L’arresto di Cesare Battisti ed il circo mediatico dell’ipocrisia

Cesare Battisti

L’arresto di Battisti, rappresenta l’ennesima forma vendicativa di uno Stato, quello italiano, che mentre si autoassolve delle stragi e dei vari tentativi di Golpe fine anni 60/metà anni 70, cerca di porre nel dimenticatoio della storia i mandanti e responsabili di tali eventi tragici che circolano impunemente in Italia in Europa ed in America Latina grazie alla protezione dei servizi segreti italiani, americani, israeliani argentini e di altre nazioni europee.

Mentre i familiari delle vittime delle stragi,  Piazza Fontana, Italicus,  Piazza della Loggia a Brescia, stazione di Bologna come degli attentati mafiosi inizi anni 90 che hanno provocato centinaia di morti, attendono ancora giustizia,  per l’arresto di Cesare Battisti si assiste ad un evento, già preparato da un po’ di tempo, al quale partecipano tutti insieme appassionatamente in nome di “Giustizia è fatta” e “La Democrazia ha vinto“.

Nella fase storica in cui prevale l’Internazionale nera nella quale sia Salvini che l’attuale governo svolgono un ruolo importante quindi  pericoloso, l’obiettivo che ora si prefigge la Destra è quello di far arrestare quelle compagne/i esuli in terra straniera.

E vomitevole italiana e fa proprio rabbia l’aver sentito ed aver letto affermazioni da :

  • figlio di Bolsonaro che l’arresto di Battisti è il regalo di papà a Salvini, come promesso in campagna elettorale;

  • Marine Le Pen “eccellente notizia sono felice per gli italiani”;

  • dal mangiatore di nutella e di tiramisù Salvini con la squallida affermazione “l’arresto del becero comunista";

  • Renzi, Gentiloni, Buonafede che pur non facendo testo c’è la mettono tutta per primeggiare nel del circo equestre dei pagliacci della politica.

A tutto questo rispondiamo pubblicando sia la dichiarazione di Vincenzo, fratello di Cesare Battisti, a chi lo intervistava:

  • "Che vuole che le dica. Cesare, mio fratello, rientra a Roma e così abbiamo risolto tutti i problemi dell'Italia, le pensioni, il debito, tutto risolto con Battisti...". "Non aggiungo altro, ha già detto tutto il ministro Salvini".

che con una nostra riflessione ripubblicando l’articolo apparso sul sito Asilopolitico.org del 26-10-2017:

Il caso Cesare Battisti e la necessità di riliberare gli anni 70

Il caso Cesare Battisti, riapre necessariamente il dovere e la necessità di affrontare e di rileggere le dinamiche politiche interne alle Organizzazioni/Formazioni politiche della Sinistra Rivoluzionaria   che in Italia, fine anni 60 metà anni 80 che hanno determinato confronti/scontri sulle prassi e strategie finalizzate alla modifica dello  stato delle cose presenti.

Nella  citazione di  Mao. “La rivoluzione non è un pranzo di gala; non è un'opera letteraria, un disegno, un ricamo; non la si può fare con altrettanta eleganza, tranquillità e delicatezza, o con altrettanta dolcezza, gentilezza, cortesia, riguardo e magnanimità. La rivoluzione è un'insurrezione, un atto di violenza con il quale una classe ne rovescia un'altra”, si racchiudono quelle motivazioni storiche degli anni 70, che  hanno indotto una umanità politica di sinistra, sia in Italia che nel resto del mondo, a scelte politiche, quali la lotta armata, effettuata e praticata non  da un ristretto numero di compagne/i, ma da migliaia tra militanti e simpatizzanti.

In Italia, negli anni sopra citati, oltre alla scelta della lotta armata praticata da Organizzazioni come le Brigate Rosse/Prima Linea e da varie formazioni combattenti locali e/o territoriali si distingueva un ampio Movimento Politico/Sociale (autoriduzioni, occupazioni di casa, espropri, Movimenti dei Disoccupati Campani- manifestazioni, picchetti davanti le fabbriche, sabotaggi nelle attività produttive,occupazioni ed autogestioni di scuole medie ed universitarie).

Verso tali Movimenti furono intraprese ed applicate varie misure golpiste, congiuntamente ad un clima delle restrizioni delle libertà individuali e collettive compresa la libertà di stampa, il fermo di polizia prolungato.

Interrogatori che avvenivano in abitazioni private, rendendo “desaparecidos” per settimane e mesi decine di militanti fermati e/o arrestati, dove si praticavano le torture (dalle scosse elettriche sui testicoli, costringere a bere acqua e sale con l’imbuto acqua ecc.) così come qualche caso di finte fucilazioni e/o minacce di violenza carnale verso, blindati e carri armati posti nei punti chiavi delle città ed autostrade, fattori che spinsero numerosi militanti alla clandestinità ed alla lotta armata.

Il clima politico per le leggi repressive e liberticide applicate in quegli anni, rivissute nel 2001 nelle giornate del G7 di Genova (Scuola Diaz e caserma di Bolzaneto), indussero alla clandestinità ed alla latitanza migliaia di militanti e studenti fuorisede delle Università di RomaBologna, Padova e di altre città protagonisti delle lotte del Movimento Universitario del 1977.

Furono le condizioni di oggettiva aggressione dello Stato contro i Movimenti, con il sostegno del Partito Comunista di Pecchiolli, CossuttaBertinotti e Luciano Lama (segr della C.G.I.L.), che spinsero una umanità politica (studenti–operai- professionisti–intellettuali) anche ad imbracciare le armi.

Di quel periodo rimangono i nervi ancora scoperti derivanti dalla non risoluzione politica della lotta armata per la quale si spesero anche le più alte espressioni del mondo della cultura come Dario Fò e Franca Rame, ai tempi della Palazzina Liberty di Milano e numerosi intellettuali.

La vicenda di Cesare Battisti inoltre apre un'altra doverosa riflessione stato status di rifugiato politico che riguarda anche altri  compagni ancora esuli in varie parti del mondo.

Lo status giuridico di ”esule politico italiano” riconosciuto da nazioni come la Francia ed il Brasile deriva dalle condanne inflitte all’Italia per le violazioni alle libertà di pensiero, di stampa, le persecuzioni politiche e per il grave reato di tortura perpetrato nel nostro paese dalla fine degli anni 70 , reato tra l’altro consumato e perpetrato sino a qualche anno fa dopo Bolzaneto e Scuola Diaz di Genova nel 2001 sino alla tragica sorte di Stefano Cucchi.