Dal Vajont al Ponte Morandi di Genova alle condanne per 16 compagne/i del Movimento contro la TAV

Vajont

 

Il ruolo ed il valore strategico delle Grandi Opere in Italia tra morti miserie e disastri ambientali.

La sera del 9 Ottobre del 1963 avvenne uno dei disastri ambientali più drammatici della storia Repubblicana provocando la morte di 1917 persone .

Il Vajont era un torrente, al confine tra il Friuli ed il Veneto, dal quale si doveva ricavare un bacino idroelettrico attraverso la costruzione di una diga.

L’idea di sfruttare il bacino Idroelettrico attraverso la costruzione di una diga venne progettata e realizzata dalla Società Idroelettrica Veneta, poi assorbita dalla SADE (Società Adriatica Di Elettricità) che produceva e distribuiva energia elettrica nel Nord Est italiano, prima della nazionalizzazione e della nascita dell’Ente Nazionale dell’Energia Elettrica nella quale detta Società fu inglobata.

La diga ed il bacino idroelettrico furono considerate opere di grande valore strategico per cui la costruzione necessitava il trasferimento di residenti della zona in altre località con la consequenziale militarizzazione dell’area.

Quella del Vajont era una strage annunciata, ma per gli ingenti profitti derivanti dalla gestione dell’energia furono occultate ed inascoltate dalla SADE, gli studi, le analisi e le verifiche sul campo che attestavano la pericolosità di tale Grande Opera.

Nel corso degli anni l'Ente gestore e i suoi dirigenti, pur essendo a conoscenza della pericolosità, coprirono con dolosità i dati a loro disposizione, con beneplacito dei vari Enti locali dei piccoli comuni interessati e del Ministero dei Lavori Pubblici.

Le vittime della strage del Vajont furono 1917, ma vennero recuperati solo 1500 cadaveri di cui 487 erano bambini. 

Da quel 9 Ottobre 1963 nel Vajont al Ponte Morandi Agosto 2018, alle recentissime alluvioni avvenute in Sardegna ed in Calabria, quanti disastri ambientali e/o stragi preannunciate sono avvenute in Italia e quante le vittime? 

 

  • Quante le responsabilità politiche, quante le incidenze delle cementificazioni selvagge alle pendici dei monti, lungo gli argini dei fiumi e sulle coste?
  • Quante  le perforazioni di monti e di intere vallate che hanno reso fragile il nostri sistema eco-ambientale dal Vajont al Ponte Morandi?
  • Quanti gli inquinamenti di falde acquifere, di fiumi, corsi d’acqua derivanti da discariche abusive ed interramenti di rifiuti pericolosi, specie nel nostro Sud che hanno contaminato sia prodotti agricoli che alimentari che per decenni abbiamo ingerito, ed acque che abbiamo bevuto?

Poi ci si meraviglia se nel Sud si muore di più, ci si ammala ed il numero dei morti di tumore dalla Campania alla Calabria aumenta spaventosamente e Salerno è posizionata nei primissimi posti di questa drammatica e tragica classifica.

 

La strage del Vajont è la palese testimonianza storica dell’esistenza, dietro la politica delle Grandi Opere, di una regia e di un criminale intreccio  politico/affarista, consolidatosi sino ai nostri giorni, con complicità, in molti casi di apparati compiacenti dello Stato quali la Magistratura, Forze dell'Ordine e della Pubblica Informazione che alla tutela della salute e l’incolumità pubblica prediligono e sostengo i profitti dei privati.

 

Dietro le Grandi Opere, si aggiunge l’ingerenza e la presenza di un ulteriore criminale intreccio, quello politico mafioso, che completa il quadro a tinte nere di quel che viene definito Progresso in nome del quale è permesso sacrificare esseri umani, destabilizzare e rendere più fragile una natura già resa tale dal buco dell’ozono, da cui dipendono i cambiamenti climatici che determinano anche nella zone europee, compresa l’Italia verificarsi di disastrosi fenomeni naturali quali i tornado, bombe d’acqua ecc...

 

Fortunatamente ai servi sciocchi fedeli e fautori di tale “Progresso” quali D’Alema, Berlusconi (sostenitori della Costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina) ai vari presidenti di Regioni Piemonte e Liguria  Chiamparino e Toti, per non parlare dello showman Renzi, c’è chi si oppone e resiste come il Popolo della Val Susa.

 

Come da cliché, ormai consolidati, grazie agli intrecci politici affaristi e mafiosi, grandi sostenitori delle cementificazioni e pezzi di apparati dello stato (magistrati e forze dell’ordine) corrotti e coinvolti in varie inchieste e scandali vengono impiegati per creare impalcature giudiziarie (Teoremi) al fine di reprimere movimenti e/o persone che si oppongono ai profitti del Capitalismo derivanti anche dalle Politiche delle Grandi Opere.

 

Dal Teorema 7 Aprile di Calogero, quello della  Rete Sud Ribelle di Fiordalisi a Rinaudo, viene ripetuta la prassi di sempre tesa nell’individuazione di magistrati  che, seppur chiacchierati, ma proprio per questo fedeli servitori quindi utili nella  messa in moto della macchina repressiva dello Stato.

 

In virtù di quanto sopra, chi si oppone al “Progresso“ viene considerato nemico dello stato, terrorista ed eretico questo è quello che capita alle compagne/i del Movimento NO TAV.

 

31 anni e 10 mesi di carcere per 16 manifestanti dai 26 ai 73 anni.

 

Queste le pene inflitte per il corteo NO TAV del 28 Giugno 2015 quando migliaia del popolo NO TAV raggiunse le reti del cantiere.

 

Chi sono i protagonisti della Crociata contro il popolo della Val Susa NO TAV oltre la rete composta da carabinieri, finanzieri, magistrati e giornalisti che come costituiscono una vera e propria cricca di affari?

 

  • Pubblico Ministero - Antonio Rinaudo, prossimo alla pensione su cui pesa un’inchiesta per corruzione;  
  • Avvocato Pierfranco Bertolino - classico avvocato con grande giro di amicizie, capace di orientare processi;
  • Aappuntato dei Carabinieri Renato Dematteis collaboratore del PM con l'elmetto Padalino, in forza al Palagiustizia che consigliava alcuni imputati indirizzandoli verso l'ufficio dell'avvocato Bertolino;
  • Fabio Pettinicchio, brigadiere della Guardia di Finanza sospeso dal servizio perché riconosciuto colpevole di diversi reati legati a un giro di sfruttamento della prostituzione a Romagnano Sesia o Arona;
  • Filippo Cardillo, ex comandante della stazione dei carabinieri di San Salvario, condannato per abuso di ufficio e difeso anch'esso da Bertolino.
     
  • Massimo Numa, il giornalista di La Stampa, la penna più infame di Torino, a quanto pare è un buon amico dell'avvocato Bertolino.
  • Domenico Macrì, figlio dello 'ndranghetista Renato condannato per l'inchiesta Minotauro (ricordate la ndrangheta in Val Susa che aveva interessi sulla TAV).

<<Per quanto alcuni dei protagonisti della vicenda, come Numa e Padalino, non siano al momento iscritti nel registro degli indagati non si può far finta di non vedere ciò che è evidente: una consorteria di servitori dello stato a vario titolo che si scambiano favori, fanno affari insieme per il reciproco guadagno.

Che questa cricca sia nata attorno alla vicenda del Tav o che si sia fondata altrove poco cambia. Il sistema delle grandi opere ha contribuito a procurare affari, fama e ascesa sociale a questi personaggi a scapito di chi ha difeso la Val di Susa a costo di denunce e carcere. E chissà quanti nodi ancora sono da sciogliere>>.

(da InfoAut.org)

 

 

 

 

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