Elezioni negli U.S.A. 2028
Tra Golpe Trumpiano e/o svolta socialista?
Che Trump si voglia candidare per la terza volta alle prossime elezioni del 2028 negli USA lo ha già minacciato/preannunciato e noi sappiamo bene che non rinuncerà, in caso di sconfitt, a lasciare facilmente il suo trono, qualsiasi sia anche l’esito elettorale di metà mandato che del 2028 , i timori che si possa riproporre lo scenario del 6 gennaio 2021,’assalto al Campidoglio americano (prove tecniche di Golpe), sono stati evidenziati dalle numerose proteste “No Kings” dei mesi scorsi con milioni di americani scesi nelle piazze.
La guerra all’Iran, il bombardamento del Venezuela le milizie armate dell’ICE con un Parlamento totalmente esautorato dal King(Trump)al quale si sono contrapposte le mobilitazioni pro Palestina che hanno fatto da collante di tutte le proteste anti Trump .
I timori che qualcosa potrebbe succedere, relativamente alla tenuta democratica del paese, provengono anche dalle sfere militari, dell’economia e della finanza americana e non sono a caso le esternazioni del ramanato Trump che si presenta come baluardo e difensore della civiltà americana dai barbari comunisti, immigrati, antifa ecc , i timori del King sono aumentati anche a seguito dell’ elezione a sindaco di New YORK Zohran Mamdami e lo stesso ,in modo esplicito ha chiarito che non permetterà mai che gli USA possano essere governati dai socialisti .
Trump controlla l’FBI, l’esercito ,l’ICE ha il sostegno della Corte Suprema ,del Congresso, della chiesa principalmente da cristiani evangelici conservatori bianchi, che rappresentano la sua base elettorale più fedele, affiancati da una forte componente di cattolici tradizionalisti e nazionalisti , comunità ebraica e formazioni neonaziste e fasciste che hanno sostenuto in passato, sostengono e sosterranno la campagna mediatica elettorale di Trump basata su l’anticomunismo, l’antisocialismo, la reimmigrazione la sicurezza, la potenza militare il sentimento patriottico /nazionale i valori della famiglia ecc
Dal versante “Democratico” la conquista di Abdul El-Sayed della nomination nelle primarie democratiche in uno dei principali “swing states”(Michigan) , la socialista Nixon che vince le primarie in Florida stanno a dimostrare che nel Partito Democratico si sta facendo avanti una nuova classe dirigente progressista capace di vincere anche al di fuori delle roccaforti storiche della sinistra americana,“ tant’è che a farsi carico della mobilitazione per El-Sayed sono state le sezioni statali dei Socialisti Democratici d’America, il Working Families Party e l’United Auto Workers che hanno mostrato i muscoli in ogni collegio elettorale”.
In poco meno di un anno nel partito democratico americano si sta verificando “ una proletarizzazione” ?, ci auguriamo di si, che si determini un cambiamento profondo facendo leva anche sulla richiesta di protagonismo e d rappresentanza delle classi impoverite che sembrano aver trovato un riferimento nell’ala sinistra del partito, e in parte addirittura nei Democratic Socialists of America, da sempre minoritaria e presente quasi solo nelle metropoli della costa est.
Già il 24 giugno 2026 le primarie democratiche a New York avevano consegnato un verdetto netto. Tutti e tre i candidati sostenuti dal sindaco Zohran Mamdani avevano vinto le loro sfide congressuali. Il movimento che aveva portato Mamdani a Gracie Mansion il 1° gennaio è ora in grado di costruire una propria delegazione al Congresso e forse di essere decisiva al Senato.
Questa ascesa non è avvenuta nel vuoto, ha radici in un percorso organizzativo lungo quasi un decennio: da Bernie Sanders a Alexandria Ocasio-Cortez, dalle campagne sindacali ai movimenti per il diritto alla casa, movimenti pro Palestina fino alla costruzione di una rete capace di mobilitare piccoli donatori, attivisti, volontari.
La vittoria di Mamdani a New York e la successiva affermazione alle primarie congressuali di molti candidati sostenuti dalla sinistra sono il risultato visibile di qualcosa che si costruiva da anni sotto la superficie del Partito Democratico.
Il baricentro nel Partito Democraticop si è spostato dalle battaglie culturali e identitarie agli affitti, sanità, salari, costo della vita, debito studentesco e potere delle grandi imprese occupano una posizione centrale nella retorica di Mamdani e dei suoi alleati.
L'obiettivo esplicito è costruire una coalizione che non si definisca principalmente attraverso categorie etniche o culturali, bensì attraverso una condizione materiale condivisa.
Molti osservatori tendono a leggere l'ascesa della nuova sinistra americana esclusivamente attraverso il prisma delle idee: più redistribuzione, maggiore intervento pubblico, critica alle grandi imprese, diritto alla casa, sanità universale. e coordinare il sostegno di sindacati, movimenti sociali e organizzazioni territoriali.
“Se il sistema politico americano è entrato in una fase populista, una risposta esclusivamente tecnocratica e moderata rischia di apparire debole e incapace di intercettare il malessere sociale.”
“L'ascesa della nuova sinistra non può essere letta separatamente dal ciclo politico inaugurato da Trump nel 2015. Per un decennio il Partito Democratico ha risposto soprattutto in chiave difensiva: difesa delle istituzioni, della democrazia liberale e delle norme costituzionali. Oggi una parte crescente del partito ritiene che questa strategia non basti più e che sia necessario contrapporre al populismo identitario della destra un populismo centrato sul costo della vita e sulla redistribuzione.
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