“Più morti che nati al Sud, mai così pochi dalla Grande Guerra”

svimez

Potrebbe sembrare un volantino degli Antagonisti/ Autonomi/ Comunisti mangia bambini…

Si tratta invece di dati del Rapporto Svimez sull’economia del Mezzogiorno  presentato il 28-Ottobre  al Tempio di Adriano a Roma.

Svimez: nel 2013

“Più morti che nati al Sud, mai così pochi dalla Grande Guerra”

Secondo il rapporto sull’economia del Mezzogiorno le nascite sono state 177mila, il numero più basso dal 1861: “Nei prossimi anni si prevede da un stravolgimento demografico, uno tsunami dalle conseguenze imprevedibili”. L’industria registra -53% di investimenti in cinque anni di crisi, i consumi delle famiglie crollano di quasi il 13% in 5 anni. Gli occupati arrivano a 5,8 milioni, il valore più basso dal 1977

ROMA – Un Sud a rischio desertificazione umana e industriale, dove si continua a emigrare (116mila abitanti nel solo 2013) e a non fare figli. Un Sud dove la popolazione continua a impoverirsi, con un aumento del 40% di famiglie povere nell’ultimo anno, perché manca il lavoro, tanto che al Sud l’80% dei posti di lavoro nazionali è stato tra il primo trimestre del 2013 e del 2014

Più morti che nati.

Nel 2013 al Sud i decessi hanno superato le nascite, confermando il trend già in atto dall’anno precedente. Un fenomeno così grave si era verificato solo nel 1867 e nel 1918 cioè alla fine di due guerre, la terza guerra d’Indipendenza e la prima Guerra Mondiale: “Nel 2013 il numero dei nati ha toccato il suo minimo storico, 177mila, il valore più basso mai registrato dal 1861”. “Il Sud – sottolinea lo Svimez – sarà interessato nei prossimi anni da un stravolgimento demografico, uno tsunami dalle conseguenze imprevedibili, destinato a perdere 4,2 milioni di abitanti nei prossimi 50 anni, arrivando così a pesare per il 27% sul totale nazionale a fronte dell’attuale 34,3%”.

Calabria la Regione più povera.

La Calabria si conferma la Regione più povera d’Italia con un Pil pro capite che nel 2013 si è fermato a 15.989 euro, meno della metà delle Regioni più ricche come Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige e Lombardia. Nel Mezzogiorno la Regione con il Pil pro capite più elevato è stata l’Abruzzo (21.845 euro). Seguono il Molise (19.374 euro), la Sardegna (18.620), la Basilicata (17.006 euro), la Puglia (16.512 euro), la Campania (16.291 euro), la Sicilia (16.152 euro) e la Calabria (15.989 euro).

Lavora una giovane donna su cinque.

Appena il 21,6% delle donne sotto i 34 anni è occupata contro il 43,0% del centro nord e una media nazionale del 34,7%. Il confronto con la media dell’unione europea è impietoso. Nell’europa a 27 le donne sotto il 34 anni che lavorano sono il 50,9%.

Crollo degli investimenti.

Nel 2013 il Pil è crollato nel Mezzogiorno del 3,5%, peggiorando la flessione dell’anno precedente (-3,2%), con un calo superiore di quasi due punti percentuali rispetto al Centro-Nord (-1,4%).

Ulteriore perdita di posti di lavoro scesi sempre nel Mezzogiorno del 3,8%. Tra il 2008 e il 2013 i redditi al Sud sono crollati del 15% e i posti di lavoro sono diminuiti di circa 800mila persone.

Le famiglie più povere, + 40%. Al Sud le famiglie assolutamente povere sono cresciute oltre due volte e mezzo, da 443mila (il 5,8% del totale) a 1 milione 14mila (il 12,5% del totale), cioè il 40% in più solo nell’ultimo anno. Secondo il rapporto, in Italia, dal 2008 al 2012, sono aumentate del 7% le famiglie in stato di ‘deprivazione materiale severa’, cioè che non riescono, ad esempio, a pagare l’affitto o il mutuo, fare una vacanza di una settimana una volta l’anno fuori casa, pagare il riscaldamento, fronteggiare spese inaspettate, e che magari non hanno l’automobile, la lavatrice, il telefono, la TV, e fanno fatica a fare un pasto di carne o pesce ogni due giorni. In Italia oltre due milioni di famiglie si trovavano nel 2013 al di sotto della soglia di povertà  assoluta, equamente divise tra Centro-Nord e Sud (1 milione e 14mila famiglie per ripartizione), con un aumento di 1 milione 150mila famiglie rispetto al 2007.

2008-2013, persi oltre mezzo milione di posti. Tra il 2008 e il 2013 delle 985mila persone che in Italia hanno perso il posto di lavoro, ben 583mila sono residenti nel Mezzogiorno.

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