Per non dimenticare Carlo!
Genova 20 anni dopo..., rieccoci nella doverosa opera, per la memoria storica, di rilettura e di riflessione laica e militante di quelle giornate che seppur a 20 anni di distanza rimangono scolpite ed indelebili nei nostri cuori e per molti anche nel fisico e nella salute.
Il nostro pensiero va subito ad Heidi, Giuliano ed Elena Giuliani costretti a rivedere a rivivere il dramma della morte di un figlio, di un fratello ma anche lo strazio a cui fu sottoposto il cadavere di Carlo.
Nessuno ha pagato per l’uccisione di Carlo e per quella opera di squadrismo, definita subito da noi macelleria messicana, perpetrata alla Diaz da centinaia caschi neri ed azzurri che componevano un vero squadrone della morte.
Non dimenticheremo mai la campagna mediatica, a poche ore dalla morte, che definiva Carlo un punkabestia, così come i depistaggi e la fabbricazione di prove per giustificare l’aggressione alla Diaz come non dimenticheremo mai le esternazioni ipocrite di giornalisti e politici che ora, a 20 anni di distanza, addirittura partecipano ad iniziative che in questi giorni si svolgono a Genova.
Emotivamente/esistenzialmente per tutte/i coloro che presero parte sia nella organizzazione che nella parteicipazione ai cortei del contro vertice al G8 di Genova la voglia di parlare è poca, rimane solo la rabbia, il pianto soffocato nel rivivere e rivedere il volto Carlo e le testimonianze di tutte/i coloro che subirono le torture sia nelle caserme che in qualche reparto ospedaliero.
La voglia di parlare è poca ma non quella di urlare la nostra rabbia che è rimasta identica a quella di 20 anni fa, anche nei riguardi di coloro come D’Alema lo Sceriffo Bianco ecc…che determinarono l’intera impalcatura repressiva sperimentata a Napoli ed ereditata in toto dal Governo Berlusconi succedutosi a qualche mese di distanza.
Le giornate di marzo a Napoli rappresentarono un anticipo di quel che si sarebbe verficato in seguito a Luglio a Genova:
- aggressione al corteo ed accerchiamento dei manifestanti, senza lasciare alcuna via di fuga;
- le violenze di stato compreso il reato di tortura consumato nelle caserme di Napoli verso le/i compagni fermati;
- sequestro di persona di migliaia di compagne/i che non potevano uscire da un area del centro storico completamente accerchiata.
Si avrà modo in seguito di esprime valutazioni e riflessioni politiche sulle varie fasi pre, durante e dopo G8 di Genova.
Sul ricordo di quei giorni ripubblichiamo il contributo di un compagno del Centro Sociale Asilo Politico di Salerno, componente dell NetWork Antagonista, che a distanza di venti anni ripropone emotivamente/politicamentele varie fasi di quei giorni dalla nostra partenza sino al ritorno da Genova.
Memorie da Genova, Luglio 2001
Ricordo bene il viaggio da Salerno…
era martedì 17 luglio 2001..
Il primo caffè preso in un bar vicino la stazione prima di giungere a casa e la piacevole accoglienza dei proprietari del bar originari di Napoli l’avventura inizia, ad ognuno il suo casco, ad ognuno la sua mascherina, consapevoli tutti dell’importanza dell’autodifesa e convinti nel circondare la zona rossa e assediarla. Equipaggiamento che ha avuto una vita brevissima!
I primi due giorni sono stati ciò che avrebbe dovuto essere Genova per tutta la settimana – discussioni con gli agricoltori di José Bové, le Madri di Plaza de Mayo le cui parole echeggiano ancora nei nostri cuori, chissà che avranno pensato nel vedere le immagini di sabato notte al Media Center.
Le prime serate passate a ‘cazzeggiare’, a mangiare agnello arrostito, soppressate, prosciutto e bere litri e litri di vino paesano, a ridere, ballare, a preparare le assemblee del giorno dopo, a rivedere i compagni del Sud Ribelle, a discutere delle posizioni prese da alcuni compagni, a sistemare il campeggio. Quelle notti tranquille gonfie di attesa e di timore per ciò che sarebbe successo e che tutti noi sapevamo che sarebbe accaduto ma che nessuno voleva confessare a se stesso e agli altri, sperando così di scacciare quell’oscuro presagio che su di noi incombeva.
19 luglio 2001 – Corteo dei migranti
Una festa quel corteo sebbene il blocco nero delle forze del disordine già manifestava segni di nervosismo e violenza latente, i genovesi, i pochi rimasti, ad applaudirci, a testimoniare che la Resistenza, i fatti di Genova del 1960 non sono ricordi del passato ma storia che ancora vive. Storia che vive nelle donne di 80 anni che con i loro occhi guardano i loro nipoti sfilare e che con la loro presenza danno più forza di ogni cosa.
20 luglio 2001 – Piazza Paolo Da Novi
Ricordo il corteo che si allontana dalla piazza con alla testa Bovè ed i suoi agricoltori, dietro di noi l’inferno. Un inferno inutile che non è servito ad alleggerire la pressione della polizia sulle altre zone oggetto dell’assedio. Un inferno inutile che ha allontanato migliaia di compagni dalla zona rossa facilitando l’azione di repressione. Piazzale Kennedy, noi dentro barricati “loro” fuori, per fortuna ci sono le spiagge da cui scappare. Di nuovo in corteo ripercorriamo la strada che ci porta al Network, ormai sbandati e carichi di tensione, da lontano si vedono alte colonne di fumo.
Assemblee veloci per decidere ciò che dieci minuti dopo verrà di nuovo messo in discussione, si presidia la porta ed appena si vede una maglietta nera il nervosismo sale a mille, si aggrediscono compagni per un niente e come se tutti sapessero che qualcosa di ancora più grave stia per accadere.
20 Luglio 2001 ore 17:27 Irrompe la tragedia!
Un mondo crolla, si ritorna indietro, i compagni più anziani rimangono in silenzio, c’è chi piange, c’è chi urla, il panico avvolge il campeggio, non si capisce più niente..
Carlo è uno di noi, Carlo sono io,
Non credo che sia morto, il cuore non accetta ciò che la mente temeva da mesi, dall’inizio della campagna contro il G8, non accetto l’idea della sua morte, i miei occhi vedono il suo sangue per terra, il luogo dove è stato ucciso ma il cervello non recepisce le immagini, non le lega in un pensiero, mi rifiuto semplicemente di vedere. o un cassonetto sfondato che per una giovane vita? Si è questo, su questo si basa il mio rifiuto.
Il mio pensiero corre alla madre di Carlo, così ogni qualvolta vedo un ragazzo palestinese ucciso mentre lancia una pietra, sua madre è mia madre, penso a lei ed al suo timore, al suo dolore di perdere un figlio, penso a lei quando ascolto i tg della sera.
Si ritorna a casa dopo una giornata lunga e nera, la notte è scura, fa caldo, un’atmosfera strana fra di noi, un po’ si scherza un po’ si sta sul balcone a guardare un fiume senza acqua così come siamo noi adesso.
21 Luglio Corteo Internazionale
sento che ci saremo, sento che ci saranno ancora “loro”, non è facile soddisfare la sete di sangue di 20000 belve, non è bastato il sangue di Carlo... Il corteo parte già alle 11 da via Re di Puglia, ci siamo. Genova ci accoglie di nuovo bene, fa caldo ed i genovesi affacciati alle finestre, ai balconi gettano bottiglie d’acqua, secchi d’acqua, aprono le pompe e ci innaffiano donandoci refrigerio, gli elicotteri ci passano sulle nostre teste ad una quota bassissima quasi infuriati da queste unione fra noi ed i genovesi, i compagni scherzano dicendo che il giorno dopo le persone che ci hanno aiutato saranno denunciate.
Il blocco nero del regime è nervoso, non ci lasciano in pace, invece di nascondersi per la vergogna mostrano ad ogni via la loro protervia, fingono cariche e provocano di continuo
Arrivano le notizie che i compagni si stanno scontrando a Piazzale Kennedy, iniziano le prime cariche alla testa del corteo e tentano di rompere l’unità di 200.000 persone, arriviamo all’altezza della caserma dei carabinieri, Si decide di non provocare la reazione degli squadroni della morte, il punto in cui ci troviamo non è difendibile e poco potrebbero fare i servizi d’ordine, molta gente poco spazio di manovra sarebbe una carneficina, noi lo sappiamo ma anche “loro” lo sanno.
Infatti caricano, lacrimogeni sparati dai 3 elementi: terra, mare ed aria, il panico assale le persone che travolgono tutto e tutti, il resto lo fanno questi lacrimogeni quasi paralizzanti.
Mi sento di morire, non respiro più, per aiutare un compagno quasi a terra inalo una razione doppia del lacrimogeno, resisto alla sua azione dentro di me, reagisco, i miei nervi sono più forti del dolore, l’istinto di sopravvivere ha la meglio, sono fuori.
Dove sono i compagni? Dove è lo striscione? Non trovo più nessuno eppure sono in mezzo a 30000 persone che scappano e urlano, stanno smembrando un corteo di quasi 300000 persone con ogni mezzo necessario.
I cellulari non prendono per una decina di minuti, non capisco che fare, cerco di ragionare, di capire dove siano i compagni, pensavo di essere rimasto indietro a causa del lacrimogeno, mi accorgo invece di trovarmi avanti, ritrovo quasi tutti i compagni.
Avanziamo in cordone, siamo tesi, persi per le strade di una Genova che non conosciamo, Decidiamo di raggiungere Piazza Martinez e scioglierci lì, non è possibile arrivare a Marassi incontriamo migliaia di persone che vagano per la città, aleggia un’atmosfera surreale, le cose, le persone assumono contorni indefinibili, l’aria è satura di lacrimogeni, siamo preoccupati per dei compagni che non si trovano, decidiamo di tornare a casa cercando di evitare le zone più pericolose.
Casa, finalmente un po’ di calma, dal balcone vediamo lo stadio di Marassi e le continue cariche della polizia, sotto il nostro balcone passano 6 blindati, la tentazione è forte di scagliare la nostra rabbia su di loro, ma il mitico buonsenso ci consiglia di stare calmi, con la consapevolezza che nulla sarà come prima, pensiamo a Carlo che non c’è più.
Brignole ore 2:00 di notte l’assalto “cileno” al media center.
di nuovo sale la tensione, questa città non ci vuole lasciare andare, siamo rimasti sono una parte dei compagni della Campania nella stazione più altri di altre regioni, saremo un migliaio scarsi, le notizie si accavallano e sono sempre più preoccupanti, decidiamo quasi di non partire, ci consultiamo con i compagni di Napoli ed optiamo per lasciare questa città.
Salerno ci accoglie con il suo caldo asfissiante, alcune mamme aspettano i loro figli alla stazione, ognuno torna a casa sua ma i nostri sguardi, i nostri animi sono tristi…
Carlo è vivo e lotta insieme a noi,
le nostre idee non moriranno mai.
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