Essere contadini a gaza

“Chi semina buon grano, ha poi buon pane”, recita il proverbio. Ma per avere un buon pane, cioè un buon raccolto, è necessario prima di tutto poter accedere alla propria terra, è necessario che le forze di occupazione non lo impediscano sparandoti contro. È necessario poter irrigare, è necessario che l’esercito israeliano non bombardi il pozzo che usi per raccogliere l’acqua. È necessario, inoltre, che non arrivino bulldozer, scortati da carri armati, a distruggere quanto è stato seminato.

Appello dagli studenti di Gaza: fare dell'apartheid week 2011 la più grande finora

Siamo studenti palestinesi, artisti, intellettuali, insegnanti, attivisti ed individui di diverse prospettive ed affiliazioni politiche. Vi scriviamo dall’assedio medioevale e brutale a cui è sottoposta Gaza, per chiedervi di partecipare ed organizzare la settima settimana dell’apartheid israeliana (IAW – Israeli Apartheid Week)[1], che inizia in tutti il mondo il 7 marzo 2011.

Un comunicato delle forze di occupazione

Dalla fine di dicembre i casi di civili assassinati dalle forze di occupazione israeliane si sono intensificati. Prima di questo periodo erano frequenti i casi di persone colpite da proiettili alle gambe, con le ossa maciullate, ma ancora vive. Esiste un comunicato, rilasciato dall’entità sionista, in cui si dichiara che qualunque civile presente nella buffer zone viene considerato come copertura per i combattenti palestinesi.

Famiglia Al-Najar

La moglie di Tareq ha la carnagione chiara e lentiggini, sotto il velo rosa si intravedono dei capelli nerissimi; gli occhi, profondi e scuri, si stagliano in dei lineamenti aggraziati, che ricordano di più l’estremo oriente che il vicino oriente. È molto magra e porta un vestito verde di cotone, mi domando come faccia a non tremare di freddo con una temperatura di circa 10 gradi.

Di spari, di morti, di bombe. Di terra, di libertà, di straordinaria forza

Striscia di Gaza – Di mestiere ha fatto il contadino per 35 anni, si chiamava Shaban Mohammed Shaker Karmoot, classe 1964. Un tempo sulla sua terra a Beit Hannoun crescevano olivi, palme e limoni, poi una notte sono arrivati i carri armati israeliani e li hanno sradicati. Hanno aperto un varco su un muro della sua casa, hanno demolito la casa dei vicini davanti ai suoi occhi.