Il 12 Marzo del '77.

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1977 Luciano Lama Segretario generale C.G.I.L.

2019 Sergio Chiamparino Presidente della Regione Piemonte.

Quando la malattia genetica endemica della miopia politica del P.C.I., nel farsi e/o identificarsi nello stato continua a creare nel tempo ancora macerie e disastri nella sinistra.

  • La mattina del Venerdì dell’11 Marzo 1977 la polizia uccide Francesco Lorusso;
  • Carri armati per le vie di Bologna ed all’Università “La Sapienza di Roma“;
  • 12 Maggio 1977, le squadre speciali di Kossiga sparano ad altezza donna ed uccidono Giorgiana Masi di anni 18.

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Avvenimenti e tragici epiloghi, in nome del Compromesso Storico con la Democrazia Cristiana, avvenuti con il plauso ed il sostegno dei vari Luciano Lama, Pecchiolli, Bertinotti, Cossutta dell’intero P.C.I. e della F.G.C.I.

A quarantadue anni da quei giorni, mesi, ripercorrere e rileggere il 77 e gli anni successivamente dopo diventa fondamentale anche per comprendere e dare una spiegazione all’arretramento, alla sconfitta della Sinistra Italiana ed al peggioramento delle condizioni di vita della povera gente dei nostri giorni, entrambi fattori, a cui è bene sempre ricordare per la memoria storica, hanno contribuito le pratiche repressive dello Stato.

Dalla cacciata di Luciano Lama dall’università della Sapienza di Roma avvenuta il 17 Febbraio 1977, speranzoso di stroncare il forte Movimento degli Studenti tramite la prova di forza rappresentata dal Servizio d’ordine di Operai, peraltro sonoramente bastonati dagli studenti, alla richiesta di Sergio Chiamparino di effettuare il Referendum a favore del TAV il 26 Maggio prossimo quel che unisce a distanza di tempo questi due personaggi facenti parte della Direzione politica, ieri  P.C.I. oggi P.D., è la funzionalità agli interessi della Confindustria ed ai suoi progetti di trasformazione economica in termini liberisti.

Dal sostegno di Lama alla linea dei sacrifici, robotizzazione del ciclo lavorativo industriale, licenziamenti nelle fabbriche, prove tecniche di privatizzazione della cosa pubblica a partire dalle Università, al sostegno di Chiamparino del TAV e delle Grandi Opere, in nome del PIL e del Debito Pubblico.

Ieri (D.C. - P.C.I. - C.G.I.L.) in nome Compromesso Storico, oggi (C.G.I.L. -P.D. - Forza Italia Confindustria e Madamine varie) tutti insieme appassionatamente in nome dello Sviluppo Capitalista che và sotto il nome del Neoliberismo.

Per non dimenticare

A quarantadue anni dall’uccisione di Francesco Lorusso e dal corteo del 12 Marzo 1977 ripubblichiamo in sintesi le testimonianze, i pensieri e stati d’animo vissuti dai compagni/e quel pomeriggio del 12 Marzo a Roma che si sono rivissuti nel 2001 a Genova dopo l’uccisione di Carlo Giuliani:

“A Roma quel  pomeriggio del 12 Marzo 1977 pioveva tantissimo, i nostri cuori erano tristi per la morte di Francesco Lo Russo e le nostre menti erano rivolte al corteo di Bologna che manifestava contemporaneamente  al nostro.

I timori di lasciare sull’asfalto un’altro compagno erano concreti, mentre la gente dai balconi, dalle finestre applaudiva e mostrava vicinanza umana e politica verso noi che sfilavamo.

I nostri cuori e le nostre orecchie erano volti alle notizie degli scontri a Bologna nonostante la quantità di lacrimogeni sparati ad altezza d’uomo da un numero infinito di polizia e carabinieri ed i gipponi della celere che sfrecciavano ad alta velocità su noi manifestanti…”   

 

12 marzo 1977: a Roma centomila persone scendono in piazza

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Il 12 Marzo 1977 a Roma parte da piazza dell'Essedra per percorrere via Nazionale uno dei cortei che segnerà i caratteri di quell'anno. Un corteo di centomila persone, di centomila compagni solca la città.

Immediatamente il corteo si trova la strada sbarrata da un massiccio schieramento di polizia davanti a via Nazionale. Per evitare la dispersione della piazza che ancora si stava riempendo i compagni decidono di cambiare il percorso. Il corteo quindi devia in via Cavour passando per via dei Fori Imperiali e poi Piazza Venezia.

Da parte di un numero cospicuo di compagni dunque avviene un attacco alla sede della DC in Piazza del Gesù. Qui il corteo si divide in due tronconi: uno prosegue verso piazza Argentina e l'altro rifluisce verso piazza Venezia per poi proseguire verso il Teatro di Marcello ed il Lungo Tevere che costeggia il Ghetto. I due tronconi si sono poi qui riunificati e hanno proseguito costeggiando la riva del fiume fino a Piazza del Popolo. Tutti i ponti sul Tevere erano bloccati dalla polizia in assetto da guerra ugualmente a tutti gli accessi nel centro città e nelle vicinanze dei ministeri e delle banche. La rivolta del proletariato, la rabbia di una generazione esclusa dal patto sociale non doveva arrivare con i propri echi alle orecchie dei padroni.

I compagni però si sono resi conto che tentare di forzare quegli sbarramenti avrebbe significato uno scontro a fuoco con Carabinieri e Polizia. Lo stesso valeva nel cercare di attraversare il Tevere per arrivare al carcere di Regina Coeli.

Il corteo di massa quindi è finito in Piazza del Popolo. Fino ad allora ogni avventurismo era stato evitato e le azioni di violenza armata erano state effettuate da nuclei del servizio d'ordine che si defilavano dal corteo, agivano e poi tornavano nel suo centro, in pieno concerto con la massa che attraversava quella mobilitazione. Il corteo fino ad allora era stato il centro logistico delle azioni che poi erano state demandate al servizio d'ordine. Ma tutti i compagni hanno avvertito da Piazza del Popolo in poi l'impossibilità di mantenere la compattezza del corteo e la sua protezione nei fianchi. L'indicazione è stata quella di defilarsi rapidamente per evitare rastrellamenti e da quel punto in poi l'attacco del movimento è stato demandato al servizio d'ordine, ai collettivi organizzati e ai gruppi di compagni formatesi spontanei.

A scontri finiti la polizia arresta a freddo centocinquanta compagni.

 

Comunicato dei Comitati Autonomi Operai di Via dei Volsci sui fatti accaduti.

 

GIORNI CHE VALGONO ANNI

 

Non si può dare un giudizio sui fatti del 12 marzo a Roma, senza vedere la straordinaria capacità che il movimento ha avuto da Piazza Indipendenza in poi di superare in ogni scadenza quella precedente e di creare contemporaneamente presupposti per quella successiva. Sul nostro giornale "Rivolta di Classe" abbiamo scritto "giorni che valgono anni" e rispetto a questa verità notiamo due atteggiamenti principali. Da una parte ci sono gli idioti che continuano a scambiare la storia per i frammenti o per i vetri rotti che la storia produce, dall'altra parte ci sono i nemici più "intelligenti" che hanno sollevato un denso e intenso polverone propagandistico, ma che sanno altrettanto bene che non possono eludere la sostanza politica di massa che rimane salda dietro al polverone. A questo proposito è sufficiente appena scorrere gli interventi all'ultimo Comitato Centrale del PCI.

La granitica montagna del partito revisionista, la cui immobilità e la cui durezza tanta sfiducia politica ed organizzativa ha seminato tra i compagni in questi ultimi anni, sta subendo oggi un profondo scossone interno. Bruscamente risvegliati dall'incalzare vertiginoso degli avvenimenti e dopo aver con veemenza scaricato le loro cattive coscienze contro gli "squadristi", le "bande armate", i "provocatori", ecc. i dirigenti del Pci si trovano oggi costretti a fare i conti con quello che per loro poteva all'inizio ancora essere un incubo, ma che andava via via prendendo i contorni netti della realtà.

Questa realtà ha infatti dimostrato di non essere tanto facilmente esorcizzabile dalla miseria degli anatemi, delle misure repressive, delle parate di regime.

La stessa capacità (di forza e di creatività) il 12 marzo e nelle precedenti scadenze di offendere e di difendersi dalla criminalità delle istituzioni, sancisce oggi, al di là di qualsiasi mistificazione, la reale volontà, la reale materialità di quei bisogni e di quelle aspirazioni comuniste che sono oggi alla base dei movimenti di coscienza e di prassi rivoluzionaria che animano tutti i settori del proletariato.

Comitati Autonomi Operai di Via dei Volsci