Dalle piazze di Roma e di Torino ai nostri territori, quartieri e le piazze delle nostre città.

manifestazioni

Le centinaia di migliaia di uomini e donne che tra Novembre ed inizio di Dicembre hanno percorso le città di Roma e di Torino (le mobilitazioni nazionali di Roma contro il Decreto Salvini, Decreto Pillon “Non una di Meno” e la No Tav di Torino) hanno alleggerito un clima politico contrassegnato da derive autoritarie, razziste e reazionarie dell’attuale governo Salvini/Di Maio, ridando al contempo una boccata d’ossigeno al fronte politico d’opposizione in Italia.

Dare priorità all’agire locale per poter ripartire anche dalle tre grandi mobilitazioni di questi giorni!

Storicamente in Italia, nelle fasi più importanti per la Sinistra Rivoluzionaria, le mobilitazioni nazionali rappresentavano la sintesi di quel che localmente si produceva politicamente al fine di incidere e/o contrastare politiche governative, così come in occasioni di eventi straordinari e tragici legate alla solidarietà Internazionalista, alle guerre imperialiste, alla repressione e all’antifascismo.

E’più di un decennio, dai primi anni successivi a Genova 2001, che  le varie mobilitazioni nazionali rappresentano stimoli ed entusiasmi  da poter trasferire in ambito territoriale dove,però, non sempre è corrisposto il rafforzamento del Movimento politico d’opposizione territoriale/locale per cui le mobilitazioni nazionali o rimangono fine a se stessi o determinano sussulti politici di breve durata .

Tutto ciò in una fase storico/politica contrassegnata dall’enorme  arretramento politico del fronte politico di opposizione della sinistra in generale sia in ambito nazionale che internazionale.

Sulla necessità di quanto sopra, sinteticamente evidenziato, si inquadra e/o si inserisce anche il dibattito svoltosi Lunedi 3 Dicembre presso il Circolo Arci Mumble Rumble, a cui hanno partecipato compagne/i  espressioni dell’impegno politico locale che, seppur nelle diversità, hanno manifestato la volontà di dare continuità, di unire le forze e le esperienze per dare vita ad un fronte politico in grado di contrastare non solo il Decreto Salvini ma per uscire , specie nella nostra città, da un clima politico narcotizzato con evidenti segnali di  semi-rassegnazione.  

Partire dal D.L. Sicurezza in quanto palese rappresentazione del chiaro intento di affossare per ”manu militare” quanto determinato dalle lotte dei Movimenti in Italia in questi ultimi decenni riguardanti le problematiche sociali legate alla precarietà come il Reddito di Cittadinanza, il diritto ad  abitare così come l’impedimento delle Grandi Opere (Ponte sullo Stretto di Messina,TAP/TAV/MUOS) delle costruzioni delle Centrali Termo Elettriche così come degli  Inceneritori.

A dimostrazione di quanto sopra, è l’inasprimento delle pene previste nel Decreto Sicurezza di Salvini per reati legati alle forme di lotta degli scioperi sociali dei disoccupati e precari ed alle mobilitazioni in difesa della salute e dell’ambiente, che può rappresentare una vera spada di Damocle che si pone sulla testa dei Movimenti e delle libertà individuali e collettive.

Per tali motivi si rende necessaria un’opera di smantellamento della struttura portante del Decreto Salvini tenendo conto di alcune riflessioni e spunti emersi anche nel dibattito del 3 Dicembre scorso come:

  • informare e controinformare il decreto Salvini nei vari punti denunciando, con iniziative e mobilitazioni, l’aspetto antipopolare e repressivo del Decreto teso a limitare le libertà di manifestare e reprimere penalmente le classiche e storiche forme di lotte sociali (blocchi stradali, occupazioni di case, difesa delle aree);
  • costituire una rete giuridica di soccorso;

I timori della tenuta democratica e la difesa delle agibilità politica nel nostro paese debbono rafforzare le volontà, senza facili scorciatoie e opportunistici atteggiamenti, di riprendere la visibilità politica, specie nella nostra città, ritornando ad essere punto di riferimento specie di quelle fasce sociali precarie ricattabili, un tempo nostri referenti, facili prede di linguaggi, comportamenti e culture razziste omofobe.

Creare una Rete in grado di valorizzare le varie esperienze nonchè, il capitale umano ed il patrimonio politico attualmente r/esistente nella città che, pur mantenendo le diversità, individui punti e pratiche unificanti  tese a:

  • riprendersi le piazze e l’agire politico nelle scuole e nei quartieri;
  • riaprire la tematica degli spazi sociali in città in aree non marginali per non lasciare al nulla ed al deserto della falsa ed ipocrita immagine della città turistica e/o cartolina che nasconde i drammi di una comunità contrassegnata da tristi primati quali l’emigrazione e la fuga verso il Nord ed all’estero, le povertà, l’uso di droghe, alcol ed antidepressivi il tutto in un contesto socio culturale di Salerno la cui denominazione di “città babba e plebea” risulta al momento essere la più appropriata;

   Associazione Culturale Andrea Proto/Centro Sociale Jan Assen Radioasilo.it