L’Ucraina: ovvero il passaggio da stato fantoccio degli USA/NATO/UE  in funzione anti Russia ad uno stato sionista nel cuore dell’Europa

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Sembra opportuno riportare alcune notizie (sotto riportate)  sui destinatari dei  miliardi di euro (soldi pubblici) che invece di essere investiti su sanità, scuola, ambiente ecc., cosi come sarà per il 5% del PIL, 145 miliardi di Euro, vengono destinati  all’economia ed alla incultura della  guerra. Finanziamo e sosteniamo stati nazi/sionisti, Israele, Ucraina che  stanno portando il pianeta terra alla sua distruzione ricorrendo  anche all’uso dell’atomica. Le notizie sotto riportate dovrebbero almeno porre dei dubbi a quel pacifismo atlantista ed a quelle forze politiche centriste/sinistre miopi, ancora insistenti sul sostegno  militare/ economico/ finanziario al nazi/sionista Zelensky in nome di una Unione Europea pluriarmata.

“Israele è riuscito a mettere a frutto la sua grande esperienza bellica – che, poi, è un tutt’uno con la storia stessa del Paese – anche in campo industriale, dove è una delle nazioni leader nell’hi-tech e nelle tecnologie per la difesa. L’alta tecnologia traina le esportazioni israeliane e Tel Aviv è considerata, a tutti gli effetti, la “nazione start up”.

“Nel 2025 lo Stato ebraico ha esportato sistemi d’arma per una cifra che ha superato per la prima volta i 19 miliardi di dollari (19,2 per l’esattezza), un aumento di quasi il 30% rispetto ai 14,8 miliardi del 2024, una quota “più che raddoppiata in cinque anni e quadruplicata nel decennio”, ha affermato il ministero della Difesa di Tel Aviv. Un risultato ancor più impressionante se si pensa che circa 10 miliardi di dollari sono arrivati da accordi “G2G”, ovvero Government-to-Government, ovvero tramite contratti stipulati direttamente tra il governo Netanyahu e gli Stati acquirenti.

“ Kyiv punta a fare la stessa cosa, facendo delle sue vicissitudini di Paese invaso non solo un problema per la propria economia “della ricostruzione”, ma anche il fulcro della riflessione per l’attrazione di investimenti da parte delle industrie della difesa occidentali”.   

“L’Ucraina è diventata una superpotenza dei droni. In quasi quattro anni di guerra, un Paese con risorse limitate, dato per spacciato da sedicenti analisti geopolitici, ha costruito il più avanzato e dinamico ecosistema di robotica militare al mondo. E il modo di fare la guerra è cambiato: il dominio del cielo non appartiene solo ai jet o ai missili da crociera, ma anche a sciami di velivoli economici, leggeri, adattabili. Droni, nel linguaggio comune

“Come spiega Bloomberg in un lungo approfondimento, l’Ucraina produce oggi circa quattro milioni di droni all’anno, una cifra senza paragoni rispetto al resto del mondo. Per capirci, gli Stati Uniti ne realizzano poco più di centomila, nello stesso periodo. La superiorità ucraina non sta nella potenza di fuoco, ma nella rapidità evolutiva del design. Un drone sviluppato a Kyjiv può attraversare tre versioni in pochi mesi: una sperimentata al fronte, una corretta in officina, una migliorata in base ai dati raccolti in combattimento contro i russi.

“L’esercito ucraino non vive solo di Fpv. Alcune aziende del paese hanno sviulppato una gamma completa di droni d’attacco a lungo raggio chiamati in gergo Unmanned Aerial Vehicles (Uav), come i modelli Liutyi e Beaver, capaci di penetrare fino a 2.000 chilometri in territorio russo. Non solo: sono in produzione anche droni di ricognizione per l’osservazione e la correzione del tiro d’artiglieria; e nuovi sistemi intercettori, progettati per abbattere gli Shahed iraniani usati da Mosca. Gli ucraini stanno anche sperimentando droni terrestri e marittimi per sabotaggi e operazioni navali, dopo aver costretto la flotta russa del Mar Nero a ritirarsi dalle coste di Crimea.

Questa supremazia tecnologica è sostenuta da un’infrastruttura logistica unica. Il governo ucraino ha creato “Brave1”, una piattaforma digitale che permette ai comandanti al fronte di ordinare droni direttamente dai produttori, ricevendoli in pochi giorni. Il sistema integra un meccanismo di incentivazione: le unità che distruggono mezzi nemici ricevono crediti per acquistare modelli più avanzati. È una forma di mercato militare decentralizzato, dove la domanda viene regolata dai risultati sul campo.

Secondo un rapporto di Military.com, il settanta per cento delle perdite russe è oggi causato da droni, spingendo gli eserciti occidentali a riscrivere le proprie tattiche di combattimento. Il segretario alla Difesa statunitense Pete Hegseth ha imposto che entro il 2026 ogni squadra dell’esercito americano sia dotata di sistemi senza pilota, mentre le esercitazioni in Europa si svolgono con droni d’attacco e contromisure elettroniche come standard operativo. In alcune manovre in Germania, le brigate americane hanno impiegato più di cento droni simultaneamente, un numero mai raggiunto prima in addestramento”.

“Danimarca, Finlandia e Regno Unito hanno già avviato progetti congiunti di produzione e ricerca con l’Ucraina. Copenaghen ha stanziato cinquecento milioni di corone per attrarre le aziende ucraine della difesa, mentre la Commissione europea discute la creazione di un muro di droni coordinata con Kyjiv per la sorveglianza del confine orientale. L’interesse è duplice: industriale e strategico. “

“Mercoledì scorso alla riunione della NATO ad Ankara, in Turchia ,dopo le incessanti richieste del  nazi sionista ucraino Volodymyr Zelensky di avere piu’ missili patriot o di avere la licenza di produrli internamente  il presidente statunitense Donald Trump ha detto che intende concedere all’Ucraina la licenza per produrre da sé i missili intercettori Patriot che sono tra i sistemi di difesa più avanzati al mondo.”

 “I Patriot sono missili sofisticati ed il possedimento di tali armi in mano ucraina determinerebbe una forte escalation nonché un drammatico salto qualitativo su grande scala del conflitto con la Russia. Nel momento in cui l’Ucraina dovesse aprire uno stabilimento per la produzione dei Patriot, questo diventerebbe immediatamente un obiettivo primario per gli attacchi russi ed è a tal proposito che  negli ultimi anni l’Ucraina ha puntato tra le altre cose sul fare accordi con altri paesi per produrre all’estero e poi portare le armi nel paese.”

Attualmente il grosso dei Patriot è prodotto negli Stati Uniti. Hanno ottenuto la licenza per i PAC 3 anche il Giappone, che però ne produce in misura molto minore e comunque dipende dalle subappaltatrici statunitensi, e la Germania, che non ha ancora avviato la produzione e comunque ha il permesso di produrre soltanto i PAC 2.

Di fatto la Lockheed Martin è da sola a soddisfare la domanda globale, che negli ultimi mesi è aumentata a causa della guerra in Medio Oriente: da parte dei paesi del Golfo, che li hanno usati in grandi numeri per respingere gli attacchi iraniani, e degli stessi Stati Uniti, a cui servono per ricostituire le scorte usate per difendere le proprie basi.

La Lockheed Martin ha promesso qualche settimana fa di triplicare la produzione per soddisfare la domanda crescente, ma con tempi molto lunghi: entro il 2033.

Ma è chiaro che la costruzione ed il mantenimento di Forze armate efficienti, specie in una guerra di logoramento, impone anche un riassetto industriale per l’Ucraina ed i propri partner della Nato.

“Tra tutti, la turca Baykar ha promesso investimenti in Ucraina per 100 milioni di dollari per la produzione di droni Bayraktar-T2, mentre i britannici di BAE Systems stanno cercando potenziali partner nel Paese per la realizzazione di cannoni da 105 mm ed i tedeschi di Rheinmetall vorrebbero costruire un impianto per la produzione e riparazione dei blindati.”

Da sottolineare anche il chiaro interesse dei francesi per il mercato ucraino delle armi, che li ha spinti ad inviare il ministro della Difesa, Sébastien Lecornu, a Kyiv, per il primo incontro dell’Alleanza delle industrie della difesa (DFNC1), voluto fortemente dal presidente ucraino Zelensky. 

Con il nuovo “sguardo a Est” della dottrina strategica francese, più attenta alle possibilità di un conflitto interstatale ad alta intensità, è anche aumentata l’attenzione mostrata dal comparto industriale-militare transalpino per l’Ucraina. 

L’Ucraina, ha infatti spiegato Zelensky, vuole essere non solo un consumatore, ma anche un produttore di armi, costruite sul proprio territorio e sviluppate con tecnologia occidentale, contribuendo anche al suo miglioramento attraverso, come già detto, quel gigantesco terreno di pratica che è diventato il Paese dopo l’invasione russa.

“A fronte di un know-how fondamentale, acquisito in un anno e mezzo di guerra, che può offrire ai propri alleati, assieme ad una consistente dose di innovazioni nel campo della cyberwar e di quella dei droni, l’Ucraina vorrebbe rilanciare la propria economia con la trasformazione in un hub dell’industria militare, “copiando” il modello israeliano.”

Nel comunicato ufficiale pubblicato dal Ministero degli Esteri ucraino a margine del DFNC1 si legge che l’Ucraina ha le basi necessarie per costruire un potente complesso industriale-difensivo. Le imprese ucraine stanno già producendo munizioni e cartucce di artiglieria, sistemi di artiglieria del calibro NATO 155mm, nonché sistemi automatizzati unici: droni navali, UAV a lungo raggio, missili, sistemi anticarro, che vengono effettivamente utilizzati al fronte. Il tasso di sviluppo della produzione ucraina e delle tecnologie ucraine è in costante aumento.

La collaborazione interministeriale Difesa-Industrie strategiche del governo ucraino sul tema è radicata e necessaria. Così come è interessante poter vedere come in Ucraina si stia sviluppando in nuce il dialogo tra lo Stato e gli investitori privati nel settore della difesa e dell’aerospazio, che oggi rappresentano una delle tre colonne portanti per il sostegno al complesso che ruota attorno alle Forze armate in guerra, assieme ai fondi pubblici ed all’appena costituito Fondo per la Difesa. 

Mentre in Occidente – l’esempio dell’Italia, con la presenza di Leonardo e della sua filiera produttiva è emblematico – le partnership pubblico-private per difesa, aerospazio e tecnologie annesse sono particolarmente diffuse, l’Ucraina da questo punto di vista rappresenta uno scenario di “industria nascente”, tale da dover essere attentamente osservato. 

Anche perché molte delle innovazioni tecnologiche introdotte nel conflitto in corso, specie sotto il profilo della guerra elettronica o della dronistica, sono state sviluppate da privati, sia start up che freelance, e poi recepite dallo Stato e dai grandi gruppi industriali.