La Prima Sezione Penale conferma l’ergastolo per Cesare Battisti
Con la conferma dell’ergastolo della Prima Sezione Penale per Cesare Battisti, dopo il circo mediatico messo in arte per l’arresto/estradizione in Italia di Cesare Battisti, continua a perpetrarsi da parte dello Stato Italiano lo spirito vendicativo verso gli “sporchi comunisti” ... (così si esprimeva Salvini, da Ministro degli Interni in Italia immediatamente all’estradizione in Italia di Cesare Battisti).
E’ doveroso e necessario porre una doverosa riflessione politica, per onestà ideologica e culturale di noi tutte/i, non soffermarsi solo sulla vicenda giudiziaria di Battisti ma inserirla nell’attuale contesto politico nazionale caratterizzato da un’articolata e spregiudicata fase repressiva che sta limitando spazi di libertà, restringendo le agibilità politiche dove i Decreti di Sicurezza si distinguono per gli inasprimenti reazionari contro l’area dell’opposizione socio/politica presente in Italia.
Al clima repressivo si unisce il Sistema Giudiziario/Carcerario che, in questi ultimi periodi palesemente si accanisce prettamente sugli strati sociali più precari/disagiati, mentre per i potenti e le varie Holding di corruttela fa prevalere lo stato di diritto ed impunità.
E’ bene ricordare che in questi anni i “reati politici legati alle svariate forme di lotta” sono stati trasformati in reati di delinquenza comune per cui un blocco stradale è un sequestro di persona l’occupazione di case, di enti, di spazi sociali sono diventate forme estorsive, così come l’uso del DASPO da qualche anno a questa parte, da Minniti a Salvini, verso le protagoniste/i dei conflitti sociali, presenti nel nostro paese applicano/sperimentano, con grandi fantasie repressive l’uso di “misure cautelari” anche a distanza di svariati anni dai “reati contestati”.
Se a quanto sopra si aggiungono misure repressive come le varie sanzioni pecuniarie rivolte secentemente alle singole persone permesse dalle motivazioni guridiche quali le responsabilità ideologiche (concorso morale), arresti domiciliari, fogli di via, l’obbligo di firma presso la Questura, manca solo il ripristino del confino politico, il quadro complessivo intimidatorio e repressivo verso chiunque si opponga a questo stato di cose si arricchisce sempre di più di particolari inquietanti e pericolosi.
Docente è la vicenda di Nicoletta Dosio, delle/dei tanti del Popolo No Tav come delle tante/i antifascisti/antirazzisti fatti oggetti di di misure repressive.
La vicenda di Cesare Battisti s’inserisce in questo contesto storico/politico ed “inculturale” dove a militarizzazione sociale , corrisponde il tentativo di militarizzazione delle carceri, leggittimate dalla diffusione mediatiche di logiche securitarie e falsamente giustizialiste.
A proposito della vicenda di Cesare Battisti riproponiamo l’articolo (26-10 2017) sull’ex sito
Il caso Cesare Battisti e la necessità di riliberare gli anni 70
Il caso Cesare Battisti, riapre necessariamente il dovere e la necessità di affrontare e di rileggere le dinamiche politiche interne alle Organizzazioni/Formazioni politiche della Sinistra Rivoluzionaria che in Italia, fine anni 60 metà anni 80 che hanno determinato confronti/scontri sulle prassi e strategie finalizzate alla modifica dello stato delle cose presenti.
Nella citazione di Mao “La rivoluzione non è un pranzo di gala; non è un'opera letteraria, un disegno, un ricamo; non la si può fare con altrettanta eleganza, tranquillità e delicatezza, o con altrettanta dolcezza, gentilezza, cortesia, riguardo e magnanimità. La rivoluzione è un'insurrezione, un atto di violenza con il quale una classe ne rovescia un'altra”,
In Italia, negli anni sopra citati, oltre alla scelta della lotta armata praticata da Organizzazioni come le Brigate Rosse/Prima Linea e da varie formazioni combattenti locali e/o territoriali si distingueva un ampio Movimento Politico/Sociale (autoriduzioni, occupazioni di casa, espropri, Movimenti dei Disoccupati Campani - manifestazioni, picchetti davanti le fabbriche, sabotaggi nelle attività produttive, occupazioni ed autogestioni di scuole medie ed universitarie).
Verso tali Movimenti furono intraprese ed applicate varie Misure golpiste, congiuntamente ad un clima delle restrizioni delle libertà individuali e collettive compresa la libertà di stampa, il fermo di polizia prolungato.
Interrogatori che avvenivano in abitazioni private, rendendo “desaparecidos” per settimane e mesi decine di militanti fermati e/o arrestati, dove si praticavano le torture (dalle scosse elettriche sui testicoli, costringere a bere acqua e sale con l’imbuto acqua ecc..) così come qualche caso di finte fucilazioni e/o minacce di violenza carnale verso, blindati e carri armati posti nei punti chiavi delle città ed autostrade, fattori che spinsero numerosi militanti alla clandestinità ed alla lotta armata.
Il clima politico per le leggi repressive e liberticide applicate in quegli anni, rivissute nel 2001 nelle giornate del G8 di Genova (Scuola Diaz e caserma di Bolzaneto, indussero alla clandestinità ed alla latitanza migliaia di militanti e studenti fuorisede delle Università di Roma, Bologna, Padova e di altre città protagonisti delle lotte del Movimento Universitario del 1977.
Furono le condizioni di oggettiva aggressione dello Stato contro i Movimenti, con il sostegno del Partito Comunista di Pecchiolli, Cossutta e Bertinotti e Luciano Lama (segr della C.G.I.L.), che spinsero una umanità politica (studenti - operai - professionisti - intellettuali) anche ad imbracciare le armi.
Di quel periodo rimangono i nervi ancora scoperti derivanti dalla non risoluzione politica della lotta armata per la quale si spesero anche le più alte espressioni del mondo della cultura come Dario Fò e Franca Rame, ai tempi della Palazzina Liberty di Milano e numerosi intellettuali.
La vicenda di Cesare Battisti inoltre apre un'altra doverosa riflessione stato status di rifugiato politico che riguarda anche altri compagni ancora esuli in varie parti del mondo.
Lo status giuridico di ”esule politico italiano” riconosciuto da nazioni come la Francia ed il Brasile deriva dalle condanne inflitte all’Italia per le violazioni alle libertà di pensiero, di stampa, le persecuzioni politiche e per il grave reato di tortura perpetrato nel nostro paese dalla fine degli anni 70, reato tra l’altro consumato e perpetrato sino a qualche anno fa dopo Bolzaneto e Scuola Diaz di Genova nel 2001 sino alla tragica sorte di Stefano Cucchi.
26-10-2017
E vomitevole e fa proprio rabbia l’aver sentito ed aver letto affermazioni da:
- il figlio di Bolsonaro che l’arresto di Battisti è il regalo di papà a Salvini, come promesso in campagna elettorale;
- Marine Le Pen “eccellente notizia sono felice per gli italiani”;
- dal mangiatore di nutella e di tiramisù Salvini con la squallida affermazione “l’arresto del becero comunista";
- Renzi, Gentiloni, Bonafede che pur non facendo testo c’è la mettono tutta per primeggiare nel circo equestre dei pagliacci della politica.
"Che vuole che le dica. Cesare, mio fratello, rientra a Roma e così abbiamo risolto tutti i problemi dell'Italia, le pensioni, il debito, tutto risolto con Battisti...". "Non aggiungo altro, ha già detto tutto il ministro Salvini.
- Accedi o registrati per poter commentare
