Appello per l'introduzione del “Reddito minimo garantito per tutte le disoccupate e tutti i disoccupati!”

In una fase così delicata del nostro Paese a causa delle varie manovre finanziarie che colpiscono sempre e comunque i soliti noti: dipendenti pubblici, pensionati, disoccupati e le persone oneste, il ruolo degli Enti Pubblici e delle forze sociali diventa strategico e fondamentale/necessario, ai fini della riduzione dei danni provocati dalla mala politica diretta e gestita dal sistema finanziario marcio e corrotto.

Presso il Parlamento giacciono già alcune proposte di legge articolate riguardanti l’introduzione del Reddito minimo garantito ai disoccupati, già presentate nel periodo del Governo Prodi dalla Rete Nazionale, appoggiate da organizzazioni sindacali e diverse forze politiche. La stessa Unione Europea con la risoluzione del Parlamento Europeo del 20 ottobre 2010, ha chiesto esplicitamente agli Stati membri “l’introduzione di regimi di reddito minimo garantiti”, sottolineando in tal modo la necessità di adottare misure concrete per contrastare la povertà e l’esclusione sociale, favorendo al tempo stesso, misure esplorative per favorire un ritorno all’occupazione. L’Italia è l’unico paese, insieme alla Grecia, che non prevede forme di reddito di cittadinanza garantito.

E’ doveroso/necessario, in un momento come quello attuale, investire e credere nella cosa pubblica contro ogni forma di privatizzazione dei servizi pubblici, per evitare che nella nostra comunità (già aggravata da problemi storici come l’assenza di lavoro/reddito, problemi alloggiativi ecc.), il venire meno della gestione pubblica dei servizi erogati ai cittadini e delle forme classiche di Stato sociale possa avere delle conseguenze ancor più gravi per povera gente.

In questo quadro di enormi incertezze le Org. Sindacali, al fine di ridurre le separazioni tra il mondo del lavoro con quello del non lavoro debbono essere di supporto alle forme di autodifesa sociale e di solidarietà, per praticare territorialmente progetti di auto-organizzazione economica e sociale, difendendo e valorizzando in tal modo anche il valore dei Referendum, in quanto espressione dal basso, della gente comune: la quale nel voler difendere i beni primari come l’acqua, l’aria e quindi la nostra salute, ha manifestato il bisogno reale di una democrazia diretta, non riconoscendosi più in questo modello economico politico.

Basterebbe rafforzare il protagonismo ed il senso di appartenenza alla Comunità, attraverso il buon senso da parte dei rappresentanti delle Istituzioni e Degli Enti Locali (Prefetto-Sindaco e Presidente della Provincia) affinché facendo fronte comune con le Org. Sindacali, Movimenti di Lotta Sociali, Comitati dei Cittadini e le Associazioni di Categorie (in funzione antirecessiva), possano insieme ipotizzare modelli socio/economici locali equi e basati sulla solidarietà; dando inoltre alle attività culturali di base ed al sapere critico la funzione di antidoto alle barbarie consequenziali delle varie emergenze, ormai divenute endogene: come precarietà e povertà che dalle manovre in atto sarebbero sempre più aggravate .

E’ fondamentale che gli Enti, sino a quando non si esca dalla crisi, siano da riferimento e si facciano garanti di quelle fasce sociali deboli che già vivono queste drammatiche emergenze. Infatti, il maggior pericolo derivante dalle manovre finanziarie attuali del cannibalismo/capitalismo (che come dai più famosi assertori dello stesso è fallito), è rappresentato dall’imbarbarimento sociale che provocherà drammi e danni solo tra la povera gente, tra i deboli e gli indifesi, soprattutto in assenza di una classe politica capace di dare delle risposte serie ai problemi reali che i cittadini vivono quotidianamente e che ancora una volta sono chiamati a pagare il conto di una crisi che non hanno contribuito a generare, a cui vanno a sommarsi i decenni di truffe e furti ai danni della classe operaia, dei pensionati, delle donne e dell’ambiente.

Evitare l’imbarbarimento sociale diventa oggi una necessità! Difendendo quelle forme di stato sociale dal cannibalismo finanziario che, dagli Stati Uniti d’America all’Europa, sta caratterizzando e condizionando al negativo la vita del nostro pianeta e dell’umanità che lo popola, prefigurando drammatici scenari di precarizzazione/impoverimento e disuguaglianze sociali/razziali, dove solo l’aspetto repressivo e guerrafondaio dei vari stati potrà garantire/tutelare l’assalto del capitale finanziario a quel che è rimasto da azzannare e spolpare, a ciò che resta del Pubblico e dello Stato Sociale.

Di fronte a tali scenari , non ci sarà sciopero generale che tenga, se non accompagnato da proposte utili come quella del reddito per tutte le disoccupate/disoccupati, al fine della riduzione dei danni provocati da politiche di governi scellerati e truffaldini; non basteranno cortei e forme di opposizione sociale se non si praticheranno, a partire dai territori, forme di politiche economiche comunitarie che possano determinare reali esempi di economie solidali, in piena autonomia dalle scellerate e classiste manovre finanziarie.

Reagire alla precarietà, miseria e disperazione è possibile! La nostra città potrebbe diventare un vero “laboratorio di applicazione di pratiche sociali”: partendo innanzitutto dall’abbattimento dei costi specie per i generi alimentari, sanità, scuola, trasporti e strutture sociali; accompagnato dalla ripubblicizzazione, gestione diretta e trasparente dei servizi pubblici per evitare l’enorme dispersione finanziaria con la conseguenza di costi elevati per i cittadini a beneficio esclusivo di privati (che sono tra i principali responsabili di tutto questo marasma finanziario: in quanto, non solo hanno determinato enormi ingiustizie sociali creando un vasto mercato per le clientele a fini elettoralistici e di casta, ma hanno fatto collassare sia l’economia che l’intero mondo del lavoro); eliminando i costi delle convenzioni esterne, riducendo le spese ed i costi dei consigli d’amministrazione (Presidenti, Vice presidenti etc..)delle varie Società Miste, ridistribuendo tra il personale l’enorme differenza senza far pagare ai cittadini i costi dei servizi pubblici erogati.

Risulta necessario rivalorizzare il ruolo dei Centri per l’Impiego attraverso l’introduzione di graduatorie a scorrimento, articolate per anzianità di disoccupazione, per numero di componenti nucleo famigliare, per specializzazioni e/o qualifiche formative, al fine di interrompere l’uso scriteriato che ne viene fatto da parte degli Enti pubblici e dalle Agenzia Interinali; per rivitalizzare il Mercato del Lavoro Territoriale, sino ad ora sempre poco trasparente, in quanto carrozzone di clientele politiche che si tramutano in alti costi per i cittadini, e sempre più dopato, precario, sottopagato e a nero. (Un facile esempio è rappresentato dal costo pagato dai cittadini per le centinaia di assunzioni clientelari nelle Società Miste).

Per tali motivi chiediamo al prefetto in quanto Organo Territoriale del Governo Centrale ed ai rappresentanti delle Istituzioni Locali (Comune-Provincia) di farsi portavoce presso il Governo per l’inserimento in Italia, come in Francia, Spagna, Germania del Reddito minimo garantito per tutti i Disoccupati.

Al fine di avanzare una proposta comune, con l’intento di conferire concretezza, coesione e mobilitazione efficace attorno a tali rivendicazioni, invitiamo le varie forze politiche, sindacali, le associazioni, i singoli ad aderire a siffatto appello, facendoci pervenire la propria adesione in vista di un prossimo incontro volto a sviluppare un confronto in tal senso.

C.S.A. ASILO POLITICO

Catalogazione