Que Viva Askatasuna!

Aska

L’aggressione americana al Venezuela, la Meloni serva sionista dell’imperialismo americano e l’aggressione al Centro Sociale Askatasuna di Torino quale il filo conduttore?

Reprimere  chi non si attiene ai dettami dell’Imperial Colonialismo

L’operazione militare in grande stile  perpetrato dalle  forze del  disordine non solo per lo sgombero del centro sociale Askatasuna ma anche per le mobilitazioni di solidarietà dei  giorni successivi rappresentano un allarme a livello nazionale per quel che si prospetta nel prossimo futuro verso chiunque   si oppone a  questo stato di cose presente caratterizzato per la sua  drammaticità storica/umana/politica, dall’olocausto palestinese che attualmente contrassegna  e scandisce i tempi dello scontro di classe messo a dura prova dall’imperialismo americano con la dichiarazione di guerra egemonica/coloniale globale in funzione anticinese (aggressione al Venezuela con il rapimento  di Maduro e consorte,  IRAN).

La vicenda  del Centro Sociale Askatasuna si inserisce a pieno in questo clima  e contesto politico nel quale la guerra preventiva interna degli apparati repressivi italioti che  vorrebbero  mettere a tacere con ogni mezzo, in primis la repressione (DDL 1660 ecc.) di qualsiasi movimento (sindacale, studentesco) che si oppone all'economia e alla cultura propagandista della guerra  su dettami USA/UE.

Per quanto sopra scritto,  i post fascisti/sionisti al governo individuano, in primis  nei Centri Sociali, collettivi di lavoratori/lavoratrici,  Sindacati di Base ed entità collettive  studentesche sia esse  delle università    che delle scuole medie superiori che non a caso sono stati e sono  protagonisti delle migliaia di mobilitazioni contro il massacro di civili e per la Meloni   attualmente rappresentano una seria minaccia in quanto potrebbero mettere in serie difficoltà i piani politici ed economici del governo italiota   per cui  nemici da reprimere.

Non basterebbe  un articolo  per capire  ed analizzare  cosa è stato e cosa potrebbe  rappresentare il movimento politico sociale dei Centri Sociali in Italia  in termini di opposizione socio-politico in grado di modificare lo stato delle cose presenti.

Breve sintesi storica

Dagli inizi degli anni 90 dal Nord  al Sud  Italia iniziò una grande stagione  di occupazioni  ed autogestione di immobili che ridiedero vita  al movimento politico sociale/culturale dei Centri Sociali (ripresa dell'antagonismo di classe, impulsi al sindacalismo di base,  movimenti studenteschi, la difesa della memoria storica dell’antagonismo di classe, l’antifascismo militante, l’antimperialismo, le grandi opere Ponte sullo Stretto di Messina ed il TAV, contro le guerre colonial/imperialiste e le “guerre giuste “a fianco dei popoli e delle comunità  Kurde, Palestinesi, Zapatisti ecc…, Movimenti dei Disoccupati, Occupanti di case l’elenco è lunghissimo per non dimenticare il movimento culturale artistico musicale sviluppatosi all’interno dei Centri Sociali.

Per lunghi tratti  temporali, dagli inizi del anni 90 la prassi politica delle occupazioni di stabili e spazi  e di contropotere non si è mai interrotta anche dopo i drammatici giorni di Genova 2001 dove vennero sperimentate armi e metodologie  di repressione compreso l’uso della tortura subita da numerose/i compagne/i arrestate/i

L’operazione militare governativa contro l’Askatasuna contiene in se un messaggio politico quale quello di voler azzerare/ limitare e ridurre la memoria storica dell’antagonismo ma  funge da monito e da minaccia  anche verso quelle entità umane/collettive delle nuove generazioni resesi visibili e protagoniste nelle recenti mobilitazioni contro l’olocausto palestinese nelle quali oltre al protagonismo hanno espresso  la  voglia, il bisogno di dover  dare una continuità alla prassi storica dell’antagonismo  di classe  ed alla necessità delle occupazioni e/o acquisizione di nuovi spazi sociali.

Il  DDL 1660  prevede anche  il rafforzamento dei Prefetti che possono bypassare i sindaci e le amministrazioni locali per cui il Governo per sgomberare gli spazi  sociali dove non ci arriva per manu militare da pieni poteri ai prefetti che in modo coatto possono decidere sgomberi di spazi sociali/occupazioni di case  adducendo anche  motivazioni amministrative (irregolarità sulle concessioni di stabili ad associazioni, problematiche tematiche  igienico sanitari, inagibilità, degli edifici , inquinamenti acustici, disturbi alla quiete pubblica ecc...).

Ora  a chi tocca?

Lombardia, Piemonte, Toscana, Lazio, Campania, Calabria Sicilia Sardegna, in Italia, dal Nord al Sud  ancora r/esistono decine di Centri e Spazi  Sociali che potrebbero essere suddivisi tra centri Sociali di lungo e medio periodo, l’operazione militare contro l’Askatasuna  vuole rappresentare una minaccia contro tutte le entità collettive storiche r/esistenti, prima lo sgombero del   Leonkavallo, poi l’Askatasuna, sorge spontanea la domanda sul prossimo  Centro Sociale sul quale calerà la mannaia repressiva.

Al potere ed alla Meloni dovremmo solo ricordare che uno squallido pezzo di carta (sanzioni amministrative, manovre urbanistiche cementificatrici, ordinanze di sgombero non potranno mai azzerare una memoria collettiva, possono  abbattere i nostri spazi con le ruspe, cacciarci fuori da uno stabile ma  esistono spazi umano sociali come le piazze, le strade, in sintesi le città dove poter  svolgere anche quelle attività culturali aggregative (concerti, teatro ecc...) in grado di determinare il conflitti  sociali.

Sarebbe proprio il caso di riprendere una nuova stagione di lotta per  più spazi sociali di libertà ed  autonomi.