I padroni sono stati, sono e saranno sempre nocivi! Disastro ecologico a Salerno?!

le cotoniere

Si resta in attesa dei risultati dell’A.R.P.A.C. dei liquami chimici fuoriusciti dai fusti posti in un’area situata alle spalle della Palazzina stile Liberty, dove erano allocati gli  uffici e direzione di quella che in passato rappresentava un importante agglomerato della industria tessile risalente al 1829 che prese il nome di Manifatture Cotoniere Meridionali.

I liquami chimici fuoriusciti dai fusti incriminati, che andavano rimossi 15 mesi fa, potrebbero determinare un vero disastro ecologico nella nostra città, specie se riversati anche nel fiume Irno che è l’asse fluviale più importante che sfocia  direttamente nel mare del nostro litorale e, se quanto sopra venisse confermato dalle analisi dell’A.R.P.A.C. si determinerebbero scenari davvero inquietanti in quanto  provocherebbero serissimi nocumenti alla salute pubblica e si distruggerebbe la già scarsa fauna marina presente nel nostro mare.

L’area dove erano i fusti, diventata negli anni una vera discarica a cielo aperto, è posta alle spalle del  mega Centro Commerciale “Le Cotoniere“ ubicata nella zona Fratte, area periferica di Salerno, tra l’altro, già sottoposta a varie problematiche ambientali causate sia dalle fuoriuscite di fumi e miasmi nauseabondi provenienti dalle Fonderie Pisano che dall’ingente traffico veicolare che provoca inquinamento  atmosferico per via dell’aumento dei valori inquinanti del Biossido d’Azoto NO2.

Gianni Lettieri è il proprietario della ex MCM e dell’attuale Centro Commerciale “Le Cotoniere”.

Breve profilo di Gianni Lettieri: 

  • Presidente e amministratore delegato dell’azienda quotata in Borsa (l’unica nella provincia di Napoli) Meridie Spa;
  • Presidente dell’Unione Industriale della provincia di Napoli dal 2004 al 2010;
  • Candidato a Sindaco di Napoli nel 2011 nelle liste di Forza Italia;
  • Grande estimatore politico di Berlusconi, di Vincenzo De Luca e viceversa.

Il ritrovamento dei fusti tossici, presumibilmente industriali, è stato possibile in quanto la fuoriuscita dei liquami tossici hanno determinato miasmi ed odori acri avvertiti da abitanti nelle vicinanze.

La vicenda dei fusti e dei rifiuti industriali si inserisce nell’ennesimo lunghissimo elenco di rifiuti tossici, sotterrati, e abbandonati in discariche abusive che sono la causa del biocidio e riapre la storica problematica di quello che lo sviluppo in termini capitalistici ha storicamente causato e che continua a determinare.

Poichè i padroni vogliono solo guadagnare e produrre ingenti profitti a discapito sia dei lavoratori che della salute pubblica, anche per le scorie e rifiuti dei prodotti industriali che necessiterebbero adeguate forme di smaltimento per non mettere in pericolo la salute e l’ambiente (acqua che beviamo, cibi che mangiamo l’aria che respiriamo il mare) per risparmiare non disdegnano i rapporti con le mafie ed organizzazioni malavitose specializzate ed organizzate nel sotterrare, nascondere e sversare tutte le tipologie di rifiuti, scorie e scarti industriali.

Il risultato di quanto sopra, fabbriche dismesse, pianure, colline, montagne fiumi e  nostri mari in questi decenni sono stati e sono oggetto di continue aggressioni/inquinamento/avvelenamento e non si è in grado né di quantificare l’entità dei danni né di una reale mappatura dei vari siti inquinati ed avvelenati.

La “terra dei fuochi“ in quanto visibile è solo una parte, del biocidio nel nostro paese .

La questione dei rifiuti industriali, aspetto indiretto delle sviluppo capitalista, rappresenta una delle forme di aggressioni alla salute ed all’ambiente che incide pesantemente nella modifica dei cambiamenti climatici che desertifica ed impoverisce intere aree del nostro pianeta come l’Africa dando origine, di conseguenza, agli esodi biblici verso le nostre coste trasformando i nostri mari in veri propri cimiteri ed è per questo la necessità di porre la critica radicale allo sviluppo capitalista.

Della voracità del capitalismo e delle aggressioni alla natura ed all’ambiente, di esempi ne abbiamo tantissimi così come delle varie impunità che hanno beneficiati le grandi famiglie/potenze industriali come gli Agnelli che, sulla pelle della classe operaia non solo hanno avuto ingenti profitti ma non hanno mai pagato dazio né sulle morti sul lavoro ne sui disastri ambientali da Porto Marghera, ICMESA, ILVA di Taranto ecc.

Per ritornare ai fusti nocivi salernitani ripercorre un po di storia dalla chiusura della  MCM al Centro Commerciale “Le Cotoniere”, per la memoria storica, fa sempre bene in quanto quel taglio del nastro avvenuto nel Dicembre 2016 da Gianni Lettieri e Vincenzo De Luca  per l’inaugurazione del Mega Centro Commerciale “Le Cotoniere“  ci portò indietro nel tempo all’ora quando chiusero le M.C.M. (Manifatture Cotoniere Meridionali) avvenuto nei primi anni 90.  

E’ bene sempre ricordare che come Centro Sociale Asilo Politico, alla notizia della chiusura delle M.C.M. con consequenziale prospettiva di licenziamento delle lavoratrici/ori lanciammo la proposta dell’autogestione della fabbrica attraverso una realistica determinazione del mercato interno le cui commesse del vestiario dovevano provenire dagli Enti Pubblici (Comune e Provincia) dalla Sanità (Ospedale e Cliniche convenzionate).

Fummo considerati e liquidati come i soliti idealisti ed utopisti, mentre i “realisti“ dei Sindacalisti e dei vari segretari dei Partiti di Sinistra Assessori e Consiglieri Comunali accompagnarono dolcemente Lettieri a chiudere la fabbrica, sui cui suoli, a distanza di quasi venti anni si realizzò il Mega Centro Commerciale che reca, quasi cinicamente o meglio a sfotterci e/o prenderci per il c..lo, la sigla “Le Cotoniere”.

Con la chiusura delle M.C.M., si concluse la trasformazione delle aree industriali, poste nelle periferie sud e nord di Salerno, in aree commerciali determinando così un cambiamento strutturale nella nostra città dove gli interessi privati finanziari, urbanistici e cementificatori prevalsero su quello industriale.

Si completò l’opera di deindustrializzazione nel nostro territorio, iniziato in anni precedenti (vedi Marzotto, Pennitalia Landis&Gear sino alla Filtrona ecc… e l’elenco delle fabbriche chiuse è lungo) per fare posto alla Finanziarizzazione/Commercializzazione di intere aree, un tempo considerate aree industriali.

La scelta politica della trasformazione delle aree industriali in aree commerciali, l’incentivazione e facilitazioni alle aperture di Centri Commerciali sia nelle periferie che nel contesto urbano, per dare vita alla Salerno Città Turistica con bar e rosticcerie che hanno soppiantato magazzini e laboratori artigianali, congiuntamente alle privatizzazioni selvagge del patrimonio pubblico non è stata in grado minimamente di assorbire né i licenziati delle fabbriche chiuse tanto meno il resto dei disoccupati di lunga media e breve durata.

Solo il Comitato “Su La Testa”, Comitato per il Recupero delle Are Dimesse ed a breve seguito come Centro Sociale Asilo Politico già dalla fine del 1992, furono gli unici che si opposero alla neo nascente era De Luchiana con i suoi programmi e scelte neo liberiste da applicare al territorio ed alle manovre urbanistiche, la cui messa in pratica fù agevolata dall’intera sinistra salernitana, speranzosa in un salto della quaglia (consigliere comunale, assessore ecc) e vario carrierismo di varie soggettività.

Tale opera di cambiamento iniziò con Vincenzo de Luca nel suo primo mandato da Sindaco e si concluse con la Giunta Fantoccio di De Biase.

La vicenda MCM cosi come quella legata ai suoli della ex fabbrica della Contessa Marzotto dove ora sono previste opere di urbanizzazione privata, fanno riemergere la storia classica del nostro Meridione, strettamente legata all’industrializzazione avvenuta nella metà degli anni 60.

In quegli anni, in nome di sviluppo del “Sud ”, la famiglia Marzotto come per le grandi famiglie Industriali come gli Agnelli FIAT, gratuitamente dal Governo ottenevano i pagamenti dei contributi per gli operai, licenze edilizie ed il divenire proprietaria dei suoli dove sarebbe  sorta la fabbrica Marzotto, insieme ad altre “regalie” in termini di patrimonio pubblico da dove trarre profitti con investimenti tipo alberghi, etc. 

La vicenda della Marzotto rappresenta il “cliché” simile alle decine di fabbriche costituenti l’allora Zona Industriale di Salerno (così come qualsiasi altra Area industriale del Sud) nel quale i grandi industriali oltre ad aver tratto enormi incentivi dallo stato, ingenti profitti chiudevano le fabbriche, vendevano i suoli di proprietà demaniale e trasferivano nel Nord la produzione riducendo le aree industriali a cimiteri di cemento armato in attesa di riconversioni ad uso commerciale e finanziario.

Il danaro pubblico venne donato a privati, ”in nome dello sviluppo del mezzogiorno”, per la cementificazione selvaggia di aree verdi, con l’intento di determinare luoghi di sfruttamento (la fabbrica) ed impoverimento (chiusure, licenziamenti ecc.) creando già da allora le drammatiche condizioni di precarizzazione, impoverimento e corruzione che ancora oggi le fasce sociali deboli ne pagano le conseguenze.

ll ruolo ed il compito dell’Antagonismo, da compagne/i, è quello di fornire, attraverso riflessioni, dibattiti e quant’altro, utili indicazioni alle nuove generazioni, attraverso anche la memoria storica, per impedire l’opera di revisione di revisionismo e di auto/assoluzione in atto dalle gravi responsabilità storiche del Capitalismo che ha reso fragile l’equilibrio del nostro pianeta conducendolo sull’orlo del precipizio.

Dalle mobilitazioni dell’intera galassia dei vari movimenti, che esprimono di fatto  una critica radicale allo sviluppo capitalista oltre al migliorare la qualità della nostra vita (dal cibo che ingeriamo, l’acqua che beviamo, l’aria che respiriamo) congiuntamente al bisogno della pace rifiutando le guerre, sono tutte tematiche che rappresentano il filo conduttore che anima le tantissime mobilitazioni in atto nel mondo .

Le esperienze dei tanti Coordinamenti Salute Ambiente presenti nei territori oltre a porre come priorità le tematiche dirompenti quali la salute, l’ambiente, lavoro eco/compatibilità esprimono, rappresentano anche il riscatto delle periferie, dei piccoli centri dalle città e dalle metropoli esprimono il bisogno delle Comunità di porsi come soggetto politico/esistenziale come vero referente dei conflitti da cui è possibile ripartire per costituire un vero fronte d’opposizione socio politico nel paese, vista anche la poca sussistenza delle forze politiche di sinistra/sinistrate.

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