Che mondo di merda...!
L’espressione del gorilla in fotografia sembra essere pensierosa, preoccupata ed incazzata allo stesso tempo, quasi a testimoniare lo stato d’animo in cui versa una buona parte dell’umanità nel nostro pianeta compreso l’universo mondo della sinistra, nella sua complessività, a livello internazionale.
I timori di una involuzione/regressione eco/politico/ambientale a livello planetario, erano già presenti da tanto tempo nelle analisi, riflessioni, di varie umanità militanti (forze politiche, studiosi, intellettuali, scrittori ecc..) ma mai ci saremmo aspettati di assistere alla enorme precarietà socio/politica/economica/ambientale/esistenziale come quella in cui cui viviamo attualmente con la preoccupazione di non sapere quel che ci attende per il futuro, anche prossimo.
L’incubo nucleare, disastri climatici, desertificazione, aumento spropositato della povertà, esodi biblici di varie umanità in fuga da guerre e fame, il genocidio di quei popoli e comunità come quelle palestinese, Kurde, indios dell’amazzonia popolo mapuche da parte dei potenti della terra ecc…, l’intero pianeta, in pratica, sembra essere immerso in un vortice pericoloso da cui la percezione collettiva di una via d’uscita quasi non si intravede.
Per quanto sopra enunciato, senza andare troppo indietro nel tempo, è interessante anche per dare un contributo ad una riflessione collettiva, riportare alcune considerazioni ed esternazioni del professor Zygmunt Bauman nella la Lectio Magistralis dal titolo “Quali sono i problemi sociali, oggi?” svoltasi presso Salone dell’editoria Sociale di Roma nel 2011, 11 anni fa .
“se mi aveste chiesto di parlare della società e dei suoi mutamenti quarant’anni fa, avrei saputo perfettamente cosa dire; se me lo aveste chiesto vent’anni fa, probabilmente avrei avuto alcuni dubbi; oggi – dice quasi con tono di scusa – vago nell’oscurità, non so cosa dire”
“il modello capitalistico non potrà fare altro che creare ulteriori problematiche oltre a quelle già create fin qui ma che non è neanche plausibile tornare al socialismo. Quindi oggi noi tutti ci troviamo nella terra di nessuno”
Detto ciò Bauman inizia la sua lezione esternando che.
“Il 1° problema sociale siamo noi stessi, dice Bauman. Siamo noi che abbiamo la responsabilità dei nostri problemi, è il nostro stile di vita il problema. Se non risolviamo ciò, non è possibile andare oltre. Fino ad ora, secondo il professore, abbiamo inglobato in noi principalmente 3 assunzioni tacite, riassumibili in questo modo:
- abbiamo dato le problematiche sociali come finite;
- le problematiche sociali sono legate ad un deficit, ad una mancanza di conoscenza dalla cui velocità deriva la risoluzione delle sopracitate problematiche;
- una volta accumulata codesta conoscenza, essa è tale da permetterci di risolvere i problemi sociali.
“Oggi però, dice Zygmunt Bauman, nessuna di queste 3 premesse è più valida ed è questo il nostro problema. Oggi noi sappiamo che abbiamo un eccesso di sapere, il quale fa incrementare le idee, le quali di conseguenza fanno incrementare le risposte alle domande poste dalle problematiche sociali. Di fronte ad una tale vastità di idee, dice, come facciamo quindi a trovare qualcosa di sensato? Quali sono oggi gli strumenti per intervenire?”
“Bauman ci spiega che l’attuale crisi, che provoca la sensazione di smarrimento, dell’esser persi, è il prodotto di un’incessante deregolamentazione, del libero mercato, la cui forza avrebbe prodotto più ricchezza per tutti (si ricordi la “mano invisibile” di Adam Smith).
Ma oggi possiamo dire che non è andata cosi. E com’è andata invece?
Per rispondere a questa domanda, Zygmunt Bauman usa la metafora delle “terre vergini”. Una terra vergine, in quel momento non da alcun profitto ma se viene messa a coltivazione comincia a darne. Man mano che la metto a fertilizzare però, i profitti che ricaverò andranno via via decrescendo. Questa è una legge dell’economia.
Ergo ci sono limiti ai profitti che si possono ricavare. Il capitalismo è proprio questa continua, incessante ricerca di terre vergini da fertilizzare. Ma siccome la verginità si può perdere una volta sola, man mano che si è alla continua ricerca di tale verginità delle terre, esse prima o poi finiranno. Trent’anni fa, ricorda Bauman, ci fu chi trovò terra vergine. Essi erano persone che però non spendevano più di quanto avevano guadagnato, non usavano la carta di credito ma il libretto di risparmio. A fronte di ciò ci fu una martellante campagna pubblicitaria (Bauman ricorda quella effettuata in Inghilterra) per convincere le persone a passare alla carta di credito. Questo perchè? Semplicemente perchè con la carta di credito ci si indebita e le banche non vogliono che questo meccanismo di indebitamento delle persone termini poichè, in tal modo, le banche continueranno a fare profitti. Rimanendo in questo sistema, l’unico mezzo con cui l’individuo può uscire da questa situazione è il consumo.
Oggi, spiega, anche i nostri punti di vista sono stati commercializzati. Il nostro punto di vista non esiste più poichè c’è una terribile e perenne concorrenza tra gli esseri umani che ha portato alla perdita di quella che una volta era la solidarietà. Oggi abbiamo sempre meno tempo da dedicare agli altri, ai nostri figli. Le società di oggi sono individualizzate e non si immergono nella collettività.
“Qual’è quindi il risultato complessivo dell’indebolimento dei legami umani?” “E’ che siamo circondati da concorrenti, non più da amici.”
“Cinquant’anni fa il problema da risolvere era quello della classe proletaria.”
Quindi, analizza il professore, “ci troviamo proprio nell’interregno descritto da Gramsci: non sappiamo come fare, non sappiamo trovare strade alternative.
“La crisi consiste appunto nel fatto che il vecchio muore e il nuovo non può nascere: in questo interregno si verificano i fenomeni morbosi più svariati”.
“Oggi non si parla più di proletariato visto che, ad esempio, in Inghilterra la classe operaia è scesa sotto i 2 milioni”.
“Oggi si deve parlare di classe precaria, di precarietà”.
“Vivere nel precariato significa vivere in una condizione costante di terremoto, il quale non si sa da dove arriverà e quando arriverà. Sai solo che stai aspettando una catastrofe.”
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