30 aprile 1945: la bandiera rossa sventola sul Reichstag

Reichstag
L'immagine iconica e bellissima che mostra un soldato georgiano, Meliton Kantaria.

La foto della bandiera rossa che sventola sul Reichstagdiventata icona della sconfitta del Nazismo, congiuntamente a tantissime foto, video, testimonianze delle resistenze armate dei partigiani in Europa, rappresentano memorie da custodire fedelmente con cura negli archivi storici delle lotte emancipative dei popoli e da rispolverare e da contestualizzare nella fase storica attuale e per il futuro, affinché non si ripetano e si ripropongano più  condizioni politiche, culturali e sociali che determinarono il l fascismo ed il nazismo .

Se a distanza di più di 75 anni dobbiamo ancora assistere a:

  • I nomi dei 43 militari della Repubblica Sociale Italiana fra i necrologi dell'Eco di Bergamo che inizia con la scritta: “Risorgeranno” a cui segue la lista dei nomi dei 43 militari della R.S.I. Legione d’assalto “M” Tagliamento – una delle ultime unità della Repubblica di Salò che si arrese ai partigiani. L’Eco di Bergamo: il giornale locale, di proprietà della Curia vescovile. Sempre nel Bergamasco, su un altro quotidiano locale, sempre dedicato ai caduti della Rsi e’ apparso un altro articolo alla memoria di Benito Mussolini con il testo: “I morti per i vivi, i vivi per i morti”. Firmato: Enrico Grossi, da Corsico;
  • Vilipendio in Liguria a due simboli della Lotta di Liberazione. Le lapidi dedicate ai Martiri del Turchino, a Mele, nell'entroterra di Genova, e quella dedicata ai Combattenti partigiani di Ceranesi sono state imbrattate nella notte con tre svastiche. In particolare a Mele si trovano due lapidi dentro la galleria del Turchino, sulla strada provinciale 456, all'inizio e alla fine del tunnel per ricordare i partigiani uccisi nel 1944. 
  • Vilipendio anche a Marsala. Con vernice spray nera è stata imbrattata la targa che il Comune di Marsala, su richiesta dell'Anpi, ha fatto installare alcuni anni fa nel parco giochi attrezzato sul lungomare Boeo in ricordo di tre partigiane marsalesi (Francesca Alongi, Bice Cerè e Grazia Meningi), due delle quali rimaste uccise durante la Resistenza. Accanto, su uno dei blocchi in cemento che delimita l'area, è stata disegnata una svastica;
  • Sfregi nel Bolognese-Scritte e simboli inneggianti al fascismo sono stati tracciati, nella notte, sul Monumento ai Caduti situato nel parco della Resistenza e su alcuni edifici comunali a Ozzano dell'Emilia, (Bologna). Ne ha dato notizia il sindaco, Luca Lelli, spiegando che, grazie a volontari della Pubblica assistenza e agli Alpini, che hanno coperto con bandiere tricolore le scritte prima di cancellarle, è stata comunque celebrata la cerimonia per la Festa della Liberazione;
  • Svastiche a Cavriago. Una serie di svastiche erano comparse, nella notte di venerdì, sui muri e sul selciato nei pressi del Municipio di Cavriago, nel Reggiano.
  • A Salerno tre compagni del Centro Sociale Jan Assen(Asilo Politico) sono stati multati per aver commemorato il 25 Aprile e sottoposti a domicilio obbligatorio dai carabinieri intervenuti, in ritardo, su richiesta di qualcuna/uno che odia la ricorrenza del 25 Aprile e le canzoni dei partigiani.

Nei giorni che hanno preceduto il 25 Aprile 2020 in Italia di esempi di vilipendi a sedi, monumenti i e lapidi intitolati alla resistenza ed ai partigiani trucidati, se ne sono verificati tantissimi.

Dove non ci sono arrivati i fascisti però, per compensazione, ci hanno pensato le forze del Disordine nel pestare, multare quelle antifasciste dal Nord al Sud che, pur osservando le norme dei vari Decreti Coronavirus, sono stati fatte oggetto di azioni repressive.

Gli esempi ed avvenimenti sopra ci ricordano che non bisogna mai abbassare la guardia e non dare mai per scontato che quelle libertà consegnateci dalla storia, a carissimo prezzo, non sono scontate e che non sappiamo cosa ci si prospetta.

Siamo alla vigilia del Primo Maggio

Come per la commemorazione del 25 Aprile, ricordare il sacrificio degli gli otto anarchici “Martiri di Chicago” e Sacco e Vanzetti vuol dire contestualizzare a distanza di più di un secolo come quelle conquiste contro la schiavitù, lo sfruttamento disumano oggi si ripropongono con le neo schiavitù, povertà, miserie, precarietà, ingiustizie, diseguaglianze sociali così come le aspirazioni di libertà di quei popoli (Palestinesi e Kurdi) che mai come ora sono messe durissima prova dalle guerre neo coloniali/imperialiste/sioniste.