Prigioniere in lotta

senza nome

15 Gennaio ore 20.00 presso RIFF – RAFF – Via Gian Vincenzo De Ruggiero 59, proiezione del documentario “DONNE IN LOTTA” di Canaan Khoury (Palestina, Belgio, Spagna – 2004 – 56’)

Il documentario narra le lotte di donne palestinesi, ex-detenute politiche, durante la prigionia nelle carceri israeliane, analizzandone le conseguenze sulla loro vita attuale e futura. 4 donne che, sottratte al ruolo di sorelle, madri e mogli diventano in carcere protagoniste della lotta di liberazione per l’indipendenza della Palestina; raccontano la difficoltà di vivere la quotidianità e di integrarsi nella vita sociale e politica palestinese, perché nonostante la fine della detenzione esse sono costrette ad affrontare giorno dopo giorno la “prigione” che continuano di portarsi dentro.
http://www.womeninstruggle.com/

A seguire presentazione della Campagna nazionale a sostegno della lotta dei prigionieri palestinesi http://www.frontepalestina.it/?q=sostegno-alle-lotte-dei-prigionieri-palestinesi

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CAMPAGNA INTERNAZIONALE PER LA LIBERAZIONE DI AHMAD SA’ADAT
www.freeahmadsaadat.org

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APPELLO PER UNA GIORNATA DI MOBILITAZIONE NAZIONALE PER AHMAD SA’ADAT E I PRIGIONIERI POLITICI PALESTINESI

GIOVEDÌ 15 GENNAIO 2015
Prigionieri della Libertà – أسرى ألحرية

Il 15 gennaio del 2002 Ahmad Sa’adat, leader palestinese e Segretario Generale del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, e molti dei sui compagni vennero catturati dai servizi di sicurezza dell’Autorità Nazionale Palestinese per volere delle forze di occupazione israeliane. Sa’adat ed i suoi compagni sono stati trattenuti per oltre quattro anni in una prigione dell’Autorità Palestinese a Jerico sotto il controllo delle guardie statunitensi e britanniche. Durante questo periodo Sa’adat non è mai stato accusato e l’Alta corte di giustizia palestinese ordinò il suo rilascio ma lui e i compagni restarono imprigionati su ordine di Israele, USA e Gran Bretagna fino a quando, il 14 marzo 2006, la prigione fu attaccata e i detenuti furono sequestrati dalle forze militari sioniste.

Il rapimento e la detenzione di Ahmad Sa’adat e dei suoi compagni sono solo alcune delle conseguenze della cooperazione per la sicurezza tra l’Occupazione e l’Autorità Palestinese in Cisgiordania. L’intelligence dell’ANP e i servizi di “sicurezza preventiva” interrogano ed incarcerano centinaia di Palestinesi nell’interesse della “sicurezza” dello Stato di occupazione, mirando alla Resistenza e contro i diritti e gli interessi del popolo palestinese. Tutto ciò può continuare grazie anche al diretto coinvolgimento di Stati Uniti, Canada e Unione Europea che forniscono formazione e milioni di dollari.

Laddove non siano sufficienti la reclusione in sé, la tortura e l’isolamento, con il “gioco” della detenzione amministrativa (senza né accusa né condanna) e della “porta girevole” tra le forze di occupazione sioniste e l’ANP (i detenuti rilasciati dagli uni vengono arrestati nuovamente dagli altri) si tenta di escludere il prigioniero dal suo ruolo all’interno della società civile.

Storicamente i prigionieri rappresentano il seme di ogni lotta di liberazione, la loro libertà rappresenta uno dei punti cardine intorno a cui si uniscono le forze della Resistenza. Il dovere di tutte e tutti deve essere quindi quello di sostenerli, senza esitazioni. 13 anni dopo il rapimento di Ahmad Sa’adat diciamo:

LIBERTÀ PER AHMAD SA’ADAT E PER TUTTI I PRIGIONIERI POLITICI!
FINE DELLA COLLABORAZIONE SULLA SICUREZZA TRA L’ANP E L’OCCUPAZIONE SIONISTA!
Organizziamo quante più iniziative possibili per condannare le condizioni dei prigionieri palestinesi, per chiederne l’immediato rilascio, per dire basta alla collaborazione tra ANP e Occupazione e per promuovere il boicottaggio dei modelli repressivi sionisti esportati in tutto il mondo (vedi Expo 2015 a Milano, www.frontepalestina.it/?q=campagna-no-expo-no-israele).

Fronte Palestina
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