Proletari in divisa

proletari

Oggi  Soldati Domani Partigiani

(slogan dei Proletari in Divisa 1973-1981)

L’Europa dichiara guerra alla Russia per sostenere economicamente e militarmente l’Ucraina determinando in tal modo l’imperversare dell’economia di guerra sia  in Italia che nel  resto d’Europa congiuntamente a  propagande ed incitazioni alle  avventure  belliciste, presenze di militari nelle scuole, elogi alle armi, alle divise, in questi climi guerrafondai non poteva mancare il progetto di scudo spaziale (4 miliardi di euro), di concezione Leonardiana di  cui il ministro Crosetto è il   principale testimonial,  la riorganizzazione dell’esercito italiano che  prevede trasformazioni /modifiche della leva militare. 

 Leva  Obbligatoria/Leva Volontaria  

Le ipotesi delle due leve (obbligatorie e volontarie) in questi giorni,  stanno caratterizzando il dibattito  politico parlamentare nella nazione italiota.

La Leva Volontaria, tra l’altro  già esistente da svariati decenni che ha trasformato l’esercito italiota  in professionistico e mercenario (le guerre in Iraq, ex Jugoslavia), modificando nei fatti l'Articolo 11 della Costituzione Italiana che sancisce ”il ripudio della guerra come strumento di offesa e riconosce la possibilità di limitare la propria sovranità per favorire la pace e la giustizia tra le nazioni, un principio fondamentale che ha permesso all'Italia di aderire a organizzazioni internazionali come l'ONU e l'Unione Europea, consentendo la cessione di poteri legislativi ed esecutivi per garantire un ordine mondiale pacifico e collaborativo”.

La leva obbligatoria proposta da  Salvini, può sembrare strano e può far storcere il naso ad ognuno di noi ma si avvicina (non simile) a quello del movimento dei Proletari in Divisa che prese vita in varie caserme agli inizi degli anni 70  con  decine di collettivi politici che sorgevano  nelle caserme italiane  dal Sud al Nord con il sostegno esterno dei compagne/i esterni in quanto i compagni che prestavano servizio militare  lavoravano in clandestinità.

Per i climi politici internazionali, per le stragi di stato, per i tentati i golpe in Italia ed anche a seguito del golpe in Cile, nelle sinistra rivoluzionaria italiana  diventò prioritario l’intervento politico  nell’esercito per vigilare, controinformare al fine  di  trovarsi  pronti ed organizzati ad eventuali scenari di golpe.

A tal fine , venivano  monitorate  “strani movimenti di mezzi corazzati ecc.” più  volte le compagne/i facevano   i turni anche di notte davanti le caserme a vigilare (in modo discreto) allor quando provenivano informative/notizie  alle varie sedi delle organizzazioni della sinistra rivoluzionaria  per  vigilare sulle  varie caserme  esistenti in Italia, specie quelle operative (Parà, Battaglione San Marco) nelle quali erano presenti ufficiali che erano coinvolti nel Golpe Borghese.

Qualche cenno storico sul perché della militanza politica nelle caserme per comprendere il perchè la leva obbligatoria non la faranno mai

 

“Questa origine è ben sintetizzata in un documento del “collettivo esercito” – movimento studentesco di Pinerolo – del marzo 1970: ” … perché operai, studenti e braccianti che hanno fatto le lotte in questi anni non devono considerare il militare come una parentesi nella loro vita, ma devono poter continuare a lottare, dentro le caserme, così come hanno lottato a scuola, nelle fabbriche, nelle campagne”. La nocività e la pericolosità delle condizioni di vita è la contraddizione più immediata, intorno alla quale si sviluppa un embrionale programma, che arriva poi ad investire la violenza della struttura gerarchica ed a rivendicare concreti spazi politici all’interno delle caserme”

“Cari compagni, dietro le sfilate militari, come quelle del 2 giugno, ci stanno tante cose. Ci sta la volontà dello stato di mostrare la sua efficienza contro chiunque mette in discussione con le lotte proletarie le istituzioni. Ci sta l’uso di mezzi colossali che sono, per i cervelli dell’apparato militare, vere e proprie prove nell’eventualità i cui la lotta di classe renda necessario il loro intervento aperto contro i proletari in lotta. E poi ci stiamo noi, i proletari con le stellette. Sulla nostra pelle lo stato, i governanti, i generali e i colonnelli, i cervelli dell’apparato militare giocano i loro progetti.”- da Lotta Continua, 4 febbraio 1972

Ancora più importante per i compagni che si apprestano al servizio militare è inserire la lotta contro l’esercito nel quadro complessivo della lotta di classe, cercando innanzitutto di combattere la funzione repressiva antiproletaria dei militari, in questi anni sempre più spesso chiamati a cooperare nella difesa dell’ordine pubblico contro scioperi, manifestazioni e iniziative messe in campo da operai e studenti, e a svolgere vere e proprie azioni di “crumiraggio” (i militari vengono adoperati per sostituire lavoratori pubblici in sciopero). Fortemente sentita è anche la necessità di collaborazione e coordinazione tra le caserme di tutta la penisola: per questa ragione strumenti importanti diventano il giornale “Proletari in divisa”, seppur abbia avuto vita breve ed irregolare, la pagina settimanale su “Lotta continua” e la pubblicazione “Da quando son partito militare”.

Un po di cronistoria  del “Movimento Proletari in Divisa”(Pid):

·      “L’11 settembre del 1974 si tenne a Roma una manifestazione della sinistra extraparlamentare, “decine e decine di soldati marciarono in pubblico con il pugno chiuso. Compagni che sfidarono le gerarchie militari, la polizia politica, la questura. Ciò sancì un salto di qualità enorme per il movimento”.

·      A partire dal 1975, i militari cominciano a partecipare a centinaia alle manifestazioni, in divisa (gli abiti borghesi sono proibiti anche nella libera uscita) e col volto mascherato (è proibito ai militari partecipare alle manifestazioni), protetti dai servizi d’ordine, a cominciare dal corteo indetto per l’Anniversario della Liberazione. Sulla base del successo delle manifestazioni del 25 aprile viene indetta una assemblea generale del movimento in Novembre, cui parteciperanno 220 delegati di 133 caserme. L’assemblea indice una giornata di lotta per il 4 dicembre, cui partecipano migliaia di soldati in 74 caserme. Il Pci si schiera nettamente contro e boicotta la lotta del 4 dicembre, mentre sindacati, CDF di fabbriche, Coordinamento studenti e coordinamento quartieri, e i gruppi extraparlamentari appoggiano la giornata di lotta.

·      2 gennaio 1976, in quasi tutte le caserme del Nord Italia moltissimi soldati scendono in sciopero bianco contro i trasferimenti: è solo il primo episodio di lotta di un anno che vedrà numerose iniziative tra i militari, volantinaggi, interventi pubblici, cortei e scioperi del rancio.

 

·      Il 1976 è probabilmente l’anno in cui si conta il maggior numero di azioni di lotta messe in campo dai Proletari in divisa, organizzazione nata tra il 1969 e il 1970

 

Di quel movimento politico  dei soldati dentro e fuori le caserme, hai noi, sono rimaste poche tracce, nonostante  quel patrimonio politico umano ed organizzativo (Lotta Continua Avanguardia Operaia) che anche sui rispettivi quotidiani con  pagine specifiche (Lotta Continua /Quotidiano del Lavoratori)  a cui si aggiungevano  centinaia di fanzine delle singole caserme  ciclostilate autoprodotte clandestinamente, un quantità di contro informazione su scala nazionale che dava voce e facevano circolare a livello i contenuti, le rivendicazioni e le controinformazioni sulle morti, sui suicidi, trasferimenti punitivi, ferimenti gravi, le condizioni igienico sanitari  sugli scioperi dei ranci, sul boicottaggio dei giuramenti  (urlare il non giuro, saluto con il pugno chiuso a posto della mano tesa).

Anche il  movimento antimilitarista, sostenuto dal movimento anarchico era presente in quel periodo, anche un certo Marco Pannella prima della scelta sionista ed anticomunista  aveva una certa presenza .

Il movimento antimilitarista di quegli anni non ha  nulla a che vedere con il movimento pacifista arcobaleno di oggi in molti aspetti atlantista  e qualunquista.

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