Giorni che valgono anni
12 marzo 1977: Per non dimenticare!
“A Roma quel pomeriggio del 12 Marzo pioveva tantissimo, i nostri cuori erano tristi e pieni di rabbia per la morte di Francesco Lo Russo, e le nostre menti erano rivolte al corteo di Bologna che manifestava contemporaneamente al nostro.
I timori di lasciare sull’asfalto di Roma e di Bologna un’altro compagno erano concreti, vista la quantità di lacrimogeni, anche di colpi di pistola sparati da agenti in divisa ed in borghese provenienti dalla parte opposta del lungotevere.
C’era un numero infinito di polizia e carabinieri.
Il nostro obbiettivo politico era di fare arrivare il corteo compatto a Piazza del Popolo ma, la volontà omicida di polizia e carabinieri con gipponi e blindati ad alta velocità piombavano su di noi insieme alla potenza di fuoco dei reparti della celere, riuscirono a spezzare il corteo”.
Comunque … sono GIORNI CHE VALGONO ANNI
Non si può dare un giudizio sui fatti del 12 marzo a Roma, senza vedere la straordinaria capacità che il movimento ha avuto da Piazza Indipendenza in poi di superare in ogni scadenza quella precedente e di creare contemporaneamente presupposti per quella successiva.
Sul nostro giornale “Rivolta di Classe” abbiamo scritto “giorni che valgono anni” e rispetto a questa verità notiamo due atteggiamenti principali. Da una parte ci sono gli idioti che continuano a scambiare la storia per i frammenti o per i vetri rotti che la storia produce, dall’altra parte ci sono i nemici più “intelligenti” che hanno sollevato un denso e intenso polverone propagandistico, ma che sanno altrettanto bene che non possono eludere la sostanza politica di massa che rimane salda dietro al polverone. A questo proposito è sufficiente appena scorrere gli interventi all’ultimo Comitato Centrale del PCI.
La granitica montagna del partito revisionista, la cui immobilità e la cui durezza tanta sfiducia politica ed organizzativa ha seminato tra i compagni in questi ultimi anni, sta subendo oggi un profondo scossone interno. Bruscamente risvegliati dall’incalzare vertiginoso degli avvenimenti e dopo aver con veemenza scaricato le loro cattive coscienze contro gli “squadristi”, le “bande armate”, i “provocatori”, ecc. i dirigenti del Pci si trovano oggi costretti a fare i conti con quello che per loro poteva all’inizio ancora essere un incubo, ma che andava via via prendendo i contorni netti della realtà.
Questa realtà ha infatti dimostrato di non essere tanto facilmente esorcizzabile dalla miseria degli anatemi, delle misure repressive, delle parate di regime.
La stessa capacità (di forza e di creatività) il 12 marzo e nelle precedenti scadenze di offendere e di difendersi dalla criminalità delle istituzioni, sancisce oggi, al di là di qualsiasi mistificazione, la reale volontà, la reale materialità di quei bisogni e di quelle aspirazioni comuniste che sono oggi alla base dei movimenti di coscienza e di prassi rivoluzionaria che animano tutti i settori del proletariato.
Comitati Autonomi Operai Via dei Volsci
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