Dal terremoto in Campania di quel 23 Novembre 1980 ai fiumi di fango nel Nuorese e nel Crotonese di questi giorni di fine Novembre.

terremoto

 

In questi 40 anni cosa è cambiato?

 Nulla è cambiato anzi si va di male in peggio!

Dai disastri ambientali (Terremoti, alluvioni, scempi ambientali, cambiamenti climatici, scioglimento dei ghiacciai, inquinamento dell’aria e dell'acqua, desertificazione, distruzione della Foresta Amazzonica) alla Pandemia del Covid-19 quel che appare evidente che il nostro pianeta sta per entrare in un giro di boa molto preoccupante per cui necessita una doverosa ed energica pratica di interventi tesi almeno alla riduzione del danno.

Nella consapevolezza che esistono fenomeni naturali, come i terremoti, che non si possono fermare/evitare/prevenire ma, ridurne e limitarne i danni, riferiti  principalmente all’ingente numero delle vittime provocate dai fenomeni tellurici, questo si è possibile.

Basterebbe, necessariamente, debellare ogni forma di speculazione edilizia iniziando a mettere in atto tutte quelle misure di urbanizzazione che rispettino, da un lato quei parametri indicati da tantissimi anni da Geologi e studiosi e, dall’altro modificare radicalmente il modo di concepire l’assetto urbanistico ed abitativo condizionato/legato, da sempre, alla cementificazione ed all’aggressione selvaggia del territorio.

In riferimento a quanto sopra descritto subentrano le responsabilità dell’uomo e, precisamente, non della massaia e delle normali persone ma dello sviluppo capitalista che antepone il profitto all’umanità considerata merce.

Per ritornare al tema ed al titolo su che cosa è cambiato in questi 40 anni da quel 23 Novembre del 1980, anniversario sul quale non si contano più le iniziative, i dibattiti ecc., come spesso facciamo, ci appelliamo alla memoria storica, riproponendo testi e documenti riguardanti quelle stragi che, ormai alla luce dei  tragici fatti storici, non è sbagliato considerale preannunciate.

A tal proposito riportiamo il volantino del Movimento Dei Disoccupati dieci anni fa, a cui seguirà una traccia del documento presentato in una iniziativa pubblica nel Maggio 2009 legata al terremoto dell’Aquila con analisi politiche cifre e dati anche legate alla ricostruzione e per terminare un volantino del Movimento dei Disoccupati legato al Terremoto dell’Aquila del 2016.

“A 30 anni dal terremoto, nulla è cambiato Siamo sempre terremotati.”

 Il 23 Novembre non può trasformarsi in una mera giornata del ricordo e/o di come eravamo, per pulirci la coscienza per ciò che in 30 anni non è stato fatto.

Il 23 Novembre del 2010 è iniziato a Salerno il processo al Movimento dei Disoccupati Salernitani, altri 9 disoccupati sono stati incriminati per la protesta simbolica presso il Porticciolo Masuccio Salernitano ed altre denunce pendono sul capo di altri componenti del Movimento per la protesta sotto la Provincia .

I provvedimenti giudiziari contro il Movimento dei Disoccupati rei di reclamare un diritto quale il lavoro, tra l’altro riconosciuto da atti pubblici , sono la testimonianza di quello che a Salerno come a Napoli e nella Regione  Campania, a distanza di 30 anni nulla è stato fatto per risolvere il dramma atavico della disoccupazione.

A dimostrazione che nulla è cambiato dal quel 23 Novembre 1980, lo attestano le  immagini, ormai cicliche, da quelle legate alla vicenda dei rifiuti/discariche a quelle delle continue emergenze dovute alle frane, smottamenti ed alluvioni causate del dissesto idrogeologico e della mancanza di un vero e serio programma di intervento in difesa dell’ambiente, tanto è vero che bastano 36 ore di pioggia e/o di una mareggiata per mettere in ginocchio l’economia di intere comunità come quella di Salerno e della maggior parte del sud della Provincia di Salerno.

Alla crisi idrica di questi giorni che sta mettendo in crisi l’economia salernitana (bar, ristoranti, laboratori artigianali ecc..) si aggiunge l’emergenza lavorativa che vede ingrossare sempre di più le fila dell’esercito dei emigranti (un salernitano su tre emigra al nord o all’estero) per non parlare di quella abitativa e delle povertà.

Le immagini delle autobotti del 1980, di quel senso di precarietà e di paure negli sguardi della gente di allora, sono le stesse immagini che si leggono oggi negli occhi di coloro che vivono e sentono la fragilità di una paese/città dove basta una pioggia per incutere paura (vedi Sarno, Atrani ecc.)

Facciamo si che il 23 Novembre non diventi la giornata dell’ipocrisia, dove basta il ricordo per pulire le coscienze di quelle categorie e classi politiche, imprenditoriali e  professioniste che nulla hanno fatto e fanno per farci uscire dalla categoria di eterni terremotati/disastrati. 

Che il 23 Novembre sia, al contrario, un giorno dove ci si interroghi come comunità, su come ci rapportiamo con la natura, facciamo sì che a partire dallo Stato di Calamità attuale si faccia di tutto affinché le Istituzioni intervengano rapidamente ed urgentemente per salvaguardare l’ambiente, partendo dal rafforzamento degli argini dei fiumi e dalla riforestazione utilizzando i fondi messi a disposizione dal nuovo Piano Regionale del Lavoro.

Che il Governo Nazionale e le Istituzioni locali quali il Comune la Provincia e la Regione si attivino immediatamente per risarcire i danni a quelle attività cadute in crisi.

Non si può vivere costantemente in emergenza ed avere paura di fenomeni climatici che, nei periodi autunnali invernali e primaverili determinano il terrore di frane ed alluvioni e d’estate gli incendi boschivi.

 Non vogliamo più essere terremotati e trattati da plebei!

Comitato Corsisti del Progetto Conoscenza e Lavoro

Al volantino riproponiamo tracce del documento di apertura del dibatto pubblico nel Salone della Provincia di Salerno organizzato dal Centro Sociale Asilo Politico,  nel Maggio 2009, a cui parteciparono l’Assessore alla Protezione Civile del Comune di Salerno, il Movimento dei Disoccupati, ed un compagno del Comitato Terremotati dell’Aquila:

 Analisi sul terremoto 1980 in Campania: 

“dai dati che caratterizzarono e condizionano tutt’ora un’area geopolitica quale la Campania dove la/le ricostruzioni (per modo di dire) determinarono e determinano ancora oggi una scellerata gestione sia del territorio che l’uso del danaro pubblico.

La commistione di ieri tra politica e malaffare, su come siano stati gestiti i Miliardi di Lire di all’ora per ciò che hanno riguardato gli aiuti sia in beni primari (generi alimentari, sanitari, vestiari ecc..), durante la fase critica dei giorni e delle settimane successive la scossa/le scosse che per la ricostruzione, ha sancito sia per la Campania che per l’intero Meridione il sodalizio di un sistema di potere criminale che specula non solo sulla morte degli esseri umani ma che vuole determinare un’egemonia dell’intreccio tra potere politico criminale giudiziario e finanziario che storicamente ha impoverito e desertificato il Meridione, impedendo di fatto una reale emancipazione anche in termini culturali ed esistenziali di un’area geografica (il Sud) e che sull’abbrutimento anche delle relazioni umane“

 “ Solo grazie: 

alla capacità dei compagni dell’allora sinistra rivoluzionaria che fu’ presente fisicamente nei territori colpiti dal Sisma, con una presenza massiccia di compagni del Veneto e di Roma;

alle sottoscrizioni nazionali delle Organizzazioni Sindacali e della classe operaia del Nord;

al radicamento ed alla presenza reale dei compagni nell’intera Campania (Napoli- Salerno) con sedi, centri sociali, riuscimmo a contrapporci, con intelligenza e determinazione, allo strapotere Democristiano ed al potere dei Clan Camorristici dell’epoca.

La contrapposizione fu permessa anche grazie alle lotte dei Movimenti di Lotta da noi determinati e diretti (le occupazioni delle case, le lotte dei Disoccupati di Napoli e Salerno, la presenza di compagne/i nel mondo sanitario, il movimento studentesco) che insieme alle strutture politiche esistenti nei territori della Campania impedimmo di fatto la barbarie più completa.

Un ruolo importante fu svolto anche dalla presenza, dalle prese di posizioni e testimonianze del mondo culturale dello spettacolo indipendenti e sensibili (registi poeti, musicisti, pittori, scienziati docenti universitari ecc..) cosi come il mondo cattolico, quello pulito, che ridussero, in un certo qual modo il controllo del territorio alla malavita ed ai politici corrotti.

La portata di gravità e di barbarie di tale connubio (politico-delinquenziale), per essere più espliciti, non si fermava neanche sulla distribuzione del latte e del pane ai vecchietti, cosi come delle roulottes e delle coperte, tutto doveva passare dalle mani della camorra previo tangenti, favoritismi e pagamenti.

Il Terremoto del’1980, in pratica, rappresentò il salto qualitativo di quel sodalizio che  oggi si manifesta nell’alta Finanza ed Imprenditoria, nella questione dei rifiuti, del  riciclaggio di danaro sporco, del cemento e calcestruzzo e del trasporto che maggiormente all’ora si manifestava con la lupara ed omicidi.

La sottoscrizione della classe operaia italiana ed anche internazionale determinò la costruzione di 3 Centri Sociali (non come i nostri) a Salerno, Nocera e Battipaglia.

Comunque come compagni e come realtà Antagoniste della Campania da quella emergenza come da altre (colera) ne uscimmo indenni e determinandi, cosa che oggi al contrario dalla emergenza dei rifiuti ne usciamo con le ossa rotte.“

La gestione scriteriata e criminogena dei finanziamenti per la ricostruzione:

Contributi pubblici Stato italiano (all'anno 2000):

58.640 miliardi di lire (circa 30 miliardi di Euro) e la finanziaria 2007 prevede un contributo quindicennale di 3,5 milioni di euro per la ricostruzione (potevamo rifare a nuovo l’intero Meridione) nonostante queste cifre l’80% del territorio Campano  ancora è una zona rossa sia per i terremoti che per le frane che per le innondazioni, come il disastro  preannunciato che  avvenne nella notte del 5 maggio 1998, quando  una valanga di fango si stacca dalla montagna di Pizzo di Alvano e raggiunge alla velocità di 300 metri al minuti i comuni di Sarno, Siano, Bracigliano e Quindici, provocando la morte di 160 persone, di cui 137 solo a Sarno (Sa ), distruggendo centinaia di case ed anche qui i volontari di tutt’Italia hanno scavato senza sosta per oltre 800 ore salvando vite umane e liberando  Sarno e Quindici da circa 750 metri cubi di fango.

Determinare una Cabina di Regia tra: istituzioni (Comune, Provincia  e Regione) mondo sindacale, associazionismo, cultura università che permetta non solo la trasparenza sulla gestione dei fondi e degli aiuti ma che ipotizzi, a partire dalla tragedia subita, un modo vivibile ed eco-compatibile in termini urbanistici e che tanga conto del rapporto umano territorio (sia con criteri antisismici che di gestione energetica).

E‘ evidente che, a Salerno dal Centro Storico della città ai quartieri non si conosce  ancora la capacità di resistenza dei palazzi ad un eventuale (facendo corna) evento sismico, la maggior parte della città tranne il Centro Storico ha i palazzi costruiti nel boom edilizio tra gli anni 50 ed inizio anni 60 ed il 40% di essi ha avuto lesioni dal evento sismico del 1980.

Problema occupazionale creare comitati di disoccupati agendo dai Fondi Nazionali ed Europei non solo per la ricostruzione ed assistenza alle persone (noi verificammo che in seguito al terremoto vi fu un aumento di disturbi alla psiche e su vari aspetti comportamentali ed anche aumenti tumorali).

Ipotizzare sotto la direzione dell’Università progetti tesi alla salvaguardia ed alla prevenzione del territorio, ponendo il sapere critico a disposizione della rinascita della vostra area anche in termini culturali sociali sanitari ed anche esistenziali.

Porre l’attenzione sulla trasparenza ed il controllo sugli appalti specie per sub appalti dove trovano tanti spazi le organizzazioni criminali-

 Cenni storici sul Terremoto dell'Irpinia

 Il sisma che si verificò il 23 novembre 1980 e colpì la Campania centrale e la Basilicata. Caratterizzato da una magnitudo 6,9 della scala Richter, con epicentro nel comune di Conza della Campania (AV), causò circa 280.000 sfollati, 8.848 feriti e 2.914 morti.

La scossa

Il terremoto colpì alle 19:34[di Domenica 23 novembre 1980: una forte scossa di magnitudo 6,9 sulla scala Richter, della durata di circa 90 secondi colpì l'area del Vulture, posta a cavallo delle province di Avellino, Salerno e Potenza. Tra i comuni più duramente colpiti vi furono quelli di Sant'Angelo dei Lombardi, Lioni, Castelnuovo di Conza, Torella dei Lombardi, Conza della Campania, Teora, Laviano, San Mango sul Calore, Calabritto, Caposele, Senerchia. Gli effetti, tuttavia, si estesero ad una zona molto più vasta interessando praticamente tutta l'area centro meridionale della penisola: molte lesioni e crolli avvennero anche a Napoli interessando molti edifici fatiscenti o lesionati da tempo e vecchie abitazioni in tufo; a Poggioreale crollò un palazzo in via Stadera, probabilmente a causa di difetti di costruzione, causando 52 morti. Crolli e devastazioni avvennero anche in altre province campane e nel potentino, come a Balvano dove crollò una chiesa al cui interno morirono 72 persone, di cui 62 bambini, che stavano partecipando ad una messa.

I danni di maggior rilievo furono registrati nella zona sopra detta, che vide numerosi paesi completamente distrutti, ma anche tutta la parte centro-settentrionale della Basilicata fu coinvolta dal disastroso terremoto, lo stesso capoluogo lucano fu distrutto al 64%.

L'entità drammatica del sisma non venne valutata subito; i primi telegiornali parlarono di una scossa di terremoto in Campania dato che l'interruzione totale delle telecomunicazioni aveva impedito di lanciare l'allarme. Soltanto a notte inoltrata si cominciò ad evidenziarne la più vasta entità. Da una prospezione effettuata nella mattinata del 24 novembre tramite un elicottero vennero rilevate le reali dimensioni del disastro. Uno dopo l'altro si aggiungevano i nomi dei comuni colpiti; interi nuclei urbani risultavano cancellati, decine e decine di altri erano stati duramente danneggiati.

I numeri

Durata della scossa principale: circa 90 secondi

  • Morti: 2914
  • Feriti: 8848
  • Comuni colpiti: circa 70 "disastrati", circa 200 "danneggiati"

La ricostruzione

La ricostruzione fu purtroppo uno dei peggiori esempi di speculazione su di una tragedia. Infatti, come testimonia tutta una serie di inchieste della magistratura, per le quali sono state coniate espressioni come Irpiniagate, Terremotopoli o il terremoto infinito durante gli anni della ricostruzione si sono inseriti interessi loschi che hanno dirottato i fondi verso aree che non ne avevano diritto, moltiplicando il numero dei comuni colpiti. Più di 70 centri sono stati integralmente distrutti o seriamente danneggiati e oltre 200 hanno avuti consistenti danni al patrimonio edilizio. Centinaia di opifici produttivi e artigianali sono stati cancellati con perdita di migliaia di posti di lavoro e danni patrimoniali per decine di migliaia di miliardi.

Il numero dei comuni colpiti è però stato alterato per losche manovre politiche e camorristiche lievitando nel corso degli anni. Alle aree colpite, infatti, venivano destinati numerosi contributi pubblici (stime del 2000 parlano di 58.640 miliardi nel corso degli anni) ed era interesse dei politici locali far sì che i territori amministrati venissero inclusi in quest'area. La ricostruzione, nonostante l'ingente quantità di denaro pubblico versato è stata per decenni incompleta. A Torre Annunziata esistono due quartieri distrutti dal terremoto del 1980, ma malgrado i miliardi stanziati, ancora non è stata completata la ricostruzione. Quei quartieri oggi sono diventati un cancro che ha contaminato l'intera città, divenendo la principale roccaforte della camorra ed una delle più agguerrite piazze di spaccio della regione Campania.

Evoluzione dei numeri nel corso degli anni

Regioni colpite: 3 - Campania, Basilicata e Puglia

  • Numero di Comuni colpiti: 687 (542 in Campania, 131 in Basilicata e 14 in Puglia) di cui 3 disastrati
  • Superficie colpita: 17.000 km²
  • Popolazione coinvolta: 300.000 abitanti
  • Abitazioni ricostruite a spese dei contribuenti: 150.000
  • Contributi pubblici Stato italiano (all'anno 2000): 58.640 miliardi di lire (circa 30 miliardi di Euro)
  • La finanziaria 2007 prevede un contributo quindicennale di 3,5 milioni di euro per la ricostruzione.

Fondi e appalti

La prima stima dei danni del terremoto venne fatta nel 1981 e parlava di circa 8000 miliardi di lire. La stessa cifra venne rivista varie volte, fino a raggiungere quota 60000 miliardi. In Irpinia la Guardia di Finanza scoprì fienili trasformati in piscine olimpiche mai ultimate, o in ville. Individuò finanziamenti indirizzati a imprenditori plurifalliti e orologi con brillanti regalati con grande prodigalità ai collaudatori dello Stato. Il senatore DC Ortensio Zecchino nel 1980 fece mettere anche decine di centri irpini e sanniti coinvolti in un sisma di 26 anni prima. Nel marzo del 1987 i giornali rivelarono che le fortune della Banca Popolare dell'Irpinia erano strettamente legate ai fondi per la ricostruzione dopo il terremoto in Irpinia del 1980. Tra i soci che traevano profitto dalla situazione c'era la famiglia di De Mita con Ciriaco proprietario di un cospicuo pacchetto di azioni che si erano rivalutate grazie al terremoto. I titoli erano posseduti anche da altri parenti. Seguì un lungo processo che si concluse nell'ottobre del 1988 con la sentenza: Secondo i giudici del tribunale romano chiamato a giudicare sulla controversia, era giusto scrivere che i fondi del terremoto transitavano nella banca di Avellino e che la Popolare è una banca della Dc demitiana. Appresa la sentenza, l'Unità pubblicò il 3 dicembre un articolo in prima pagina dal titolo eloquente: «De Mita si è arricchito con il terremoto». Nell'inchiesta denominata "Mani sul terremoto"[19] saranno coinvolti l'on. Ciriaco De Mita, l'on. Paolo Cirino Pomicino, il sen. Salverino De Vito, l'on. Vincenzo Scotti, l'on. Antonio Gava, l'on. Antonio Fantini, l'on. Francesco De Lorenzo, l'on. Giulio Di Donato e il commissario on. Giuseppe Zamberletti. Sul coinvolgimento di politici e di vari amministratori si sono levate numerose denunce e promosse numerose inchieste.

  24 Agosto 2016 - Terremoto nel Centro Italia!

 Una l’altra strage preannunciata.

Siamo vicini alle popolazioni colpite dal Terremoto e ci uniamo al dolore di quanti hanno perso un proprio familiare.

Come collettivo, avevamo in programma di dedicare la pagina del nostro sito alle vicende, anch’esse molto tragiche, che si stanno macerando in terra siriana dove del numero dei morti tra le popolazioni inermi e civili ormai se ne stà perdendo il conto.

Ci è sembrato necessario ed umanamente doveroso esprimere il nostro punto di vista, in termini laici, sul terremoto che la notte del 24 Agosto e ha colpito i paesi della provincia di Rieti.

Nell’esprimere il nostro coinvolgimento umano-esistenziale per l’alto numero delle vittime (247 ed il numero è destinato a salire) uniamo anche la nostra attenzione per comprendere e capire, in termini laici, cosa è possibile fare al fine evitare che da un fenomeno naturale quale l’evento sismico si possano determinare stragi simili a bombardamenti che cancellano interi territori con i sui abitanti.

Chi meglio di noi, sopravvissuti a quel terremoto del 23 Novembre del 1980, può comprendere i drammi che ci accomunano con le popolazioni colpite da tali eventi tragici.

Anche le immagini di 50 anni di terremoti in Italia sono divenuti cliché che fermano il tempo a distanza di mezzo secolo assistiamo alle identiche scene, quelle dei soccorsi, dei volti delle persone impressi dal dolore di chi ha perduto tutto oltre ai propri cari di chi non ha più futuro e speranza di ritornare indietro nel tempo con le sue quotidianità.

Tali eventi, nonostante le loro tragicità, anche nei simbolismi allo stesso tempo ci rendono uguali le ed uniscono il Nord al Sud le varie umanità sia nella  somatizzazione del dolore impressa sui volti sia i cumuli di macerie che sostituiscono le immagini di quel che erano i paesi ed i nuclei abitativi pre terremoto.

Immagini e scene simili nel tempo dal terremoto del Belice 1968 ad Amatrice del 24 Agosto 2016.

Ma alle emozioni alle gare di solidarietà all’unità esistenziale-antropologica dei primi giorni post sisma o eventi simili, si ritorna nella assurda quotidianità della nostra Italia che si contraddistingue nel classico colpa di spugna e/o di azzeramento della memoria e della storia.

Come colti da amnesia e da quel desiderio inconscio di resta nell’attesa fatalista del prossimo evento drammatico, restando sempre in continua emergenza e senza far nulla per evitare le stragi a causa di tali eventi.

Evitare il fenomeno sismico dove non incide la mano dell’uomo è impossibile ma,  prevenire e ridurre i danni derivanti da esso è possibile, al contrario delle altre tipologie di emergenze dovute alle frane, smottamenti ed alluvioni causate dal dissesto idrogeologico e dalla mancanza di un vero e serio programma di intervento in difesa dell’ambiente.

A dimostrazione de quò sono sufficienti o 36 ore di pioggia e/o di una mareggiata per mettere in ginocchio l’economia di intere comunità.

I terremoti, così come altri eventi della natura sono per’altro stragi annunciate, in quanto, scienziati, sismologi, geologi, studiosi sono ormai decenni che lanciano gli allarmi, informano sulla fragilità del nostro ecosistema e le aree a rischio sismico ma nulla si fa per porre fine a tali stragi che, non si sbaglia a definirle annunciate.

Sono 50 anni che assistiamo solo al valzer dell’Ipocrisia che si manifestano nelle ricorrenze delle varie date delle varie date legate ai terremoti.

L’annovero dei tristi anniversari nei fatti si trasforma in giornata dell’ipocrisia, dove basta il ricordo per pulire le coscienze di quelle categorie e classi politiche,  imprenditoriali e professioniste che nulla hanno fatto e fanno e faranno per fare uscire gli italiani dalla categoria di eterni terremotati/disastrati. 

Nonostante i giorni, mesi ed anni che hanno segnato mezzo secolo della nostra vita Repubblicana il popolo italiano sembra essere senza memoria:

14 Gennaio  1968 in Belice6 Maggio 1976 Friuli 23 Novembre 1980 Irpinia - 26 Settembre 1997 Umbria e Marche - 31 Ottobre 2002 Molise - 6 Aprile 2009 Aquila - 20 Maggio 2012  Emilia Romagna

Nonostante i 50 anni di terremoti in Italia in cui solo il ricordo delle tristi date, come comunità, locali e nazionale, avrebbero dovuto, in questi decenni, non solo porci seri interrogativi ma avremo dovuto far di tutto affinché che le Istituzioni intervenissero con urgenza con politiche e provvedimenti seri al fine di  salvaguardare l’ambiente evitando e/o riducendo il numero delle vittime....viviamo  costantemente in emergenza ed abbiamo paura di fenomeni climatici che, nei periodi autunnali invernali e primaverili determinano il terrore di frane ed alluvioni e d’estate gli incendi boschivi.

 Cosa si può fare nell’immediato nelle aree a rischio sismico come Salerno?

Si potrebbe determinare una Cabina di Regia tra: istituzioni (comune provincia e regione) mondo sindacale, associazionismo, cultura università che ipotizzi/progetta , un modo vivibile eco-compatibile anche in termini urbanistici tenendo conto del rapporto umano territorio (sia con criteri antisismici che di gestione energetica);

Si dovrebbe creare l’anagrafe dei palazzi a Salerno, è dal terremoto del 1980 che dal Centro Storico al resto della città, non si è a conoscenza della capacità di resistenza dei palazzi ad un eventuale (facendo corna) evento sismico, la maggior parte della  città tranne il Centro Storico ha i palazzi costruiti nel boom edilizio tra gli anni 50 ed inizio anni 60 ed il 40% di essi ha avuto lesioni dal evento sismico del 1980.

Basterebbe che l’attuale Giunta Municipale attui tali misure volte alla prevenzione,  che possono essere intraprese nell'immediato. Le avvisaglie della natura, le previsioni, gli allarmi di geologi, sismologi e scienziati della materia ci sono tutti.

Decenni di disastri ambientali che si sarebbero potuti evitare e/o almeno ridurne gli ingenti costi sia in termini di perdite vite umane che economici, decine e decine di miliardi di euro, se in Italia fosse stata operata una seria prevenzione territoriale.

Se non ora, quando ci decideremo a prevenire simili disastri?

 

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