Sciopero generale e sociale del 14 Novembre? … Alle buone intenzioni seguano i fatti!

Lo sciopero del 14 Novembre, che si è espresso in svariate forme in tante città Italiane, ha unito rivendicazioni sociali e politiche. L’area geo-politica che lo ha promosso ha posto i presupposti per la ricomposizione politica (una volta si diceva di classe) di un vasto fronte di opposizione.

Unire lo studente ai lavoratori, unire il disoccupato al militante dei Centri Sociali per non parlare del lavoratore autonomo con un giovane con la partita IVA, non può soltanto rappresentare un “ensemble” di parole d’ordine che mette insieme una umanità (arrabbiati/incazzati) ma deve concretizzarsi in qualcosa di diverso e di concreto. In un contesto nazionale ed internazionale è in gioco qualcosa di molto più grande e di questo (simbolicamente paragonato ad un enorme macigno che rischia di cadere sulle nostre teste) possiamo intuirne le gravità ma, non comprenderne le reali conseguenze.

Una parte consistente di questo macigno sulle nostre teste, in Italia, è rappresentato dall’attacco sistematico al Sindacato, non in quanto sigla ma, un attacco al significato universale ed alla sua storia, per cancellare la memoria storica dei diritti, dell’eguaglianza e della giustizia sociale. Questo attacco da parte dell’attuale governo, che unisce repressione poliziesca a populismo mediatico, si giustifica culturalmente con la contrapposizione della modernità sociale, raffigurata in un non ben definito “Capitalismo Moderno”, contro la vecchia cultura della Contrapposizione sociale tardo/novecentesco rappresentata dal sindacato, Centri Sociali e dai vari Movimenti studenteschi, per il diritto alla casa e ambientalisti.

Precarizzare, schiavizzare, reprimere ed azzerare le libertà sindacali è Moderno!

Reclamare il diritto ad un lavoro stabile e dignitoso, così come il diritto alla salute ed alla scuola pubblica è vecchio ed antiquato!

Un esempio salernitano di applicazione di modernità e di democrazia di concezione Renziana? Eccolo qua:
A Salerno a fine corteo, come da rituale, si decide di formare una delegazione per recarsi dal Prefetto, la Digos a questo punto decide di applicare il concetto della modernità Renziana selezionando i componenti della delegazione in base al requisito dei buoni e dei cattivi impedendo ad un militante del Centro Sociale Jan Assen, nonché sindacalista COBAS (sigla Sindacale promotrice a livello nazionale dello sciopero del 14 Novembre), in assenza della Responsabile della Confederazione di Salerno, nonché invitato dagli studenti a far parte della delegazione ecc…, perchè non ben visto dalla funzionaria Digos.
Viene negato il diritto al compagno di fare parte della delegazione. Il massimo della modernità è stato l’atteggiamento della referente, prò tempore per la Questura, individuata nella Segretaria di Rifondazione Comunista di Salerno che non ha espresso neanche un minimo di indignazione in merito a questo grave comportamento delle forze del disordine.

Anche questa è modernità!

centro sociale autogestito Jan Assen – Salerno

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