie marine che non si possono allontanare, come i coralli;
  • cementificazione dell’area dello Stretto – candidato dall’Unesco a “patrimonio storico dell’umanità”;
  • impatto su venti e sulle correnti con conseguenze negative nella biologia marina;
  • magnificazione del rischio sismico in un’area considerata tra quelle più interessate; rafforzamento del potere mafioso e del sistema clientelare che lo sostiene in tutti i suoi risvolti economici e di controllo sociale – a cui vanno aggiunti i costi umani nella costruzione del ponte, di cui la mafia sarebbe unica vera appaltatrice;
  • distruzione di intere comunità basate su pesca e turismo (da cui il no dei sindaci);
  • cancellazione di elementi paesaggistici e culturali legati allo Stretto;
  • depotenziamento del trasporto su acqua e del porto di Gioia Tauro;
  • aumento dell’inquinamento da strada, che si moltiplicherebbe trasformando la Calabria in un grande corridoio per il passaggio dei camion, con tutti i problemi di salute pubblica correlati.”

Per risollevare la disastrosa situazione economica finanziaria in cui versa il nostro paese, alle varie ricette e risoluzioni che dovrebbero accompagnare le varie fasi pre, durante e post Covid 19, mancava solo la riesumazione del Ponte sullo Stretto di Messina.

Sul G20 e su quest’ulteriore assemblaggio dei potenti della terra, daremo seguito ad ulteriori contributi ed iniziative, Lockdown ed impedimenti vari permettendo, anche perchè ricordiamoci che nel Luglio 2021 saranno 20 gli anni trascorsi dall’uccisione di Carlo Giuliani per mano di un carabiniere.

Ricreiamo 10,100,1000 Piazze e vie Carlo Giuliani.

 

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