Ciao Lorenzo
Rabbia ed impotenza sono state le prime reazioni alla notizia di un altro compagno combattente italiano, dopo Giovanni Francesco Asperti, ucciso a Baghouz , l'ultima roccaforte degli estremisti nella parte orientale della Siria.
Lorenzo, sparato alle spalle, è caduto insieme al resto del suo gruppo, vittime di una imboscata.
Lorenzo era un Libertario amava la vita, non sopportava le ingiustizie e per tale motivo la sua scelta di combattente in difesa delle donne dei bambini e del popolo Kurdo.
Lorenzo era un componente della brigata internazionale che combatte a fianco dei Curdi dell’YPG espressione del sentimento, dell’impegno e della solidarietà internazionalista che ha sposato la causa del popolo Kurdo.
Per capire chi era Lorenzo e per comprendere le motivazioni della sua scelta di combattente bastano ci affidiamo ad alcune interviste rilasciate e pubblicate da organi d’informazione.
Dall’intervista a Radio Onda Rossa:
''Il mondo non si volti dall'altra parte, noi esempio per tutti''
Dall’intervista al Corriere fiorentino:
«Mi chiamo Lorenzo, ho 32 anni, sono nato e cresciuto a Firenze. Ho lavorato per 13 anni nell’alta ristorazione: ho fatto il cameriere, il sommelier, il cuoco. Mi sono avvicinato alla causa curda perché mi convincevano gli ideali che la ispirano, vogliono costruire una società più giusta più equa. L’emancipazione della donna, la cooperazione sociale, l’ecologia sociale e, naturalmente, la democrazia. Per questi ideali sarei stato pronto a combattere anche altrove, in altri contesti. Poi è scoppiato il caos a Afrin e ho deciso di venire qui per aiutare la popolazione civile a difendersi».
Dalla lettera testamento nella quale anche la volontà di essere seppellito in territorio Kurdo:
"Ciao, se state leggendo questo messaggio significa che non sono più in questo mondo". "Nonostante questa prematura dipartita, la mia vita - scriveva Orsetti - resta comunque un successo e sono quasi certo che me ne sono andato con il sorriso sulle labbra. Non avrei potuto chiedere di meglio“
Dalle dichiarazioni della famiglia, a cui va un fortissimo abbraccio:
Dal padre Alessandro Orsetti
“Siamo orgogliosi di lui, della scelta che ha fatto", "ma ora siamo distrutti dal dolore. Da un anno e mezzo, cioè da quando è partito, stavamo in angoscia, più contenti quando lo sentivamo al telefono, in ansia quando stavamo un periodo senza sentirlo", ha detto il padre di Lorenzo, Alessandro Orsetti. "Quando decise di andare a combattere per i curdi, mio figlio ci disse che voleva fare qualcosa per loro, non voleva rimanere senza fare nulla, voleva aiutarli nella loro causa - ha continuato il padre di Orsetti –
Il padre dell'italiano ucciso dall'Isis: "Gli dicevamo 'vieni via'. Ma la sua era anche la nostra battaglia"
Da Erdal Karabey, portavoce della comunità curda in Toscana:
"Karabey ha spiegato di aver conosciuto Lorenzo Orsetti nel 2015, quando "iniziò a frequentare le nostre manifestazioni fatte per il popolo curdo a Firenze e in Toscana, e mi diceva, convinto, che questa guerra non è del popolo kurdo perché l'Isis è un pericolo per tutto il mondo'"
Lorenzo sei morto da partigiano, la tua coraggiosa scelta di vita anche come scelta di amore verso gli altri nel lanciare/lasciare un messaggio per noi tutte/i pone a noi tutte/i militanti la fatidica domanda sul vero significato del ”dare un vero senso alla nostra vita ed alla nostra esistenza”.
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