27 Anni di R/Esistenza, di Autonomia e diffusione della Cultura Resistente e dell’Autogestione a Salerno.

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C. S. A. Jan Assen (Asilo Politico)

Maggio 1993- Maggio 2020

In questa fase di pandemia, tra morti, disperazione provocata da miserie e precarietà, usare il termine “festeggiare” un anniversario politico ci sembra inappropriato ed inopportuno.

Il raggiungimento del 27° anno di r/esistenza in una città, piccola media o grande che sia, di un Centro Sociale attualmente attivo/operante, nonostante tantissimi  problemi, rappresenta sempre un dato politico non di poco conto.

Se a quanto sopra enunciato si aggiunge che il centro sociale autogestito in questione è il C.S.A Jan Assen (Asilo Politico) operante in una città, nel nostro caso Salerno, della Campania e quindi del Sud, 27 anni di r/esistenza politica assume un valore politico rilevante in quanto, se ancora vive/sopravvive/resiste non lo si deve soltanto alla cocciutaggine di pochi militanti ma principalmente alla legittimità storico/politica di una comunità che ancora crede e cerca di mantenere vive idee e principi tesi ad una società migliore.

Se abbiamo raggiunto tale arco temporale lo si deve, e bisogna sempre ricordarlo, alle varie generazioni di militanti politici che in 27 anni si sono sempre susseguite anche sotto l’aspetto del ricambio generazionale.

In tante/i, ricordano ancora oggi, con affetto ed emozione, una esperienza di vita politica/culturale/esistenziale di una esperienza politica aggregativa nella quale hanno maturato il senso del conflitto e della sana ribellione.

Esperienze di militanza iniziate nel pieno dell’adolescenza, per buona parte delle/degli occupanti, che hanno contribuito a maturare anche scelte di vita formative, con ricadute positive non solo politiche ma anche nei vari aspetti del vivere quotidiano sia sotto l’aspetto classico del lavoro, nel mondo artistico e nei rapporti interpersonali.

Esperienze umano/politiche di generazioni che nel tempo hanno consolidato quei principi di giustizia sociale e solidarietà verso gli oppressi e verso coloro che sono considerati gli ultimi e diversi.

In ogni anniversario è triste ma è sempre doveroso ricordare chi non è più tra noi, purtroppo l’elenco è lungo, ma due persone in particolar modo rimarranno nei nostri cuori per i sacrifici e l’impegno umano che hanno profuso in vita per/e nel Centro Sociale Asilo Politico.

 

Jan Assen a cui è stato intitolato il Centro Sociale ed Antonio Gisolfi.

Della non presenza di Jan tra noi la sentiamo ancora oggi sia ogni qual volta che volgiamo lo sguardo verso quella lapide posta all’ingresso del Centro Sociale che quando vari compagni/e che vivono fuori città ma che in tempi passati hanno militato, anche per poche ore, che ancora lo ricordano con affetto e ciò determina in noi ancora emozioni e tristezza.

Antonio Gisolfi, docente universitario e vecchio militante comunista che fece insieme alla sua compagna la scelta di militare in Asilo Politico.

Della sua mancanza la si avverte sia nell’Università di Salerno per il suo impegno politico sindacale che nel Centro Sociale per le sue conoscenze del mondo della  informatica sua professione, insieme alla passione per la materialità delle relazioni umano politiche materiale ed artigianale, qualità di cui ne hanno beneficiato in tanti.

Non è retorica ma è sofferenza in quanto parliamo di chi non condivide più un percorso di vita, ed è assodato che il nostro ricordo va anche ad altre persone che ci hanno lasciato da Giusy, Gigino ed altri.

Dall’aspetto emozionale che rasenta il religioso, all’aspetto laico/politico necessario  per entrare nel vivo anticipato nel titolo di questo contributo.

La ricorrenza dei 27 anni del nostro Centro Sociale pone necessariamente anche  domande, riflessioni e timori sugli scenari politici e le prospettive che attendono i Centri Sociali in Italia nella faticosa, a volte titanica, opera di tenere in vita tali forme di R/esistenza in special modo nelle varie fasi pre/durante ma in special modo post Pandemia da Coronavirus.

 

 Dubbi, timori e riflessioni che dobbiamo porci necessariamente visto che:

  • esistono seri timori di normalizzazione delle logiche securitarie che possano  restringere le libertà delle agibilità politico/culturali/sindacali con impedimenti dell’agire politico pur nel rispetto delle norme sanitarie, anche in fase post pandemia;

  • per le norme sui distanziamenti ed assembramenti, in attesa di qualche vaccino miracoloso, nei Centri Sociali le forme di auto finanziamento classiche, dai concerti ad altre iniziative, non se ne potrebbero svolgere e non si sa sin a quando, ciò porrebbe seri problemi sia sui pagamenti di bollette (luce, acqua e quant’altro), che sui finanziamenti di progetti e forme di solidarietà sia internazionaliste che per altre tematiche locali.
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Altro  tema su cui riflettere e lanciare un doveroso dibattito è sull’interpretazione   delle varie dichiarazioni della ministra Lamorgese, delle relazioni dei Servizi ed Intelligences unitamente al clima mediatico circa i timori di ribellioni e sconvolgimenti sociali che potrebbero verificarsi a causa delle varie manovre economiche ed al forte debito pubblico che causeranno “lacrime e sangue” .

L’aspetto sanitario legato alla Pandemia virale assumerà un aspetto secondario rispetto alle previsioni di un'altra Pandemia, quella sociale causata dall’aumento della disoccupazione, delle povertà delle precarietà e sul chi dovrà pagare le “Lacrime e sangue“ prospettate da Confindustria, economisti politici eccc...

Il “nulla sarà come prima“  tuona come una minaccia

Si sta creando un clima politico tale da legittimare, in “termini preventivi” ulteriori forme di restrizioni di libertà collettive che tra l’altro già previste nei Decreti Minitti e Salvini, che accompagneranno le varie fasi della cosiddetta ripresa delle attività produttive.

Tra sentimenti patriottici, necessità dell’uomo forte in grado di farci uscire dalla crisi finanziaria/sanitaria, timori sulla tenuta democratica nel nostro paese e di possibili sistemi autoritari, evidenziati da massimi esponenti del giornalismo, sembrano più minacce, come mettere le mani avanti, per quel che ci aspetta nel futuro prossimo per le manovre economiche e sui sacrifici che dovranno sobbarcarsi la maggior parte degli italiani che potranno causare conflitti sociali.

Timori di conflitti sociali tali da giustificare le restrizioni delle libertà sindacali, politiche e culturali comprese anche le sperimentazioni di mezzi di controlli quali i droni, braccialetti, zone rosse, intercettazioni telefoniche, salatissime multe ecc..

  • Siamo in presenza di climi politici tali da legittimare la messa in atto, come in un passato recente (vedi il 7 Aprile/Rete del Sud Ribelle), di altri teoremi?

  • In termini preventivi per “la sicurezza sociale” potremmo prevedere il ripristino, tra l’altro già presente nei vari decreti Minniti/Salvini del reato di istigazione alla ribellione ed all’odio sociale?

  • I Centro Sociali, le realtà antagoniste saranno considerati untori della “Pandemia del conflitto Sociale“ tali da giustificarne/richiederne lo sgombero  chiudendo anche radio ecc.?

Dall’invito alla riflessione collettiva alla ricorrenza del 27° anniversario del Centro Sociale Jan Assen (Asilo Politico) di Salerno e, per fare ciò riportiamo stralci del documento del Maggio 2019 scorso per la ricorrenza del 26° anno.

“Riagganciare l’impegno politico ai bisogni reali della povera gente ritornare ad essere presenti  nei quartieri popolari, sempre più prede di culture omofobe/intolleranti,  dove il ruolo del sottoproletariato è ritornato ad essere uno strumento di controllo politico semi militare a soldo sia delle organizzazioni criminali che delle forze politiche reazionarie.

Dalle mobilitazioni internazionali a quella in Italia del 23 Marzo scorso si evidenzia il bisogno di protagonismo politico delle nuove generazioni dando priorità alla pratica dei bisogni reali quali la salute l’ambiente ma anche la voglia di riscatto sociale delle Comunità,  delle periferie e quindi anche la riemersione della “questione meridionale”.

Ripartire dalle singole comunità, dal locale sapendo interpretare non solo i  bisogni delle nuove generazioni di militanti ma anche essere in grado di fornire utili  contributi affinché una nuova  generazione politica sia in grado di determinare conflitti sociali e di classe sganciate da varie alchimie politiche e/o camaleontismi vari di una qualsivoglia sinistra/neo sinistra che, risultando sempre smemora dei guai combinati in passato, continua imperterrita a riproporre percorsi e metodologie sconfessate dalla gente anche da un punto di vista elettorale .

Questo è l’auspicio che il  Centro Sociale Jan Assen (Asilo Politico) volge alle nuove generazioni di Salerno che si affacciano alla politica per ritornare ad essere punti di riferimento del riscatto sociale della povera gente, che siano protagoniste di movimenti di lotta per il lavoro, per la pratica dei bisogni, per occupare case e spazi sociali per la difesa della salute, per il sapere critico .

 

Le libertà non te le regala nessuno bisogna conquistarsele.

Asilo Politico, in questi 27 anni di R/Esistenza con umiltà ed onestà ideologica, nonostante tantissimi problemi ha contribuito alla crescita e maturità politica di varie generazioni salernitane mantenendo viva la difesa della memoria storica  dell’antagonismo di classe.

Il Centro Sociale Jan Assen (Asilo Politico) continuerà a Salerno, con umiltà onestà ideologica e culturale, a diffondere la cultura dell’autogestione per far risvegliare nelle nuove generazioni la necessità, il dovere ed il bisogno di un nuovo protagonismo politico fondamentale per difendere le agibilità politiche e le libertà di pensiero con la pratica del conflitto.

Salerno e la necessità di dare continuità storica alla Controinformazione militante .

Dalla produzione cartacea del mensile AsiloPolitico, la cui diffusione e vendita anche come autofinanziamento, interrottasi momentaneamente per le norme anti  Coronavirus sulla libera circolazione e distanziamento e per fronteggiare il Covid19 a RadioAsilo.it per contribuire a difendere le libertà ed le agibilità politiche e culturali.

Da Radio Asilo 100.30 MH  a RadioAsilo.it

Nei più di due mesi caratterizzati dall’autoisolamento domiciliare Radio Asilo ha fornito non solo un utile struttura a servizio dell’umanità della sinistra locale, mantenendo in vita rete e relazioni politiche, ma ha determinato anche momenti di libertà per tutte/i noi.

Le assemblee in onda tutti i Venerdi, nella Fase 1 Covid-19, con i contributi individuali e collettivi di radioascoltatrici/ori hanno contribuito a forme di evasioni dalle frustrazioni, dal sentirsi impotenti di fronte ad ingiustizie ma principalmente hanno offerto seri contributi alla contro-informazione sulle problematiche reali della nostra gente trattando della salute in difesa della sanità pubblica, per il diritto al lavoro reddito così come sostegno a chi vive nei luoghi delle sofferenze come il carcere

Le assemblee generali in remoto della domenica per determinare una piattaforma condivisa su tematiche da riportare nelle piazze e nei luoghi del conflitto sociale.

Le trasmissioni settimanali :

  • La Mucca Libera del Lunedi, una trasmissione antispecista di informazione e approfondimento sulle rivolte animali (umani e non);

  • il Collettivo Handala del Martedi con informazioni conflitti internazionali in primis del popolo palestinese informando sulle lotte e controinformando  sulle repressioni contro il popolo palestinese Kurdo e sulle varie tematiche internazionaliste;

  • Battiture - sguardo di critica radicale sul carcere del Mercoledi con le informazioni controinformazioni, anche in piena pandemia, sulle condizioni di vita delle detenute detenuti, che sono state anche alla base delle rivolte, iniziate dal carcere di Salerno,  testimonianze sulle  lotte e rivendicazione dei migranti nelle  campagne in lotta,mai  menzionate  dagli organi ufficiali dell’informazione

  • la trasmissione Contrappunto del Venerdi.

Tutte tematiche facenti parte del lavoro politico reale, interrotto materialmente dalla pandemia, ma tenuto in vita dalla radio con l’auspicio che al più presto possa ritornare nei luoghi preposti all’agire politico reale.

L’esperienza della Radio, sempre in “in progress”, in quanto sempre tesa a migliorare,  ma funzionante, radio come patrimonio collettivo da socializzare sempre di più uno strumento di informazione/controinformazione utile al rilancio della conflittualità sociale e politica nel nostro territorio specie in questa fase storico/politica molto delicata.

Ci faranno ricordare anche il 28°/2 9°e 30° anno di R/Esistenza ?

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