indigene

 

Ormai non lo ferma più nessuno.

Non sarebbe il caso di rivolgersi a qualche esorcista, sciamano, strega in grado di lanciare qualche “iattura” per fermarlo?

Non basta:

  • L’allarme e l’appello di scienziati per evitare le catastrofi ambientali causate dai cambiamenti climatici derivanti dallo sfruttamento delle risorse ambientali per fini esclusivamente legati ai profitti del sistema capitalista;
  • lo scioglimento dei ghiacciai nei due Poli della Terra;
  • la ripresa del ritorno del nucleare sia ad uso civile che militare.

Gli allarmi sull’emergenza ambientale secondo il ramanato Trump sono stupidi allarmismi inventati dai Radical chic di sinistra.

Visto che quel che pensa poi lo fa, ora sua agenda, nei suoi propositi e nel suo programma spunta l’ipotesi di comprare la Groellandia per sfruttare giacimenti di oro, petrolio e gas che sarebbero nei fondali marini sotto i ghiacciai, quei pochi che, per altro, ancora r/esitono sul pianeta terra.

Quel che sinteticamente riportato sopra, riguarda l’ambiente, per non parlare sarebbero delle decine gli esempi sulle scelte politiche praticate a livello internazionale, e bene sempre ricordare, non da una persona qualsiasi ma dal Presidente degli stati Uniti d’America.

Scelte e programmi politici che rischiano di peggiorare ancor di più lo stato di salute dell’ambiente e dell’umanità vivente nel nostro pianeta.

Non basta:

  • il vento xenofobo/razzista/nazista che spira nel mondo dalla sua investitura a Presidente degli Stati Uniti;
  • il rafforzare il sostegno a Netanyiahu nell’opera impunita del continuo del popolo palestinese, compreso anche il sostegno del trasferimento della Capitale israeliana a Gerusalemme
  • il rafforzamento delle politiche guerrafondaie e delle minacce  militari, oltre che finanziarie, contro la Cina e L’Europa
  • la politica incentrata sulla censure ed attacchi alla libertà di stampa negli States.

Ma quel che rappresenta ma l’aspetto più surreale dello stato di cose è rappresentato dagli estimatori e seguaci che in varie parti del mondo rivestono ruoli ed in carichi istituzionali importanti come Presidenti/Premier di Stato.

Da Salvini a Bolsonaro e, visto che non ci facciamo mancare nulla, ”stemm scars a sciem“ alla rete Trumpiana e/o dell’internazionale nera si unisce il nuovo non più biondo neo Premier Inglese Boris  Johnson e l’ultimo di pochi giorni fa Alejandro Giammattei neo Presidente del Guatemala e si teme che l’elenco o dello Squadrone Internazionale della Morte si allunghi sempre di più.

Ma sullo scenario internazionale qualcosa comincia anche ad intravedere grazie anche alle nuove generazioni che cominciano ad essere protagonisti a partire proprio dalle problematiche dell’ambiente, a partire proprio dal Brasile e dall’Amazzonia , “tanto caro” a Trump ed al  fascio/razzista/xenofobo Bolsonaro.

E’ notizia di pochi giorni fa della marcia di un migliaio di Donne Indigene nella capitale per chiedere la tutela dei loro diritti sanitari e per protestare contro la deforestazione e le politiche di Jair Bolsonaro.

Riportiamo gli articoli di qualche quotidiano :

“In abiti tradizionali e con il volto dipinto, le indigene si sono accampate a Brasilia per chiedere maggiori diritti degli indigeni. Le manifestanti hanno occupato il quartier generale del Segretariato speciale per la salute indigena (Sesai)”.

“Provenienti da tutte le regioni del Paese e in rappresentanza di oltre 100 popolazioni, le leader indigene hanno diffuso un manifesto nel quale esprimono preoccupazione e condanna per «l’obiettivo perseguito da Bolsonaro di smantellare tutte le istituzioni e politiche sociali che ci riguardano, e in questo momento, in particolare la politica Servizio sanitario nazionale»”. 

“Da quando è entrata in carica a gennaio, l’amministrazione di Bolsonaro si è costantemente scontrata con gli ambientalisti per le sue politiche sullo sfruttamento della foresta amazzonica da parte del settore agroalimentare e dell’estrazione di metalli preziosi e per il mancato rispetto dei diritti delle popolazioni indigene.”

A far salire la tensione, l’assalto da parte dei cercatori d’oro contro le tribù WAIAPI con l’omicidio di un suo leader. 

Insieme alle Indios dell’Amazzonia in 80 città del Brasile ci sono state le proteste contro contro i tagli all’istruzione e le misure di bilancio annunciate dal governo di Destra brasiliano/brasiliota. 

Riportiamo come sopra articoli di quotidiani:

14 agosto 2019

“È la terza protesta nazionale contro la misura di bilancio annunciata dall'esecutivo a maggio nell'ambito della principale promessa economica del governo Bolsonaro costituita dall'equilibrare i conti pubblici.”

Sebbene occupassero spazi nelle principali città del Paese, le proteste di ieri hanno però perso forza rispetto alle prime due manifestazioni organizzate il 15 maggio in più di 200 città e il 30 maggio in circa 130 città.


Nella capitale economica di San Paolo (sud-est), studenti e leader sindacali si sono concentrati dall'inizio del pomeriggio su Paulista Avenue, l'arteria principale della città. Oltre a protestare contro le limitazioni del bilancio scolastico, hanno anche contestato la riforma del sistema pensionistico che è stata appena approvato dalla Camera dei deputati ed è ora all'esame del Senato.

In precedenza a Brasilia (al centro), membri del settore accademico e leader indigeni si sono recati nella cosiddetta Esplanada de los Ministerios, centro del potere della capitale, con striscioni e slogan contro le politiche educative dell'esecutivo. A Rio de Janeiro (sud-est), all'inizio della notte centinaia di persone hanno occupato circa sei isolati sotto la pioggia gridando slogan contro il congelamento delle risorse e contro il governo di Bolsonaro. Manifestazioni simili si sono verificate durante il giorno a Recife, Belo Horizonte, Campo Grande, Porto Alegre e Salvador, tra le altre città.

Finora il ministro della Pubblica Istruzione, Abraham Weintraub, non ha commentato le mobilitazioni. A maggio, Weintraub inizialmente annunciò tagli a tre università che accusò di aver ospitato dibattiti che includevano voci di sinistra.

L'annuncio ha generato un'ondata di critiche e il ministro ha esteso un blocco di bilancio per tutte le università e gli istituti federali. Dall'arrivo di Bolsonaro al potere, l'educazione è diventata una terra di conquista designata per i settori più radicali dell'elettorato "bolsonarista", determinato a rimuovere dall'aula qualsiasi traccia di "marxismo culturale".

Da quando è entrato in carica lo scorso gennaio, Bolsonaro è impegnato a realizzare una 'crociata' ideologica per sostituire i valori ultra-conservatori che lo hanno portato al potere ai principali risultati dei governi del Partito dei lavoratori di sinistra (PT) tra il 2003 e 2016.

Sulla vicenda dell’Amazzonia e sulle proteste in Brasile nesun eco politico, tranne qualche articolo apparso su qualche quotidiano, nessuna presa di posizione di posizione politica in solidarietà con chi si oppone al governo fascista in Brasile.

Ma il top dei top è rappresentato da Trump che da lezioni di Democrazia alla Cina in solidarietà ai manifestanti di Hong Kong.