La morte dietro le sbarre

galera

Un detenuto ogni quattro giorni si toglie la vita

1150 Tentativi di suicidio

100 Rivolte nelle carcei italiane comprese quelle minorili.

Il quadro a tinte nere della nazione italiota si caratteriza ogni gorno di tragici eventi che sono accomunati dal dato drammatico, certo e conclamato: la privazione della dignità umana .

L’elenco dei diritti negati è sempre più lungo, da quelli storici quali il lavoro, casa, salute ma, il dato che attualmente sta caratterizzando e sta segnando negativamente il nostro vivere quotidiano, è la totale disumanizzazione verso la quale, a volte e spesso, assumiamo nostro malgrado il ruolo di spettatori impotenti che rende ancora più drammatica questa fase storica e l’esempio più evidente è sterminio/olocausto palestinese.

L’Italia dei patrioti dell’inno di Mameli con le nuove schiavitù, che tanto nuove non sono, nei posti di lavoro dove frustare/picchiare chi lavora è diventata una consuetudine così come le morti quotidiane nei posti di lavoro anche degli invisibili (immigrati senza il permesso di soggiorno) nelle campagne, cantieri edili e posti di lavoro dove regna il sub appalto .

Il livello della barbarie e disumanità a cui siamo arrivati e verso la quale si assiste impotenti ci riporta con la mente alla morte del bracciante indiano, abbandonato in strada a Latina trattato come un rifiuto, lasciato morire in un modo atroce con il braccio amputato.

Ogni giorno si muore sul lavoro e, se a questo elenco tragico aggiungiamo l’elenco delle morti dietro le sbarre la domanda è: come mai nessuna indignazione?

La barbarie sinteticamente sopra narrata è la reale descrizione della vita reale che condiziona negativamente il vivere quotidiano quasi l’80% della popolazione della nazione italiota nella quale non si ha la percezione del totale immiserimento come fenomeno collettivo, nonostante le stime ufficiali e dati dalla Svimez alla Caritas e dall‘associazionismo non governativo.

Se i quartieri ghetto delle nostre metropoli, vedi il tragico ma preannunciato evento di Scampia di questi giorni, sono divenute macellerie sociali come le carceri con il corridoio che unisce queste due entità dove il flusso percorso ha raggiunto livelli preoccupanti dove sono solo le rivolte carcerarie, di questi giorni, portano alla attenzione pubblica e denunciano le condizioni delle/i detenuti .

Carceri e Quartieri ghetto Macellerie sociali e laboratori e sperimentazione di repressioni sociali compreso la consumazione del reato di tortura.

Nessuno, pone l’accento sull’incidenza peggiorativa delle condizioni di vita dei detenuti stesse determinata dalla Legge sulla Sicurezza di Salvini e dai nuovi Decreti peggiorativi di Crosetto che verranno presentati e votati nel Parlamento a fine Agosto.

La dignità umana viene calpestata quando in una cella non vengono assicurati ”neanche i tre metri a persona quando i tassi di sovraffollamento arrivano ormai al 130%equivalente a 14mila persone in più rispetto ai posti regolamentari. In 56 istituti penitenziari si sfiora anche il 150%”.

Anche nella carceri minorili si registra il sovraffollamento ed in alcune di esse si sono verificate delle rivolte nelle quali il Meloniano Decreto Caivano rende più facile il trasferimento nelle carceri per adulti chi ha compiuto la maggiore età, pur avendo commesso il reato da minorenne, interrompendo così la relazione educativa».

Una coltre di silenzio omertoso nasconde le urla soffocate di coloro che sono costretti a vivere in condizioni disumane in celle sovraffollate di pochissimi ma, immaginarsi come si vive in questi piccoli metri con questo caldo afoso ed opprimente.

Nonostante le rivolte, le proteste e le denunce delle famiglie dei detenuti e degli avvocati penalisti, sebbene si registri un calo dei reati, il numero dei detenuti in Italia continua a crescere varcando la cifra drammatica ed emergenziale di 61mila unità: circa diecimila in più rispetto alla capienza possibile delle nostre carceri.

Anche per i motivi sopra citati, sintesi di Report e denunce di varie Associazioni, odio e non sopporto l’inno di Mameli.

Catalogazione