RiPubblicizziamo i servizi pubblici partendo anche dalle strutture sportive!
Comunicato – COBAS COMUNE DI SALERNO
Godersi e vivere l’estate dovrebbe essere un diritto per tutte/tutti i salernitani non solo per i ricchi!
A Salerno una volta nei periodi estivi i salernitani potevano usufruire della Piscina Comunale (attuale Simone Vitale) di Torrione, c’erano una volta le Piscine Comunali e c’erano una volta le spiagge libere. Fino a qualche anno fa le strutture pubbliche esistenti a Salerno insieme alle spiagge libere garantivano il diritto alle famiglie Salernitane, da quelle agiate a quelle meno agiate, a trascorrere e viversi l’estate a Salerno senza alcun tipo di problema.
In una città turistica, i primi turisti dovrebbero essere i residenti altrimenti il concetto di città turistica si trasforma in una città sempre più divisa tra ricchi e pezzenti, divisione che è sempre più visibile e si esprime in modo sempre più umiliante per la povera gente, nei periodi come il Natale e nei periodi vacanzieri come l’Estate.
Salerno è la seconda città in Italia per il più alto tasso di disoccupazione e dove, non è possibile neanche quantificare il reddito medio procapite dei rispettivi cittadini in quanto, un salernitano su tre è emigrato al nord o all’estero, non è possibile neanche decifrare il numero reale dei disoccupati, una buona parte ha rinunciato ad iscriversi, in quanto sfiduciato, ai Centri per l’Impiego (ex Uffici di Collocamento), il 60% delle imprese risultano essere chiuse e/o fallite, il restante 15% in cassa integrazione ed il 25% caratterizzate dal lavoro nero e/o con forme molto atipiche /ambigue di rapporti lavorativi.
Avendo questo quadro, viviamo di fatto in una città fondamentalmente in pieno oblio, totalmente statica sotto tutti gli aspetti ed in tutti i campi della vita economica/sociale e culturale ed a cui si dovrebbe necessariamente porre rimedio partendo magari nel determinare una economia solidale/territoriale corrispondente ai reali problemi del territorio.
In una città come la nostra, le strutture pubbliche dovranno rappresentare necessariamente un ancora di salvataggio per le famiglie salernitane, a partire dai servizi pubblici, comprese le strutture sportive ricettive come per esempio le piscine e le spiagge pubbliche, ridotte tra l’altro, sia per l’erosione che per l’impressionante numero di stabilimenti privati, a pochissimi fazzoletti di terra.
Diventa paradossale ed assurdo il caso di una piscina comunale posizionata in litoranea dove il sabato e la domenica l’ingresso, comprendente un ombrellone ed una sedia, è di 8 euro e se si aggiunge un lettino ci vogliono altri 2 euro e 50 centesimi e per farsi la doccia bisogna acquistare il gettone, in pratica un famiglia media di 3 persone spende intorno ai 40 euro solo per ingresso nella piscina e se a questo aggiungiamo un gelato e/o il caffè ecc si arriva ai 50 euro.
Se fossimo in Emilia Romagna o in Toscana dove i redditi procapiti dei cittadini sono dignitosi nulla da dire ma, trattandosi di Salerno con i tristi problemi di precarietà e di disoccupazione in cui versa e, specie in una fase di crisi quale quella attuale che colpisce specialmente la povera gente insieme ai pensionati ai dipendenti pubblici, le strutture pubbliche o quel poco che rimane di pubblico dovrebbero contribuire a ridurre e/o alleviare i danni determinati dalle politiche scellerate del Governo,e perciò, nella fattispecie dell’esempio delle piscine comunali dovrebbero rappresentare una concorrenza alle strutture private in termini di costi, a Salerno avviene tutto il contrario.
Sarebbe opportuno che in una comunità piccola come la nostra, 119.000 abitanti, le parti sociali, le organizzazioni sindacali, i comitati dei cittadini con alla testa gli enti pubblici comuni e provincia, si attivassero per determinare una vera economia solidale e territoriale, basterebbe dimezzare gli stipendi e le spese dei vari Consigli d’Amministrazione, presidenti vice presidenti ecc..delle varie Società Miste/Partecipate ridistribuendo l’altra metà tra gli lavoratori delle società che gestiscono attualmente strutture e servizi pubblici, permettendo così il rendere gratuiti per i disoccupati, anziani e disabili, i servizi compreso l’accesso alle strutture sociali come le piscine comunali.
I beni naturali/comuni quali l’acqua, l’aria, la salute, la cultura, il tempo libero non devono/non possono essere privatizzati.
Ri – Pubblicizziamo i servizi pubblici partendo anche dalle strutture sportive!
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