La “Salerno sono io” di concezione De Luchiana, il turismo politico della Sinistra Locale ed il plebeismo sempre di più imperante
Ai guai giudiziari recentissimi dei De Luchiani si allunga l’elenco delle “armi di distrazione di massa” da offrire in pasto al popolo plebeo:
- festività di San Matteo;
- le Luci d’Artista di Natale;
- la Piazza della Libertà;
- il Ripascimento delle spiagge del litorale cittadino;
- la Salernitana in serie A, con la speranza che i rimanga (sentimento da tifoso);
- in preparazione la costruzione del nuovo Ospedale;
Le affermazioni egocentriche di Vincenzo De Luca, nel post esito elettorale nelle città di Napoli e Salerno, con le quali si arroga il diritto proprietario sui due capoluoghi della Regione Campania non sono casuali ma sono forme propagandistiche da proporre in prima pagina nei quotidiani nazionali, in primis per nel programma di Crozza, con una regia ormai collaudata che in questi decenni ha prodotto ampi consensi elettorali e risultati politici importanti.
Al titolo di proprietà su Napoli e Salerno si aggiungono metodi ed esternazioni del De Luca che si rifanno al Re di Francia Luigi XIV il quale, con “L'état, c'est moi” (lo Stato sono io) leggittimò l’accentramento dei poteri dello stato nella propria persona dopo aver instaurato una monarchia assoluta per “volontà divina”.
Le esternazioni ed i comportamenti del De Luca fanno leva sul tasso di plebeismo politico culturale, derivante anche dalla dissoluzione della Sinistra, in cui versano alcune comunità della Regione Campania e, mentre per quanto riguarda la città di Napoli non possiamo proferir parola, al contrario per Salerno l’affermazione del Presidente della Regione Campania nonchè Sindaco di fatto della città di Salerno, “Salerno sono io” è appropriata e veritiera.
Il “Salerno sono io” conferma e rappresenta il tasso di plebeismo imperante nella nostra città che ciclicamente viene conclamato dagli esiti delle elezioni ammnistrative locali e presumiamo anche per le prossime elezioni regionali.
Come dare torto al De Luca Senior con un de DeLuca jr che riveste la carica di Deputato parlamentare nelle fila de P.D. con l’altro jr in procinto di un incarico di assessorato nella prossima Giunta Comunale propedeutico per l’investitura di Sindaco per l’anno 2026.
Siamo in presenza non solo al trentennale De Luchiano ma anche alla dinastica gestione della politica nella nostra città che è sostenuta e perorata dal PD a livello nazionale.
Al potere dinastico De Luchiano, dato sconfortante questo, ha contribuito i questi decenni la sudditanza ed il servilismo di una sinistra/sinistrata e delle Org.ni Sindacali i cui unici ruoli e scopi sono quelli del mantenimento dello ”status quo“ che perdura, non a caso, da trentanni.
Di fronte alla situazione sopra descritta, nessuna indignazione è avvenuta neanche da chi avrebbe dovuto svolgere un ruolo di opposizione in ambiti istituzionali a partire dal consigliere eletto 5 anni fa nella lista civica di sinistra “Salerno di Tutti” nel cui programma massima priorità era data al lavoro ed alla inclusione sociale ed alla informazione.
Così come è gravissima la mancanza di opposizione ed indignazione, specie nel quinquennio trascorso, per la privatizzazione ed esternalizzazione dei Servizi Pubblici come l’Igiene Urbana, la chiusura degli Uffici Comunali delle Anagrafe così come rischiano la chiusura di altri uffici/servizi pubblici fondamentali per i cittadini, dove, manco a farlo apposta, si è distinto per la totale e vergognosa assenza, l’ormai ex Consigliere Comunale della lista civica Salerno di Tutti.
La Privatizzazione selvaggia e lo smantellamento della Cosa Pubblica, non è altro che il risultato delle enormi le responsabilità storiche negli anni in cui maturavano e si indirizzavano le scelte politiche privatistiche di De Luca, nonostante la presenza di Assessori e Consiglieri appartenenti alla “Sinistra ed a Rifondazione Comunista sia della Triplice Sindacale che per l’indifferenza politica della Sinistra Locale".
Solo i Movimenti di Lotta per il Lavoro locali con le mobilitazioni e denunce pubbliche si sono opposti ai piani di privatizzazione del Comune, imbattendosi in questi anni contro il muro della Repressione e dell’indifferenza della sinistra locale che potremmo definirla turistica ed appariscente solo nelle scadenze elettorali.
Nella nostra città assistiamo al “turismo politico“ della Sinistra locale che, neanche dopo la batosta elettorale avuta il 4 Ottobre scorso, farà alcuna seria, doverosa ed onesta autocritica.
La scelta della sinistra locale nella città di Salerno ad assumere un ruolo quasi da spettatrice e/o da turista, i cui componenti come se non abitassero/vivessero in questa città forse deriverà dalla rassegnazione, dalla delega agli specialisti ed ai ragionieri della politica le cui uniche forme di vita si manifestano solo nelle occasioni elettorali, come se nella nostra città non esistessero problematiche serie e gravi preesistenti alla pandemia e peggiorate successivamente, in cui versa più del 70% della popolazione locale.
Che Salerno sia una città plebea e/o babba lo enunciammo già nel 2015 e a testimonianza di ciò riportiamo un articolo del 24 Settembre del 2015...
Della serie “ciò che il Mattino non dice” (dal sito www.ecn.org/asilopolitico)
Per comprendere il tasso di plebeismo raggiunto dalla nostra città, basta semplicemente ripercorrere la lettura delle prime pagine del principale quotidiano locale nella nostra città che da tre mesi (da Giugno al 22 Settembre) con titoloni foto e quant’altro quotidianamente ha catalizzato e focalizzato l’attenzione dei propri lettori e cittadini, oltre alle cronache giudiziarie e scandalistiche, su due notizie, così sotto sintetizzate:
“Voto al Comune di Salerno: De Luca jr nella lista Pd…"
“In Consiglio comunale dibattito sui fuochi per la processione di S. Matteo”.
Sarà per un motivo puramente commerciale, legato prettamente alla vendita delle tirature di stampa o tale quotidiano esprime il livello di arretratezza culturale, economica, sociale raggiunto dalla nostra città, in più di venti anni per la totale assenza o per meglio dire per la totale complicità e/o di un tessuto politico-culturale, divenuto ceto o casta?.
A conferma di quanto sopra nonostante la nostra città, con annesso il territorio provinciale, come risulta dai dati SVIMEZ, nella classifica dei tristi primati risulta essere posta nei primissimi posti per'alto tasso di disoccupazione (una/salernitano su due è disoccupato- uno su tre è emigrato al Nord e/o all’estero), tasso di fallimenti e chiusure di attività commerciali ed industriali, per numero elevato dei suicidi (70% per povertà e precarietà), per uso di droghe alcol ed antidepressivi, per le tasse più care d’Italia, per i fitti di case e magazzini più cari d’Italia, cementificazione e privatizzazione selvaggia del litorale marino.
Le catastrofiche cifre ed tristi primati sopra evidenziati dovrebbero suscitare in città almeno un po’ d’indignazione di dissenso a cui dovrebbero contribuire, forze politiche, il mondo della cultura, organi dell’informazione compresi.
Se ciò avvenisse, per Salerno verrebbe meno la considerazione di città plebea e/o babba.
A quanto pare, il ruolo di qualche organo informativo/disinformativo locale è quello di catalizzare, fossilizzare l’attenzione pubblica per 12 mesi l’anno, nella suddivisione quadrimestrale: quattro mesi per la processione di S. Matteo da (Giugno –Settembre) quattro mesi per le Luci d’Artista (Ottobre inizi di Febbraio) quattro mesi restanti per le vicende politico/giudiziarie del primo cittadino di Salerno.
Se il vivere quotidiano dei nostri concittadini è dettata dall’oblio e/o da una narcosi collettiva tutto ciò è permesso anche dal vuoto culturale dove l’informazione/disinformazione ha una certa importanza (berlusconi docet).
Tutto questo, pur r/esistenti nella nostra città forme ed espressioni del pensiero critico e di opposizione politico, che, in termini molto resistenziali, quotidianamente debbono fare fronte all’opera di marginalizzazione, delegittimazione portata avanti da un ceto politico il cui ruolo è quello del mantenimento dello “status quo” compreso il mantenere in vita il comune senso del pensiero plebeo (lamentio, servilismo, le risse del sabato sera, ostentazione dell’effimero e chi più ne ha più ne metta...)
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