Dana, Hasèl, Dimitris...Le libertà negate nella Fortezza Europa!

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Le vicende e le forme repressive che stanno avvenendo, a macchia di Leopardo in Italia ed un po in tutta Europa, non sono slegate dalle controriforme che debbono rispondere ai dettami neoliberisti e del Capitalismo Finanziario della BCE e del FMI  da applicare in tempi celeri con l’utilizzo del Recovery Fund.

Le Controriforme che andranno ad incidere/condizionare per svariati anni i vari ambiti del vivere quotidiano di un grandissima fetta della popolazione europea andranno a scandire e rinvigorire i tempi dello sviluppo capitalista e delle varie tipologie di produttività, quindi dello sfruttamento e del profitto, rappresentate/ammantate da visioni e terminologie immaginifiche:

 ”Digitalizzazione, transizione green, infrastrutture, istruzione, inclusione sociale, salute”.

Per soddisfare con il Recovery Fund gli appetiti cannibalisti dei vari Bonomi/Confindustria dei governi europei, in Italia come nel resto dell’Europa, sono continui i richiami di tutte le forze politiche all’Europeismo ed al soccorso dell’ombrello Atlantico/NATO con il neo-presidente degli USA Biden e, non è un caso l’individuazione di Draghi in Italia a neo Presidente del Consiglio come miglior  garante degli interessi del Capitalismo finanziario ed industriale.

L’utile sciocco Renzi, grande sostenitore di Biden e della NATO, seppur insignificante data la totale inconsistenza della sua la forza politica (IV), ha permesso con la sfiducia al Governo Conte l’avvento di Draghi, riportando la destra al Governo, che tra l’altro sta dettando i tempi al Governo Draghi.

Il repentino passaggio dal Governo Conte al Governo Draghi è avvenuto con metodi la cui definizione di “Golpe alla Matriciana” potrebbe sembrare esagerata ma, a 40 anni dalla scoperta della loggia P2, tanto esagerata non lo è.

La conferma di quanto sopra enunciato è data dalle tantissime dinamiche a cui stiamo assistendo anche ed in special modo in questa fase di Pandemia, come la militarizzazione del territorio, la gestione sanitaria affidata al Generale degli Alpini,   nominato da Draghi a commissario per l’emergenza sanitaria a posto di Arcuri, che si distingue anche attraverso forme comunicative diseducative/pericolose nelle quali spiccano le varie divise militari e tute mimetiche con tanto medaglie apposte sul petto del Generale Figluolo.

In Politica nulla avviene a caso così come la repressione e l’uso della forza per eliminare e ridurre ogni forma di opposizione che possano scalfire e/o ridurre i piani di ristrutturazione del capitalismo sia in termini nazionali che internazionali, anche attraverso l’uso della militarizzazione dei territori e della digitalizzazione anche come strumento di controllo di massa che, tra l’altro, risultano essere prioritari nei punti cardini del Recovery Fund.

Data la totale assenza di un movimento politico/sociale di opposizione, vi sono seri motivi di preoccupazione sia in ambito nazionale che europea, con la scusa della pandemia, che l’uso della militarizzazione diventi sistemica.

Per quando concernono le vicende interne in terra italiota, destano rabbia e timori le detenzioni delle compagne/i del movimento NO TAV, gli arresti dei due Coordinatori locali del SI COBAS, Carlo ed Arafat, posti gli arresti domiciliari dopo che nella notte del 10 Marzo 2021, 25 Operai sono stati portati in questura dopo perquisizioni domiciliari.

Alta Velocità, Tempi di Lavoro e Digitalizzazione, guarda caso, sono tra i punti strategici del Recory Fund e, sempre non a caso l’accusa di Resistenza aggravata contro Carlo ed Arafat che ha scatenato la repressione contro gli operai della TNT che per 13 giorni hanno scioperato  contro la Multinazione USA FedEx, lotta vinta e conclusasi con un accordo, sono avvenimenti di una gravità inaudita perché sono una palese violazione delle libertà sindacali ed il diritto di sciopero.

In Italia Dana per il No Tav per la difesa della natura contro le grandi opere inutili dannose e costose, Carlo ed Arafat contro i tempi di lavoro di sfruttamento schiavistico delle varie umanità, simboleggiano l’impegno collettivo per la difesa delle le libertà di pensiero, di opinione che sono totalmente sotto attacco non solo in Italia ma anche in Europa come in Spagna con l’arresto del Rapper Pablo Hasèl ed in Grecia con la vicenda  Dimitris Koufontinas verso il quale il Governo di Destra, anche  su pressioni americane e turche, non smette con l’opera di repressione/vendicativa/annientamento verso chi ha contribuito alla caduta della dittatura dei Colonnelli Greci.

   Libertà per Dana!

Nel dare gli auguri a Dana Lauriola, militante No Tav che è in carcere da sei mesi, dal 17 settembre 2020, in esecuzione di una condanna a due anni di reclusione per il reato di violenza privata (per il quale, con il bilanciamento tra aggravanti e attenuanti, la pena prevista dalla legge parte da 15 giorni) cogliamo l’occasione per esprimere solidarietà a quelle compagne/i fatte/i oggetto di forme repressive anche in piena pandemia da Covid-19.

Come da Infoaut ricordiamo che Dana, Fabiola, Stefania ed Emanuela si sono rese protagoniste, con il sostegno di tutte le altre detenute, nell’affrontare sei giornate di sciopero della fame, una protesta molto dura e rischiosa, ma necessaria perché il prezzo da pagare sarebbe stato troppo alto: la rinuncia al diritto all’affettività e alla salute.

 Piacenza, Barcellona ad Atene 

Tre città in cui si sono verificati gravissimi episodi di repressione che debbono farci riflettere in quanto esprimono la sintesi neoliberista e reazionaria tesa a negare qualsiasi forma diritto e di conquiste sia dei lavoratori che possano mettere in discussione gli aspetti famelici dello sfruttamento schiavistico nei luoghi di lavoro che lo spirito vendicativo di stati come la Spagna e la Grecia nazioni con Democrazie molto giovani e quindi fragili in quanto liberatesi solo da qualche decennio dalle dittature sia franchiste che dei colonnelli.

Piacenza

Con l’accusa di  Resistenza aggravata per lo sciopero di 13 giorni alla TNT contro la multinazionale Usa FedEx che si conclusero con l’ottenimento di un accordo, a due Coordinatori locali del SI COBAS, Carlo ed Arafat, sono stati disposti gli arresti domiciliari dopo che nella notte del 10 Marzo 2021. 25 Operai sono stati portati in questura dopo perquisizioni domiciliari.

La risposta e la solidarietà ai due compagni arrestati a Piacenza non si è fatta attendere.

Con lo slogan “Senza i lavoratori che lottano saremo tutti schiavi”, tantissimi lavoratori del sindacato Si Cobas (tremila) sono arrivati da tutta Italia per chiedere la liberazione dei due sindacalisti ai domiciliari e per ribadire il ruolo vincente che la lotta sindacale ha avuto in quello che è uno dei poli della logistica più importante d’Italia.

Nella logistica il costo del lavoro è totalmente abbassato per lo sfruttamento degli immigrati che lavoravano in condizioni di schiavitù.

Le lotte sindacali, con la forza dei lavoratori, a Piacenza hanno portato i diritti:

  • Maternità al 100%;/ Tfr, ferie pagate, tredicesima, buoni pasto.

Conquiste che i lavoratori hanno ottenuto con scioperi e picchetti in tutta Italia, dalle 5 alle 10 Euro l’ora, a seguito delle dure lotte.

La lotta paga e ciò non piace ai Padroni, ecco il perché della repressione.

  Barcellona

L’arresto A Madrid del rapper Pablo Hasél (nome d’arte di Pablo Rivadulla Durò) per apologia del terrorismo e incitazione all’odio ed insulti contro la monarchia spagnola ha provocato disordini a Barcellona e Madrid, accendendo il dibattito sulla libertà di espressione e lo stato della monarchia spagnola, corrotta e coinvolta in vari scandali.

Tra gli scandali, tanti, che hanno intaccato ancora di più la popolarità della monarchia tra gli spagnoli ci sono la vita lussuosa del re Juan Carlos ad Abu Dhabi, e la decisione di fare studiare l’infanta Leonor in Galles per due anni (a spese dei contribuenti).

Un rapporto di Freemuse, ripreso dall’Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi), sostiene che “la Spagna si trova in cima ad una lista di Paesi esaminati per numero di artisti imprigionati solo nel 2019, ben 14: al di sopra di Iran, Turchia e Myanmar”. Persino la Corte europea dei Diritti Umani aveva invitato Madrid a rivedere le normative a riguardo, sottolineando che “la libertà d’espressione protegge non solo le opinioni inoffensive, ma anche quelle che feriscono”.

Sono noti altri casi di artisti accusati di incitare all’odio contro la monarchia spagnola, come è il caso del rapper César Strawberry, Cassandra o il gruppo “Títeres desde abajo”.

Nel 2017 la Corte Costituzionale ha annullato una condanna di un anno di carcere del Tribunale Supremo spagnolo contro César Strawberry per apologia del terrorismo perché i suoi tweet “non erano altro che una manifestazione di esercizio del diritto fondamentale alla libertà di espressione”.

I disordini nelle principali città spagnole per il caso Hasél dovrebbero richiamare l’attenzione di tutta l’Europa perché sollevano problemi che riguardano l’intero continente.

Mentre si arresta Pablo Hasèl a Madrid, neonazi spagnoli marciano per chi ha combattuto con Hitler con lo slogan “Il nemico è sempre l’ebreo”.

In 300 hanno sfilato sabato fino al cimitero dell’Almudena per rendere omaggio alla Divisione Blu, i franchisti a fianco del Fuhrer. La manifestazione è stata scandita da proclami contro gli ebrei e da inviti a non rispettare le misure anticovid.

Anche a Barcellona, come in altre capitali d’Europa, vedi Berlino si sgomberano, Manu Militare, Centri Sociali case occupate e si limitano le libertà di espressioni e si restringono le libertà collettive ed individuali.  

Atene

Dimitris Koufontinas, dopo più di due mesi termina lo sciopero della fame.

Dimitris è un compagno condannato per la partecipazione all’organizzazione rivoluzionaria 17 Novembre, in carcere dal 2002.

(riportiamo il testo dell’appello alla solidarietà internazionale per Dimitri Koufontinas)

Alla fine del dicembre scorso il governo greco ha approvato una riforma del sistema penitenziario nazionale che, oltre ad altre misure che peggiorano le condizioni detentive, stabilisce che chi è condannato per terrorismo non possa accedere alle “carceri rurali”, istituti più “aperti” a cui hanno accesso i prigionieri di lungo corso. L’approvazione di questa legge ha subito attivato l’iter burocratico per il trasferimento di Dimitri Koufontinas dal carcere rurale di Kassevitia.

Il nuovo pacchetto di leggi stabilisce che i reclusi nelle carceri rurali vengano riclassificati e trasferiti nell’ultimo carcere in cui sono stati. Nel caso di Dimitri sarebbe dovuto essere quello ateniese di Koridallos.

L’amministrazione penitenziaria ha però deciso di trasferirlo, manipolando le carte del trasferimento, nel carcere di Domokos. Nonostante in Grecia non esistano circuiti differenziati, l’intenzione dell’amministrazione penitenziaria negli ultimi anni è stata quella di rendere questa prigione un carcere “duro”.

Un trasferimento punitivo, dunque, volto a colpire un compagno che lotta da sempre, fuori, nelle aule di tribunale, in prigione: da quando è detenuto ha partecipato a numerose proteste e ha intrapreso ben quattro scioperi della fame.

Repressione volta ad annichilire Dimitri Koufontinas ma che si iscrive nel progetto repressivo complessivo dello Stato greco: cercare di schiacciare le parti più radicali e combattive della società per scongiurare l’ipotesi di conflitti futuri.

SCIOPERO DELLA FAME

Davanti al trasferimento Dimitris Koufontinas ha deciso di non rimanere in silenzio e di usare l’unica arma che aveva a disposizione, il suo corpo.

Dall’8 gennaio ha iniziato uno sciopero della fame che proseguirà ad oltranza fino a quando non sarà trasferito nel carcere di Koridallos.

Ormai i giorni di sciopero cominciano a essere molti, il compagno si trova in condizioni critiche e precarie nell’ospedale di Lamia: secondo i medici potrebbe avere un tracollo da un momento all’altro.

Durante lo sciopero sono state moltissime le iniziative e le azioni di solidarietà avvenute in tutta la Grecia e non solo: presidi, manifestazioni, scritte sui muri, striscioni, attacchi contro molteplici obiettivi (politici, banche, uffici postali, etc).

Ma proprio ora che il tempo stringe pensiamo sia arrivato il momento di compiere uno sforzo in più.

Pensiamo che la lotta di Dimitris sia anche la lotta di ognuno ed ognuna di noi, e siamo convinti dell’importanza di creare ed ampliare legami internazionali, sopratutto in un momento come questo.