Chi ha ucciso il Compagno anarchico Giuseppe Pinelli?

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A 52 anni di distanza dall’omicidio aspettiamo ancora verità e giustizia!

Con l’arresto dei nostri esiliati politici di queste ultime ore, riecco il circo mediatico dell’ipocrisia, come fu per Cesare Battisti.

Lo Stato italiota, mentre si autoassolve dalle stragi e dei vari tentativi di Golpe (fine anni 60/metà anni 70) affannandosi nei ripetuti tentativi di porre nel dimenticatoio della storia i mandanti e responsabili di tali eventi tragici che, tra l’altro circolano impunemente in Italia in Europa, in America Latina grazie alla protezione dei servizi segreti italiani, americani, israeliani argentini e di altre nazioni europee, manifesta l’ennesima forma vendicativa storica verso una umanità che si è sempre opposta al potere ed al dominio capitalista imperialista.

Mentre i familiari delle vittime delle stragi che hanno provocato centinaia di morti (Piazza Fontana, Italicus, Piazza della Loggia a Brescia, stazione di Bologna come degli attentati mafiosi inizi anni 90), attendono ancora giustizia, per gli aressti delle/i compagne/i italiani esiliati tutto l’arco politico italiota ci propina l’ennesimo evento mediatico/propagandistico, già preparato da un po di tempo, in nome di “Giustizia è fatta” e “La Democrazia ha vinto “.

Battisti, Pietrostefani, Roberta Cappelli, Marina Petrella, Sergio Tornaghi, Giovanni Alimonti, Enzo Calvitti, Raffaele Ventura BergaminMaurizio Di Marzio, ”erano” esiliati politici appartenenti e militanti nelle Organizzazioni Rivoluzionarie degli anni 70.

Per far comprendere e spiegare, specie alle nuove generazioni di militanti, le vicende umano/politiche che hanno contrassegnato un percorso e scelte politiche non solo delle/dei compagni sopra citati ma di tantissime/i militanti italiani, per la memoria storica si deve necessariamente risalire ai contesti storici risalenti dalla resistenza partigiana sino agli inizi degli anni 70 a partire dalla  strage di Piazza Fontana.

Contesti storici in cui nella Sinistra Rivoluzionaria italiana sono venute a maturarsi  scelte politiche, seppure nelle diversità ,comprese la Lotta Armata, che complessivamente hanno visto il coinvolgimento di centinaia di migliaia di compagne/i.

Sinteticamente riportiamo alcuni eventi, storico/politici, descrittivi quei contesti storici sopra enunciati:

  • L’Italia delle stragi di Stato da  Portella Della Ginestra 1° Maggio 1947, Piazza Fontana, Piazza Della Loggia, Italicus e Stazione di Bologna…;
  • L’Italia con i vari tentativi di Golpe…;
  • L’Italia delle Logge Massoniche P2, Gladio…;
  • L’italia con le leggi Liberticide dalla Legge Reale ai Decreti sulla “Sicurezza”  Miniti/Salvini ;
  • L’italia dei vari teoremi dal “7 Aprile”  “Rete del Sud Ribelle” ;
  • L’italia pluricondannata dagli anni 70 ad oggi per i realti di tortura e per le limitazioni alle libertà individuali e collettive, per le violazioni alle libertà di stampa e di pensiero;
  • L’Italia con i Blindati cingolati e carri armati per le strade e davanti le università;
  • I Coprifuoco i divieti agli assembaramenti (non più di tre persone), divieti di volantinare, non per il Covid ma per la Legge Reale.

Per ritornare all’attualità del circo mediatico che vede coinvolti i vari Battisti, Pietrostefani ecc, bisogna descrivere le sensazioni e lo stato vomitevole di noi tutte/i nell’assistere sia allo spettacolo della estradizione di Cesare Battisti, presentato ai mass media come un trofeo trofeo di caccia ma altrettanto vomitevoli sono state le affermazioni di:

  • figlio di Bolsonaro “l’arresto di Battisti è il regalo di papà a Salvini, come promesso in campagna elettorale”;
  • Marine Le Pen “eccellente notizia sono felice per gli italiani”;
  • Salvini con la squallida affermazione “l’arresto del becero comunista;
  • Buonafede che, per non essere secondo a Salvini si distinse per il video nel quale Cesare Battisti veniva ripreso a mò di bestia nello zoo e/o come trofeo di caccia .

Come per quella squallida e becera messa in scena rispose, a chi lo intervistava, riproponiamo la dichiarazione di Vincenzo, fratello di Cesare Battisti:

  • "Che vuole che le dica. Cesare, mio fratello, rientra a Roma e così abbiamo risolto tutti i problemi dell'Italia, le pensioni, il debito, tutto risolto con Battisti...". "Non aggiungo altro, ha già detto tutto il ministro Salvini;

così per le ultime vicende riproponiamo la nostra riflessione ripubblicando l’articolo apparso sul sito Asilopolitico.org del 26-10-2017:

Il caso Cesare Battisti e la necessità di riliberare gli anni 70

Il caso Cesare Battisti, riapre necessariamente il dovere e la necessità di affrontare e di rileggere le dinamiche politiche interne alle  Organizzazioni/Formazioni politiche della Sinistra Rivoluzionaria che in Italia, fine anni 60 metà anni 80 che hanno determinato confronti/scontri sulle prassi e strategie finalizzate alla modifica dello  stato delle cose presenti.

Nella citazione di Mao.“ La rivoluzione non è un pranzo di gala; non è un'opera letteraria, un disegno, un ricamo; non la si può fare con altrettanta eleganza, tranquillità e delicatezza, o con altrettanta dolcezza, gentilezza, cortesia, riguardo e magnanimità. La rivoluzione è un'insurrezione, un atto di violenza con il quale una classe ne rovescia un'altra”, si racchiudono quelle motivazioni storiche degli anni 70, che hanno indotto una umanità politica di sinistra, sia in Italia che nel resto del mondo, a scelte politiche, quali la lotta armata, effettuata e praticata non da un ristretto numero di compagne/i, ma da migliaia tra militanti e simpatizzanti.

In Italia,negli anni sopra citati, oltre alla scelta della lotta armata praticata da Organizzazioni come le Brigate Rosse/Prima Linea e da varie formazioni combattenti locali e/o territoriali si distingueva un ampio Movimento Politico/Sociale (autoriduzioni, occupazioni di casa, espropri, Movimenti dei Disoccupati Campani- manifestazioni, picchetti davanti le fabbriche, sabotaggi nelle attività produttive,occupazioni ed autogestioni di scuole medie ed universitarie).

Verso tali Movimenti furono intraprese ed applicate varie Misure golpiste, congiuntamente ad un clima delle restrizioni delle libertà individuali e collettive compresa la libertà di stampa, il fermo di polizia prolungato.

Interrogatori che avvenivano in abitazioni private, rendendo “desaparecidos” per settimane e mesi decine di militanti fermati e/o arrestati, dove si praticavano le torture (dalle scosse elettriche sui testicoli, costringere a bere acqua e sale con l’imbuto acqua ecc..) così come qualche caso di finte fucilazioni e/o  minacce di violenza carnale verso, blindati e carri armati posti nei punti chiavi delle città ed autostrade, fattori che  spinsero numerosi militanti alla clandestinità ed alla lotta armata .

Il clima politico per le leggi repressive e liberticide applicate in quegli anni, rivissute  nel 2001 nelle giornate del G8 di Genova (Scuola Diaz e caserma di Bolzaneto,   indussero alla clandestinità ed alla latitanza migliaia di militanti e studenti fuorisede delle Università di Roma, Bologna, Padova e di altre città protagonisti delle lotte del Movimento Universitario del 1977.

Furono le condizioni di oggettiva aggressione dello Stato contro i Movimenti, con il sostegno del Partito Comunista di Pecchiolli, Cossutta e Bertinotti e Luciano Lama (segr della C.G.I.L.), che spinsero una umanità politica (studenti, operai, professionisti, intellettuali) anche ad imbracciare le armi.

Di quel periodo rimangono i nervi ancora scoperti derivanti dalla non risoluzione politica della lotta armata per la quale si spesero anche le più alte espressioni del mondo della cultura come Dario Fò e Franca Rame, ai tempi della Palazzina Liberty di Milano e numerosi intellettuali.

La vicenda di Cesare Battisti inoltre apre un'altra doverosa riflessione stato status di rifugiato politico che riguarda anche altri compagni ancora esuli in varie parti del mondo.

Lo status giuridico di ”esule politico italiano” riconosciuto da nazioni come la Francia ed il Brasile deriva dalle condanne inflitte all’Italia per le violazioni alle libertà di pensiero, di stampa, le persecuzioni politiche e per il grave reato di tortura perpetrato nel nostro paese dalla fine degli anni 70, reato tra l’altro consumato e perpetrato sino a qualche anno fa dopo Bolzaneto e Scuola Diaz di Genova nel 2001 sino alla tragica sorte di Stefano Cucchi.