Si inizia dal Golpe in Perù per arrivare a…?
La vicenda del Perù con l’arresto di Pedro Castillo socialista, ex maestro elementare, figlio di contadini, che l’anno scorso era riuscito a conquistare la presidenza governativa per una manciata di voti su Keiko Fujimori, figlia dell’ex presidente Alberto Fujimori attualmente in carcere per corruzione, ripropone e necessita adeguate riflessioni sulle ormai storiche problematiche sulle perenni instabilità politiche dell’America Latina.
Ora il nuovo governo peruviano è guidato dalla vicepresidente Dina Boluarte che ha proclamato lo stato di emergenza su tutto il territorio nazionale per 30 giorni.
La Boluarte con la dichiarazione dello Stato d’emergenza con l’ausilio dell’Esercito e Polizia per le strade e nei punti strategici del Perù, in primis gli aereoporti, ha messo in atto il vero golpe e, manco farlo a posta gli Stati Uniti e l’Unione Europea hanno riconosciuto immediatamente Boluarte come leggittimo successore “a salvaguardia della democrazia e dell’ordine costituzionale”.
Sino ad ora Messico, Argentina, Colombia e Bolivia, continuano a riconoscere Castillo come presidente.
Alla notizia del Golpe della Boluarte, dell’arresto di Castillo con la successiva a condanna a 18 mesi di carcere stabilita dalla Corte Suprema, nel Perù, si è scatenata immediatamente la protesta popolare, dai contadini, specie del sud del paese, alle università agli istituti superiori.
Sono ormai giorni che si manifesta per le strade, si fanno blocchi sradali e già si fa la conta dei morti anche di minorenni uccisi dai proiettili dalle forze armate golpiste, purtroppo il triste bilancio dei morti e feriti è in continuo aggiornamento.
La Boluarte ha già bollato i manifestanti definendoli “prepotenti, persone pagate dai burocrati castillisti e infiltrati che facevano parte di organizzazioni terroristiche scomparse alla fine degli anni 90”, il solito clichè mediatico dei golpisti.
La Boluarte attualmente è sostenuta da Keiko Fujimori e da tutta la destra oligarchica degli affari il/leciti e ciò fa desumere che la Golpista Boluarte prima sarà usata e poi verrà tolta dalla scena, in pratica come è avvenuto per Castillo.
E’ pur vero parlare anche di errori compiuti da Castillo in questi 17 mesi di Governo, sarà stata forse l’inesperienza, la fiducia verso forze politiche del parlamento, il rinchiudersi prettamente nel suo ruolo presidenziale, distaccarsi dalla base politica del movimento popolare che lo ha sostenuto e permesso anche di vincere le elezioni, così come la continua pressione di Castillo sul suo governo per accelerare scelte strutturali come la modifica costituzionale caldeggiata anche dal Sindacato C.G.T.P ,senza tener conto di una maggioranza governativa risicata.
Quali scenari politici e sviluppi si attendono in America Latina a seguito del Golpe?
La Keiko Fujimori all’indomani della vittoria di Castillo aveva fatto intendere che non sarebbe stata a guardare ed i timori che questo golpe sia stato pianificato sarebbero seri.
La Destra festeggia e sostiene la Boluarte, sulla quale, al momento non ci è dato sapere della sua consapevolezza o no che tale Golpe potrebbe essere usato per qualcosa di ben più grave, ed ogni riferimento piani strategici e/o obiettivi degli USA/CIA, visti i pregressi storici in America Latina tale ipotesi non è per nulla da scartare .
Geograficamente il Perù confina con la Colombia,Brasile, Bolivia, Ecuador, per cui lo stesso potrebbe essere utilizzato come base di lancio per obiettivi che travalicano i confini peruviani finalizzati per azioni politiche militari/paramilitari contro quegli stati latinos i cui governi non rientrano nelle grazie degli USA.
E’ doveroso/necessario ricordare che, il sogno degli imperialisti USA (gringos) Yankees (Democratici e Repubblicani che siano) resta sempre quello di chiudere i conti con Cuba oltre che impedire che l’America Latina riesca ad crearsi e mantenere una propria autonoma fisionomia geopolitica/economica sganciata dagli Stati Uniti.
E’ sempre opportuno e necessario ricordarsi di tutte le fasi che hanno preceduto del Golpe in in Cile nel 1973.
Dal Golpe neonazfascista di Pinochet (11 Settembre 1973) in Cile all’arresto del Presidente del Perù Castillo Dicembre 2022, l’America Latina è sempre caratterizzata da una continua destabilizzazione governativa dei vari stati latinos, con la regia degli USA, specie se trattasi di governi di sinistra .
L’esperienza del Cile deve e dovrebbe sempre restare non solo nei nostri cuori esaminando allo stesso tempo quegli errori politici che hanno facilitato e permesso, contribuito e di conseguenza contribuito a determinare sia i vari tentativi che la realizzazione di vari Golpe, tenendo conto che i Gorillas Yankees, con tutti i mezzi necessari sia militari che economici, cercheranno sempre di impedire qualsiasi cambiamento politico a loro non gradito.
Come nel Cile, anche in Perù i protagonisti sono sempre gli stessi, sempre i soliti camionisti(padroncini) che con i loro scioperi,iniziano a creare quelle tensioni a cui fanno seguito quelle forze politiche, espressioni del capitalismo finanziario e parassitario (sempre imperante in America Latina) che con i loro bracci armati determinano quegli scenari politici che quando è il momento, mettono in atto, il classico ed ormai tristemente famoso “Golpe”.
La longa manus dell’Imperialismo USA nell’area geopolitica del’America Latina è resa possibile dalla complicità delle forze più reazionarie (proprietari terrieri, immobiliari, del trasporto privato, mondo della finanza, famiglie aristocratiche congiuntamente alle varie mafie, polizia, esercito forze paramilitari della destra fascista e nostalgici delle varie dittature (Brasile,Cile,Argentina, Uruguay ecc..) che creano e determinano quegli scenari e climi politici tesi sempre a rendere sempre precari quei governi, specie con maggioranze risicate, poco inclini agli interessi e profitti delle varie caste precedentemente citate.
Se a tutto ciò si aggiungono le varie lobbyes occidentali delle fonti energetiche, metalli preziosi del legno, il quadro dell’America Latina assume dei contorni e degli aspetti in cui il filo che sostiene quelle forme di governo di socialismo moderno e/o democrazia emancipata è sempre sottile.
Quel confine labile tra emancipazione e dipendenza è evidente anche nei neo governi latinos determinatisi anche a seguito delle rivolte del 2019 avvenute nelle capitali dei principali Stati Latinos da Santiago del Cile, Equador con San Francisco de Quito, per non dimenticare il Brasile e l’Argentina che hanno permesso la caduta, anche attraverso il voto delle masse popolari, dei vari governi di destra.
Il dato politico di svolta, il più recente è quello del Brasile, preceduto dal Messico, Argentina, Cile, Colombia, Perù, Honduras che, per quanto evidenziato sopra, renderebbe necessaria la riproposizione di quella Marea Rosa, iniziata alla fine degli anni Novanta e che ebbe il suo culmine nei primi anni Duemila.
E’ doveroso ricordare che la Marea Rosa, oltre a determinare un nuovo soggetto politico/sociale, le Comunidad, che permise ad aree geo politiche dell’America Latina di divenire un vero laboratorio politico/sociale.
Molti governi latinoamericani iniziarono alla redistribuzione economica a favore delle classi svantaggiate derivanti dagli enormi surplus di bilancio per finanziare politiche di redistribuzione derivanti dal boom delle materie prime”, cioè da un eccezionale aumento dei prezzi delle fonti d’energia, come petrolio e gas, ma anche del cibo, dei fertilizzanti e dei minerali, tutte cose di cui i paesi dell’America Latina erano forti esportatori.
Ai governi e stati della Marea Rosa di vent’anni fa, potrebbero aggiungersi i recenti governi di sinistra derivanti dai risultati elettorali delle recenti tornate elettorali come il Messico e la Colombia, governi dove la sinistra non era particolarmente forte ed erano alleati storici degli Stati Uniti.
Nell’elenco dei governi Latinos fragili e quindi a rischio Golpe oltre al Perù c’è il Brasile attuale con Lula Presidente, ed è per tale motivo che si rende necessaria la solidarietà transnazionale tra i nuovi governi latinos in grado anche di affrontare e risolvere politicamente quelle problematiche come quelle riguardano le comunità native che sono state sempre antagoniste ai governi di destra ed alle varie dittature come i Mapuche in Cile nei riguardi dei quali continua la forte repressione del governo cileno .
La vicenda della comunità native ed indigene in America Latina hanno un peso e ruolo politico enorme, le comunità indigene dell’Amazzonia brasiliana, dell’Amazzonia peruviana hanno creato governi territoriali autonomi per difendersi dall’estrattivismo e dalle mafie parastatali, tali governi autonomi rappresentano la volontà delle comunità di prendere il destino nelle proprie mani in piena autonomia dai governi centrali.
Mai fidarsi dei Democratici Cristiani mai disarmare il popolo
Cile docet!
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