Lenny Bottai: Grazie gente, grazie!

Bottai

Lenny Bottai si ritira dall’attività agonistica dopo l’ incontro contro il pugile ungherese Valyda. L’incontro è stato fortemente voluto da Lenny per il centenario del’ A.S. Livorno Calcio 1915, in modo da poter festeggiare insieme al suo popolo amaranto. Se dovesse presentarsi l’occasione di una sfida irrinunciabile tornerebbe sul ring. Di seguito il messaggio post-match pubblicato da Lenny sul suo profilo facebook.

10387317_793088614102792_254703368860790307_n” Vi assicuro che non ci potrebbe essere ragione al mondo per montare sul ring dopo 9 giorni di febbre alta. Stare sull’angolo e respirare a bocca aperta con i bronchi che sanno di anziano fumatore non è cosa né saggia né intelligente. Lo sapevo e lo so, lo insegno… Ma la paura del rimorso per non consumare un’occasione come quella di ieri sera avrebbe (ed infatti ha…) smosso le montagne.
Al di la del finale, che ho voluto fosse quello e non ho forzato la mano oltremodo, perché nel mio modo di pensare la vita e la boxe va bene anche così (un giovane avversario che ti abbraccia e ringrazia sanguinante vale più di mille nomine da picchiatori su Boxeringweb).
Insomma, a parte lo schifo di sensazione e la paura di perdere anche contro se stessi, la gioia e l’orgoglio di vivere quell’aria, quei 3/4000 cuori, quei colori, quei rumori, quei tanti fratelli abbracciati, alcuni dopo anni arrivati da ogni parte di mondo, è stata il premio effettivo per una carriera.
So che mai più proverò a stare sul ring con un contorno simile, perché è stata occasione unica e tale rimarrà in eterno.
Chi l’ha mai visto e vissuto tanto nella boxe in Itaglia?
Ieri sera pareva d’esse al Bernabeu! (Sanno una sega…).
Non ho mai mischiato le cose nella vita e nella carriera sportiva, ma questa era occasione unica e non poteva esser persa. Perché il contesto rappresenta una vita intera, una provenienza che andava onorata per me e per molti altri, senza i quali, nulla avrei potuto vivere o fare anche da pugile.
Ora il conto è chiuso tra me e le corde del ring, mancherà, lo so, manca già al solo pensiero, ma un po anche no. Perché il tutto non è solo sport, solo ring e palestra. C’è un lavoro dietro che per se stessi si fa male e pesa. L’allenatore, il manager, l’organizzatore e il pugile… I salti mortali!
Dinamiche inspiegabili per chi vive solo di classifiche, intenditori, giornalisti hobbysti e forummisti opinionisti, facce da culo di ambiente, rampolli creati ad arte e ben protetti, campioncini simpatici a tutti che hanno la cultura di un bussolotto di cucina e si espongono nella vita quanto Fabrizio Frizi in Tv, allenatori del cortile sotto casa, opportunisti ficchini, falsi moralisti che dentro sono venali commercianti, organizzatori del baretto sotto casa che si sentono Don King, ora li guardo tutti al passato.
In questo mondo ci sono e ci resto, per tramandare, per continuare, ovviamente quanto fatto in 9 (nove auguri) anni di Fortitude. Ma il peso è diverso.
Ora mi dedico ai pargoli, salvo come detto (ma non siamo all’Esselunga o alla Standa) occasioni importanti, che tuttavia in questo mondo vengono quasi sempre solo, quando hai chi lavora per te sotto, e io, quasi sempre tutto senza nessuno ho fatto. Anche questa quando serve va detta.
E in eterno, lo farò ricordando quello che ieri sera ho vissuto. Quel ruggito unico, quel regalo infinito, quell’abbraccio popolare che è la cintura più bella del mondo. Saltando da un ring al palco con la banda.
(Hai detto scansati…).
Grazie gente, grazie! “

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