SOSTENIAMO I PRIGIONIERI PALESTINESI IN SCIOPERO DELLA FAME

LIBERTA’ PER SA’ADAT E BARGHOUTI
LIBERTA’ PER TUTTI I PRIGIONIERI

«Non una singola casa sarà costruita in una colonia sionista come prezzo della mia libertà»
Ahmad Sa’adat
«Non sono un terrorista, ma non sono neppure un pacifista. Sono semplicemente un normale uomo della strada palestinese, che difende la causa che ogni oppresso difende: il diritto di difendermi in assenza di ogni altro aiuto che possa venirmi da altre parti».
Marwan Barghouti

ddd1Attualmente il numero dei detenuti nelle carceri dell’occupazione sionista ammonta a 5271, tra i quali si segnalano i 191 prigionieri amministrativi e i 202 ragazzini d’età compresa tra 14 e 18 anni. nonché leader membri del consiglio legislativo palestinese come Ahmad Sa’adat e Marwan Barghouti.Sa’adat, segretario generale del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, è detenuto nelle carceri israeliane dal 15 Marzo 2006, ossia da quando fu rapito con quattro dei suoi compagni a seguito di un’incursione militare israeliana alla prigione dell’Autorità Palestinese di Gerico, sotto controllo statunitense e britannico. Sa’adat sta scontando una condanna amministrativa di 30 anni sebbene segretario di un partito membro dell’OLP e quindi legittimo rappresentante del popolo palestinese. Sin dal suo arresto ha rifiutato di riconoscere la legittimità del tribunale dell’occupante dichiarandosi prigioniero politico e continuando la lotta dall’interno del carcere con ancora più determinazione concependo la detenzione quale ennesimo fronte di lotta entro cui deve misurarsi la Resistenza di un popolo.

Marwan Barghouti è una figura chiave del movimento palestinese di Fatah e membro del Consiglio legislativo palestinese. Il 15 aprile 2002, Israele catturò Barghouti, che venne imputato di omicidio con finalità terroristiche condotto da uomini al suo comando. I Palestinesi catturati per fatti di “resistenza” sono abitualmente giudicati da tribunali militari, ma per Barghūthī, Israele, a causa delle pressioni internazionali, fu costretto a organizzare un processo pubblico. Il leader palestinese si servì della tribuna che gli fu offerta dall’occupante per esaltare la propria causa della Resistenza. Durante tutto il processo, Barghuthī rifiutò di riconoscere la legittimità del tribunale israeliano.
I prigionieri politici palestinesi nelle carceri israeliane sono regolarmente sottoposti a tortura, vengono loro proibite o fortemente limitate le visite familiari, è inoltre altissimo il numero dei minorenni finiti in carcere: secondo un rapporto Onu dell’aprile scorso si calcola che dal 2002 ad oggi la media è di 2 minori arrestati al giorno, sovente con la semplice accusa di lancio di pietre.

Si calcola che dal 1967 ad oggi più di 800.000 palestinesi siano stai imprigionati.

ddd2Inoltre le forze di occupazione sioniste usano quotidianamente la pratica della detenzione amministrativa, chiudendo in carcere centinaia di palestinesi senza processo e senza contestare loro e ai loro avvocati i capi d’imputazione, se non il fatto stesso di essere arabi, producendo in tal modo una difesa non articolata, inefficace e ininfluente. Gli “amministrativi” sono esposti a un cattivo trattamento e a pesanti punizioni, come la negligenza nelle cure mediche, le restrizioni nelle visite degli avvocati, l’interdizione di visite di familiari e l’esposizione a torture fisiche e mentali. I familiari dei detenuti non possono assistere i loro cari durante i processi, perché le udienze, nei casi di detenzioni amministrative, restano segrete.

Oltre 200 prigionieri palestinesi sono attualmente in sciopero della fame nelle prigioni israeliane, in solidarietà con le decine di detenuti amministrativi che hanno rifiutato il cibo dal 24 di aprile. Sebbene a rischio della propria vita, essendo al secondo mese di questa lotta ad oltranza, sono decisi a non fermarsi fintanto che le loro richieste non saranno ascoltate, ossia finchè Israele non ponga fine alla politica di detenzione amministrativa.
La spietata detenzione amministrativa applicata in massa su uomini, donne e bambini in violazione del diritto internazionale, è uno degli strumenti utilizzati dall’occupante sionista per tentare di piegare la resistenza del popolo palestinese, che da più di 66 anni lotta per la propria liberazione.

FINO ALLA VITTORIA!

– COLLETTIVO HANDALA –

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