Salvini e le Macellerie Sociali delle Carceri italiane

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Detenuto trovato morto in cella, nuova protesta a Poggioreale

Delle condizioni di vita dei detenuti nelle carceri italiane nessuno ne parla così come nessuno pone l’accento sulle incidenze peggiorative su di esse della Legge sulla Sicurezza di Salvini.

Come la Legge sulla Sicurezza di Salvini è passata attraverso l’uso “dell’arma della distrazione di massa rappresentato dal pericolo mussulmano e dall’invasione degli africani in Italia", idem per la nuova “Legge sulla legittima difesa” speculando sull’aspetto di garantire maggior sicurezza agli italiani nonostante che i reati di rapina o di furto in appartamenti risultano essere in calo, così l’uso mediatico/demagogico di terminologie del tipo “Buttare la chiave” gettando negli occhi al popolino con forme pseudo giustizialiste, tra l’altro, condiviso da tutte le forze politiche, il codice penale viene più volte modificato.

Man mano viene ad essere sempre più chiaro il vero obiettivo cioè quello di impedire e limitare in Italia ogni forma di opposizione sociale e politica all’attuale Governo ed ai programmi reazionari della Destra ed è matematica conseguenza comprendere in questa svolta reazionaria il carcere a cui si dà prettamente il ruolo terminale dell’aspetto punitivo senza recupero che determina sempre di più il peggioramento delle condizioni di vita dei detenuti.

Il tutto mentre l’Italia non è solo un paese più sicuro e meno violento che in passato ma è anche uno dei paesi europei in cui si uccide meno.

Per quanto detto sopra diventa sempre di più necessario smascherare la Legge Salvini sulla sicurezza e sull’uso delle armi, facendo opera di controinformazione e di denuncia smontando l’architrave della stessa basata sulla paura.

Fare opera di controinformazione diventa fondamentale anche per levare quel sostegno popolare anche di fasce sociali sottoproletarie,  precarie ed emarginate che rappresentano tra l’altro il 70% della popolazione detenuta.

 

Il Carcere sempre più vera macelleria sociale..

Mentre per i propri politici corrotti, il PD, la Lega di Salvini e la Meloni e Forza Italia si stracciano le vesti appellandosi al garantismo, per le condizioni di vita delle detenute/detenuti che sovraffollano le carceri italiane cala il silenzio ed il buio.

Le rivolte nelle carceri Campobasso e di Poggioreale e le proteste dei detenuti avvenute nelle varie carceri italiane dall’inizio del 2019 pongono a noi tutte/i la necessità ed il dovere non solo di attenzionare e vigilare sulle continue violazioni alla dignità umana  della popolazione detenuta ma anche quella di smascherare la vera finalità della Legge sulla sicurezza di Salvini.

Le rivolte di Campobasso e Poggioreale esprimono i disagi reali che si vivono nelle carceri italiote causati dal sovraffollamento, condizioni igienico sanitarie pessime, celle poco più grandi dei nostri sgabuzzini che costringono a vivere, in pochi metri quadri con letti a castello anche 10 persone e con “servizi igienici” separati da muretti dove la parola privacy è un sogno come la mancanza di momenti di socializzazione.

Ad una non vita nelle carceri, origine di tantissimi esempi di comportamenti autolesionisti, esaurimenti nervosi, depressioni, il Regime Carcerario italiano offre l’uso di psicofarmaci ed anti depressivi che dal 25% è passato al 60%.

Con i primi caldi con le temperature elevate con l’afa in Estate ed il freddo d’inverno con caldaie che si rompono in quanto impianti ormai datati chiunque rabbrividirebbe a immaginare la propria vita in quelle celle.

Le rivolte di Campobasso e Poggioreale sono state espressioni di solidarietà verso detenuti sofferenti e nel caso di Poggioreale si è impedito il verificarsi anche di un nuovo caso Cucchi.

“Inferno Poggioreale, il racconto della mamma di Luciano: «La rivolta per aiutare mio figlio» «Mio figlio ha sbagliato ma non deve pagare con la vita»

Come nel Carcere di S. Maria Capua Vetere «C’è una detenuta con un orecchio che sanguina da mesi perché da oltre un anno è in lista per una visita medica che non si concretizza ma di esempi simili sparsi nelle carceri italiane sono tantissimi.

La nostra Costituzione recita “le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”.

  • All’inizio dello scorso anno i carcerati erano circa 58.500, mentre ora sono quasi 60mila (di cui circa diecimila in attesa di giudizio), a fronte di una capienza di poco più di 50.500 posti.
  • Aumento del numero dei suicidi (64 nel 2018 rispetto ai 50 dell’anno precedente). L’età media delle persone detenute che si sono uccise è di 37 anni (la persona più giovane, che si è data la morte nella Casa circondariale di Udine, ne aveva 18, quella più anziana, nella Casa circondariale di Grosseto, 66). Dei detenuti suicidi 32 erano italiani (30 uomini e 2 donne) e 32 stranieri (30 uomini e 2 donne). Nell’anno in corso le cose non vanno meglio: nei primi tre mesi sono già 10 le persone che si sono tolte la vita, circa una a settimana.

Una condizione allarmante certificata anche a livello internazionale  come certifica il Rapporto Space, diffuso il 2 aprile scorso, fotografa la situazione del sistema penitenziario negli Stati membri del Consiglio d’Europa al 31 gennaio del 2018.

  • Dal documento risulta che in Italia ci sono troppi detenuti in attesa di un primo giudizio o di una sentenza definitiva (il 34,5% contro una media europea del 22,4%), le nostre carceri sono tra le più affollate del continente e il nostro Paese è tra quelli con la più alta percentuale di persone condannate per reati legati alla droga: 31,1% rispetto a una media europea del 16,8%.
  • Dai dati Space, emerge inoltre che per ogni 100 posti disponibili nelle carceri italiane ci sono 115 detenuti e che tra il 2016 e il 2018 la popolazione carceraria italiana è aumentata del 7,5%.
  • Tra gli otto Stati con carceri sovraffollate, l’Italia è al quarto posto, dopo la Francia (116,3 detenuti per ogni 100 posti), la Romania (120,3) e la Macedonia del Nord (122,3).  

     

Mentre il numero dei reati è in costante calo da anni

Nella relazione annuale sulla sicurezza presentata a febbraio al Parlamento, il ministero dell’Interno ha dichiarato che:

  • nel 2017 i delitti sono calati del 2,32% rispetto al 2016. Un trend confermato nei primi nove mesi del 2018, durante i quali, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, i delitti sono diminuiti dell'8,3%.
  • Da gennaio a settembre 2018, rispetto agli stessi mesi del 2017, gli omicidi volontari sono calati del 18,5%, così come le rapine (-9,%), con una diminuzione molto rilevante di quelle in banca (-30%) e in appartamento (-15,6%).

Nonostante questo, facendo leva su un’indistinta e indotta percezione pubblica di insicurezza il nostro è quello in cui il tasso di detenzione è aumentato di più e l'affollamento del sistema penitenziario italiano è ancora in crescita e sfiora attualmente il 120%.

Come non è vero  che...

  • Con l’aumento dell’immigrazione è aumentato il numero degli stranieri detenuti.
  • Non è vero che gli stranieri sono un pericolo per la sicurezza.
  • Non è vero che gli stranieri commettono reati più gravi. Se cresce il numero dei detenuti, diminuisce in numeri assoluti ed in percentuale quello degli stranieri in carcere che conferma la non esistenza di alcun connubio immigrazione – criminalità;
  • Negli ultimi dieci anni sono diminuiti di oltre 1.000 unità: gli stranieri erano il 34,27% al 31 dicembre 2017, il 33,9% al 31 dicembre 2018 e sono attualmente il 33,6%. Se nel 2003 su ogni cento stranieri residenti regolarmente in Italia 1,16 finiva in carcere, oggi la percentuale è scesa allo 0,36% (considerando anche gli irregolari)

E’ nelle macellerie sociali (carceri, quartieri, come nei luoghi di sofferenze i reparti psichiatrici), sino a qualche tempo fa prioritario nel nostro agire politico, che bisogna riprendere la nostra presenza e il nostro protagonismo politico.

Purtroppo in tali macellerie si stanno annidando e determinando in/culture che sfociano in comportamenti sociali che a volte rasentano la xenofobia, il razzismo, l'omofobia e l’odio verso i più deboli.

La tematica del carcerario è enorme e vasta, speranzosi in un nuovo  protagonismo politico delle nuove generazioni di militanti, terminiamo questo contributo/invito ad una riflessione collettiva con un pensiero semipoetico:

“Carissimi D’Alema, Bertinotti, Renzi, Minniti avit’ passà tant’ guai”

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